Morte David Rossi, Vinci: “Perizie tra prima e seconda commissione non sono in contrasto”

Ascoltati i consulenti tecnici della precedente commissione e di quella attuale

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Non ci sarebbero contraddizioni tra le perizie della prima e della seconda commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi. È quanto sostiene il presidente della commissione bis, Gianluca Vinci, al termine dell’audizione che ha messo a confronto i consulenti tecnici dei due organismi, convocata su richiesta del Partito Democratico proprio per verificare le presunte divergenze tra i rispettivi lavori.

Secondo Vinci, il confronto avrebbe chiarito che la prima perizia era stata elaborata rispondendo a diciannove quesiti molto specifici e con numerosi vincoli, mentre quella dell’attuale commissione ha potuto lavorare su un mandato più ampio, approfondendo gli stessi temi.

All’audizione hanno preso parte i consulenti della prima commissione, il tenente colonnello Paolo Fratini, il tenente colonnello Claudio Ciampini e il professor Antonio Culla, insieme al consulente della commissione bis, il tenente colonnello Adolfo Gregori. Per il presidente della commissione, proprio l’ampliamento dei quesiti ha consentito di trasformare alcune ipotesi formulate in passato in elementi supportati da prove.

“E’ emerso che le due perizie, quella della prima commissione d’inchiesta e quella dell’attuale, in realtà non sono in contrasto; la precedente perizia è stata fatta su 19 quesiti molto specifici e che avevano messo molti vincoli e le risposte non vanno assolutamente in contrasto con quelle di quest’ultima commissione”. Lo sostiene Gianluca Vinci, presidente della commissione parlamentare d’inchiesta bis sulla morte di David Rossi, l’ex capo comunicazione di banca Mps deceduto il 6 marzo 2013.

“L’audizione era stata richiesta da tutto il gruppo del Pd che aveva sollevato delle diversità tra l’operato dei consulenti della prima commissione e quelli della nostra” ha detto Vinci specificando: “Gregori ha approfondito alcuni temi già sollevati dalla precedente commissione e, avendo dei quesiti molto più ampi, ha potuto svolgere delle indagini molto più approfondite che hanno portato a delle prove e non più a delle ipotesi”.

Cristian Lamorte

Giornalista dal 2006 ama il suo mestiere perché gli consente di alzarsi ogni mattina senza sapere cosa farà del resto del giorno. Ama le storie, quelle da leggere e quelle da raccontare. Detesta chi guarda invece che osservare, predilige un ricco silenzio ad un povero sproloquio. Nel tempo libero si dedica ai libri e al cammino, in un costante passo dopo passo lungo la linea sottile tra ragione e follia. La stessa linea che lo spinge a ricercare ogni giorno, dopo essersi svegliato, una nuova pagina da scrivere.



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