Una giornata intensa, segnata da partecipazione e commozione, ha accompagnato a Monteroni d’Arbia la nascita de “La Fenice di Miriam”, progetto di comunità promosso dal Comune in collaborazione con la Solidarietà Quadrifoglio e nato con l’obiettivo di trasformare il ricordo di Miriam in azioni concrete per il territorio.
Alla Piazzetta del Mulino cittadini, istituzioni e associazioni si sono ritrovati per dare avvio a un percorso che mette al centro i giovani e il valore delle relazioni, con la volontà di costruire nel tempo una rete capace di unire comunità e generazioni. Un progetto che affonda le radici in un momento difficile, ma che guarda avanti: non lasciare indietro nessuno e offrire nuove opportunità ai ragazzi del territorio.
Il cuore del progetto: la biblioteca come luogo vivo
Fulcro dell’iniziativa la Biblioteca comunale Margherita Moriondo, dove Miriam lavorava, che diventerà spazio di incontro, formazione e condivisione. Qui prenderanno forma i primi laboratori, pensati come occasioni per esprimersi, confrontarsi e crescere insieme. Un’idea chiara, sintetizzata anche nello slogan scelto: “Meno connessioni, più legami”, un invito a riscoprire la forza delle relazioni autentiche in un tempo segnato dall’isolamento.
Le parole del sindaco
“Oggi non siamo qui solo per inaugurare un progetto – ha dichiarato il sindaco Gabriele Berni – ma per rispondere a una domanda: come trasformare un dolore muto in una voce che parla al futuro? Monteroni dimostra di essere una comunità che non ha girato lo sguardo”. Un passaggio che segna il senso più profondo dell’iniziativa, nata per trasformare la memoria in qualcosa di vivo: “Non volevamo un monumento statico – ha aggiunto – ma un luogo pulsante, dove i ragazzi possano imparare, sbagliare e crescere”.
Il ricordo che diventa futuro
Il progetto punta a coinvolgere associazioni, scuole e realtà del territorio, a partire dai primi laboratori affidati alla Filarmonica G. Puccini, agli studenti del liceo artistico Duccio di Buoninsegna e ad Anne e John Goodwin. “La Fenice di Miriam è appena nata – ha concluso Berni – ora spetta a tutti noi farla volare. Una società che funziona è una società che non lascia nessuno da solo”. Ma il momento più toccante resta nelle parole della madre di Miriam, che hanno attraversato la giornata dando voce al senso più profondo del progetto: “Per me è un modo per non lasciarla andare nel passato. Pensare di salutare un figlio per sempre è la cosa più dura in assoluto”. E ancora: “Vedere che rimane qualcosa nel suo nome, che porti avanti la sua energia, questo è tutto”. Parole che racchiudono il significato di “La Fenice di Miriam”: trasformare il dolore in presenza, il ricordo in azione, la perdita in energia condivisa.
