Una strada di campagna che, nei fine settimana, sembra un corridoio turistico: pellegrini con lo zaino, ciclisti, runner, auto e moto in cerca di panorami. Poi, a pochi metri dai cassonetti di servizio per alcuni poderi, la sorpresa che non dovrebbe mai esserci: materiale contenente amianto abbandonato e in parte nascosto tra i rifiuti. La segnalazione riguarda la strada provinciale 34/B di Murlo, nel tratto che porta a Radi, in piena Via Francigena, nel territorio comunale di Monteroni d’Arbia.
Secondo quanto riferito da residenti e frequentatori della zona, si tratterebbe di vecchi rivestimenti di coperture in eternit lasciati ai margini della carreggiata. Le indicazioni arrivate in redazione parlano di una presenza che si protrarrebbe da circa tre settimane. I cittadini chiedono la messa in sicurezza dell’area e interventi di controllo, come fototrappole o telecamere, anche perché il tratto è già stato in passato teatro di abbandoni di materiali, compresi residui edilizi.
Sul piano sanitario la raccomandazione è una sola: non toccare e non spostare alcun frammento. La normativa vieta la manipolazione dell’amianto al di fuori di procedure autorizzate: la rimozione e lo smaltimento richiedono l’intervento di ditte specializzate, con protocolli che puntano a evitare la dispersione di fibre e prevedono passaggi tecnici e comunicazioni agli enti competenti.
Nel frattempo, chi percorre la provinciale segnala anche un quadro più ampio: carreggiata sterrata molto frequentata, buche in aumento e rifiuti che ricompaiono periodicamente. Un contesto che rende più difficile intercettare chi scarica, soprattutto nelle ore serali o nei tratti meno visibili. Eppure, servizi di ritiro e conferimento per ingombranti sono disponibili sul territorio, anche su prenotazione, proprio per evitare abbandoni in strada.
L’abbandono di rifiuti pericolosi può integrare ipotesi di illecito amministrativo e, nei casi previsti, anche penale. Il riferimento è al D.Lgs. 152/2006, che disciplina gestione e smaltimento dei rifiuti, con sanzioni che possono includere ammende, reclusione e, in determinate condizioni, la confisca dei mezzi impiegati. Spetterà agli accertamenti stabilire la provenienza del materiale e le eventuali responsabilità.
Resta ora da chiarire chi abbia scaricato le lastre e quando, oltre ai tempi dell’intervento di bonifica. Nell’attesa, l’invito a chi transita è a segnalare l’area alle autorità competenti senza avvicinarsi. La priorità è la rimozione in sicurezza e il ripristino di un tratto della Francigena che, per vocazione, dovrebbe offrire paesaggio e cammino, non rischi evitabili.