“Siamo abbastanza certi che provare a capire chi è che negli ultimi tre mesi sta mettendo così tanto impegno a spaventare chi non è immediatamente esposto, ma svolge materialmente le indagini, potrebbe ricondurci anche a una pista concreta su chi si trovava in quella stanza quella sera”. Così il presidente della Commissione Parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi, Gianluca Vinci, ha annunciato nuovi accertamenti investigativi sulle minacce a Catia Silva, caposegreteria della Commissione.
“Ad ottobre la mia più stretta collaboratrice ha ricevuto delle minacce telefoniche – racconta Vinci – . All’epoca si parlava ancora di suicidio e le minacce dicevan: ‘Vi dovete fermare, è un suicidio, smettetela”. Successivamente, dopo la pubblicazione della relazione dei RIS e del dottor Manghi, la situazione si sarebbe aggravata. “Un paio di giorni dopo, Silva si è trovato un uomo sotto casa. Questo emerge dai video di sorveglianza. Ha girato tutta la casa, ha verificato gli accessi, i cancelli, ha camminato con una torcia in mezzo alla nebbia e poi ha suonato il campanello dicendo: ‘Morirai’. Vinci ha parlato di una “escalation” di minacce che si sarebbe verificata proprio dopo alcuni passaggi chiave dell’inchiesta, “ovvero dopo la pubblicazione della seconda perizia dei RIS”.
Secondo il presidente della Commissione, non si tratterebbe di episodi casuali. “Noi riteniamo che questo non sia un mitomane. Catia Silva non è mai emersa da nessun verbale, da nessuna parte. È chiaro però che ha svolto tantissime attività, sia a Siena sia a Viadana, che è uno dei filoni possibili in cui potrebbe sfociare questa inchiesta”.
Per questo motivo, ha spiegato Vinci, l’Ufficio di presidenza della Commissione ha deciso di valutare una serie di iniziative investigative: “Abbiamo deciso di valutare l’acquisizione delle celle telefoniche, delle telecamere sulle statali, perché Catia Silva abita a Brescello, un luogo abbastanza isolato e non così popoloso, dove ci sono anche delle telecamere di sicurezza. Stiamo valutando anche l’acquisizione delle targhe in uscita dai caselli autostradali limitrofi”.
L’obiettivo, secondo Vinci, è comprendere chi stia tentando di intimidire la Commissione e perché. Alla domanda se esista un collegamento tra chi minaccia e i fatti oggetto dell’inchiesta, Vinci ha ribadito: “O si tratta di uno degli attori di quello che noi definiamo un omicidio, o di qualcuno che era in quella stanza, o di qualcuno che è fortemente interessato a non far procedere i lavori della Commissione”. E ha aggiunto: “Noi non pensiamo che ci sia qualcuno che voglia interrompere una Commissione che indaga su un suicidio. Volevano che si chiudesse con un suicidio. Ora che si parla di omicidio, sono arrivate le minacce dirette, con ‘morirai’, e l’ispezione dell’abitazione per trovare le vie di accesso”. Infine, Vinci ha escluso l’ipotesi di una mitomania: “Un mitomane avrebbe colpito qualcuno di più esposto mediaticamente. Non certo una persona che ha lavorato nel silenzio fino ad oggi, ma che ha svolto una parte importante delle indagini”.