Morte David Rossi, la perizia: "Lesioni compatibili con aggressione". Manghi: "Urto e sfregamento contro il filo metallico"

Secondo la perizia di Gregori e Manghi presentata di fronte alla Commissione Parlamentare d'inchiesta sulla morte dell'ex capo comunicazione Mps, il volto avrebbe urtato fili e barra della finestra in una dinamica non compatibile con una postura naturale

Di Simona Sassetti | 24 Febbraio 2026 alle 15:50

Potrebbe essere stato aggredito e spinto con il volto contro i fili antipiccione della finestra. È questa la conclusione più forte emersa dalla nuova perizia illustrata alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi. Secondo i consulenti incaricati, le lesioni al volto, non compatibili con la caduta, risultano però compatibili con un contatto violento indotto tra viso, fili metallici antipiccione e barra della finestra, in una posizione definita “non naturale” e coerente con una dinamica di colluttazione.

Il medico legale Robbi Manghi ha parlato di “lesioni compatibili con aggressione” e di segni prodotti da “urto e sfregamento”, mentre il tenente colonnello del Ris Adolfo Gregori ha indicato come elemento chiave la postura: “testa in posizione orizzontale”, con ferite che trovano corrispondenza tecnica con quella configurazione.  “Il dato oggettivo è che c’è corrispondenza tra le lesioni e questo tipo di posizione della testa”, ha spiegato Gregori, mentre Manghi ha ribadito che “il tutto è l’effetto di un’azione dinamica, di una persona aggredita”.

La perizia

Nelle conclusioni lette in aula dal presidente Gianluca Vinci si afferma che “sussiste una piena compatibilità tecnica e morfologica tra la configurazione della struttura in esame e le lesioni documentate sul volto di David Rossi”. Secondo il documento, “la natura e la distribuzione dei segni cutanei riflettono fedelmente l’interazione tra l’anatomia del volto e l’elemento metallico del filo durante un evento d’urto e sfregamento”. La perizia conclude inoltre che le lesioni zigomatiche “presentano caratteristiche di ecchimosi da impatto e sfregamento” e che la loro posizione è “coerente con la barra metallica o con la traversa della finestra”. Le prove con i manichini “confermano che nella dinamica di contatto naso-filo, lo zigomo si trova in collisione diretta”.

La questione centrale: la testa in posizione orizzontale

Il passaggio più rilevante della relazione riguarda la postura della testa. Gregori ha spiegato alla Commissione che “qui vediamo la testa in posizione orizzontale” e che si tratta di una configurazione “non naturale” per chi si trovi davanti alla finestra in posizione eretta.

Per arrivare a quella postura servirebbe, secondo il consulente, “una pressione del busto in avanti e una rotazione sul fianco sinistro”, con il volto che intercetta uno dei fili metallici. “Questa azione non è un’azione che una persona può fare naturalmente in autonomia”, ha osservato, precisando che può invece verificarsi “attraverso un’azione di colluttazione”. Il punto su cui Gregori insiste è tecnico. “C’è corrispondenza tra le lesioni e questo tipo di posizione della testa, del volto”.

Fili, barra e contatto: la spiegazione di Manghi

Manghi ha descritto le ferite come il risultato di un contatto concentrato. Indicando le immagini in aula ha spiegato: “Qui abbiamo l’appoggio sul filo metallico, è un’azione concentrata”, con differenze di profondità che indicano “un margine di forza maggiore” in alcune zone, come il labbro inferiore. Manghi ha chiarito che “basta anche un semplice appoggio” su un filo metallico per creare una ferita, ma “se lo appoggio con forza ho un taglio maggiore”.

“Le lesioni non sono statiche”: il tema della colluttazione

Alle domande dei commissari sulla natura delle ferite, Manghi ha risposto che non si tratta di segni prodotti in un unico momento. “Le lesioni non sono statiche nel senso di un colpo solo”. In una situazione di contrasto fisico, ha spiegato, “c’è una persona che resiste” e le lesioni possono formarsi “in momenti distinti”. Per questo, ha detto, il quadro è coerente con “un’azione dinamica di una persona aggredita”.

Il medico legale ha anche ricordato che colpi in determinate aree, come le tempie, possono “ridurre l’efficienza” del soggetto. Un’ipotesi che sarà oggetto di ulteriori valutazioni.

Escluso il perno centrale come causa delle lesioni

Nel corso dell’audizione è stato affrontato anche il tema del perno centrale della finestra, riportato alla luce anche di recente dal generale Zavattaro, proprio nella trasmissione David Rossi, alla ricerca della verità. Manghi ha dichiarato che “il perno non è un oggetto tagliente” e che risulterebbe difficile associarlo alle lesioni lineari osservate sul volto. Gregori ha confermato: “Lo abbiamo preso in considerazione ma lo abbiamo escluso come elemento lesivo perché non è compatibile con il quadro delle lesioni”.

Il passaggio sulla presa al braccio

Manghi ha inoltre richiamato la lesione al capitello radiale sinistro, spiegando che una presa sul polso con torsione del gomito può produrre una frattura specifica. “Se io prendo un soggetto e gli piego il gomito per bloccarlo e spingerlo in avanti, metto una trazione sul gomito”, ha detto, descrivendo un meccanismo tipico di aggressione.

I due quesiti ancora aperti

La chiusura dell’audizione ha lasciato aperti i punti su cui i consulenti dovranno continuare a lavorare. Gregori ha chiarito che la relazione illustrata rappresenta solo una parte del lavoro e che resta da chiarire due quesiti: verificare se vi sia stato un possibile stordimento e ricostruire come Rossi sia giunto alla posizione della caduta dopo l’aggressione. “Sono cose che dovremmo ancora valutare”, ha detto Gregori, mentre Manghi ha confermato che ulteriori analisi riguarderanno altre aree del corpo e la dinamica complessiva dell’azione

Simona Sassetti

Nasce a Siena nel 1991, lavora a Siena Tv dal 2016. Ha scritto prima sul Corriere di Siena, poi su La Nazione. Va pazza per i cantanti indie, gli Alt-J, poi Guccini, Battiato, gli hamburger vegani, le verdure in pinzimonio. È allergica ai maschilismi casuali. Le diverte la politica e parlarne. Ama il volley. Nel 2004 ha vinto uno di quei premi giornalistici sezione giovani e nel 2011 ha deciso di diventarlo



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