Davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi, l’ex presidente della Mens Sana Basket Ferdinando Minucci ha ripercorso il suo rapporto con l’ex responsabile della comunicazione di Mps, soffermandosi sulle sue convinzioni personali, sulle confidenze ricevute negli anni e sui cambiamenti avvenuti all’interno della banca. Minucci, anche in questa occasione, ha ribadito di non essersi mai riconosciuto nella versione del suicidio e di aver sostenuto fin dall’inizio la battaglia della famiglia di Rossi. “Io conoscendo David come uomo, come professionista all’interno della banca, era un uomo grintoso, un uomo che ha fatto le sue battaglie, ha fatto anche delle scelte coraggiose – ha dichiarato -. Per arrivare dove è arrivato, la capacità di lottare non gli mancava”.
Secondo Minucci, però, negli ultimi periodi, Rossi sembrava sempre più isolato. “Si è trovato per essere un punto di riferimento stimato e molto importante a livello mediatico in questa città e non solo, improvvisamente isolato a fare una battaglia per se stesso – ha detto paragonando anche la sua di vicenda – . Ma tra questo e dire che una persona avrebbe una decisione così drastica nella propria vita, io avevo delle perplessità”. Minucci ha sottolineato che allora si trattava solo di sensazioni, ma che oggi, dopo il lavoro della Commissione, quelle sensazioni gli appaiono meno isolate. “Erano solo sensazioni, ma oggi le confermo”.
Per lui, Rossi non era del tutto sereno nella sua ultima esperienza come capo della comunicazione di Mps e, anche per questo, stava valutando nuove opportunità professionali. “Prima faceva parte di un gruppo, lavorava insieme ad altri – ha spiegato -. Invece nel nuovo ruolo era solo lui e comunque aveva tante pressioni”. Pressioni che, secondo Minucci, non erano solo lavorative, ma anche legate alla forte esposizione mediatica.
Rossi gli parlava spesso dei rapporti con i giornalisti e delle difficoltà nel far comprendere alla stampa decisioni complesse. “Diceva che entrava in contatto con grosse agenzie, grossi istituti di credito – ha ricordato -. Evidentemente qualcuno avrà apprezzato il suo lavoro e gli avrà offerto la possibilità di lavorare fuori da Siena”. L’audizione, però aveva un obiettivo preciso, andare a scoperchiare il filone delle sponsorizzazioni con le squadre sportive e capire che ruolo aveva Rossi in queste dinamiche. Minucci ha però escluso che Rossi avesse un ruolo diretto nelle sponsorizzazioni della Mens Sana. “Sulla trattativa delle sponsorizzazioni, per quello che riguarda la Mens Sana Basket – ha dichiarato – non è mai entrato. Il mio trade d’union era Valentino Fanti con tutte le presidenze che si sono alternate”.
Riferendosi ai vertici della banca, Minucci ha raccontato che inizialmente il rapporto con l’allora amministratore delegato Fabrizio Viola era positivo. “Si impegnò a mantenere inalterato il valore della sponsorizzazione – ha spiegato -. Viola mi ha invitato a casa sua a cena più di una volta, mi ha presentato la sua famiglia e mi ha detto che avrebbe fatto il possibile per mantenere e addirittura aumentare la sponsorizzazione”. Poi un episodio: “Viola mi prende fisicamente a braccetto e mi porta nelle stanze di David Rossi”. Successivamente, secondo Minucci, qualcosa sarebbe cambiato. “Prima era in un modo – ha affermato –, poi è diventato in un altro”. Un cambiamento che, a suo avviso, potrebbe aver inciso anche sull’isolamento di Rossi. Pur ribadendo che si tratta di valutazioni personali, Minucci ha lasciato intendere che il mutamento degli assetti e delle relazioni all’interno della banca avrebbe avuto un peso nella vicenda.