Monitoraggio del lupo con la telemetria nel Parco della Maremma, grazie ai ricercatori dell'Università di Siena

I ricercatori dell'Università di Siena sono riusciti ad apporre un radiocollare satellitare a uno dei lupi che vivono nell'area tutelata

Di Redazione | 12 Febbraio 2026 alle 7:30

Monitoraggio del lupo con la telemetria nel Parco della Maremma, grazie ai ricercatori dell'Università di Siena

Monitoraggio del lupo attraverso la telemetria: individuato e mappato il maschio dominante del branco che vive nell’area centro-nord del Parco della Maremma. I ricercatori dell’Università di Siena sono riusciti ad apporre un radiocollare satellitare a uno dei lupi che vivono nell’area tutelata.

“Un modo per conoscere spostamenti, abitudini e poter così progettare azioni per ridurre gli eventuali conflitti con le attività antropiche”, spiega dice Simone Rusci, presidente del Parco. L’esemplare, un lupo adulto, maschio riproduttore del branco nord, si precisa, “è stato catturato prima dell’alba e, nel pieno rispetto del benessere animale, dei protocolli normativi e scientifici e con il supporto di personale medico veterinario specializzato, è stato dotato di un radiocollare satellitare. “L’inserimento di questo esemplare nel progetto di studio attraverso la telemetria è un evento eccezionale – aggiunge Rusci – che permetterà ai ricercatori del team coordinato dal professor Francesco Ferretti di monitorare abitudini e spostamenti del branco e raccogliere, se tutto procede secondo le aspettative, una mole di dati utili anche per comprendere le interazioni con le altre specie”. Lo stesso esemplare, si spiega, è monitorato da tempo dagli studiosi, grazie alle numerose fototrappole presenti sul territorio, tanto che è nota la sua zoppia, dovuta presumibilmente a una vecchia frattura. “Una condizione – prosegue Rusci – che non limita i suoi spostamenti e la capacità di condurre il branco da oltre un paio di anni”.

Le attività sono svolte nell’ambito della collaborazione scientifica di lungo corso tra Parco della Maremma e Università di Siena, che cofinanziano lo studio.

Questa operazione è stata resa possibile anche grazie al supporto del progetto Pnrr National biodiversity future center, attraverso il suo Spoke 3.

(Foto di repertorio)



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