“Con riferimento alle dichiarazioni fatte dal legale che assiste alcuni familiari del defunto David Rossi nel corso di una trasmissione televisiva circa la presunta inattività della Procura di Siena a fronte degli accertamenti posti in essere dalla seconda commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi” il Procuratore Capo del Tribunale di Siena Andrea Boni precisa in una nota che “immediatamente dopo aver appreso dai media della sussistenza di elementi di valutazione diversi in relazione alla nota vicenda, che sarebbero stati acquisiti nell’ambito dei lavori della commissione, l’Ufficio ha tempestivamente posto in essere quanto di propria competenza” e che “il necessario riserbo in ordine all’attività compiuta, non permette di fornire ulteriori informazioni”.
La precisazione del procuratore capo Andrea Boni, secondo quanto si apprende, farebbe riferimento ad un’intervista rilasciata ad una trasmissione di un’emittente nazionale dall’avvocato Carmelo Miceli, legale difensore dei familiari dell’ex capo comunicazione di banca Mps morto il 6 marzo 2013 dopo essere precipitato dalla finestra del suo ufficio di Rocca Salimbeni. In quella stessa trasmissione andata in onda il 3 febbraio Miceli ha detto anche di “aver depositato un’istanza ex articolo 335 cpp (comunicazione iscrizioni nel registro notizie di reato, ndr) per sapere se a Siena c’è un’indagine sulla morte di Rossi (dopo le novità emerse dalla commissione parlamentare d’inchiesta, ndr)” e che “nessuno ad ora ci ha dato risposta”. Concetto ribadito e sottolineato anche ai nostri microfoni durante la trasmissione “David Rossi – Alla ricerca della verità”.
A tale proposito Boni sottolinea: “circa il mancato rilascio della certificazione ex 335 c.p.p. si precisa che la richiesta è pervenuta in data 7/1/2026 e che la mancata risposta rientra negli attuali tempi di definizione delle predette richieste, tempi che si sono allungati in conseguenze di alcune difficoltà tecniche correlate all’utilizzo dell’applicativo App”.