Morte di Franca Genovini, le due donne arrestate "tradite" dalle ricerche in rete

Le due donne si erano conosciute sul web tre mesi prima del presunto omicidio

Di Cristian Lamorte | 6 Febbraio 2026 alle 15:28

Quante iniezioni di veleno per topi servono per uccidere? La candeggina nel sangue si vede dall’autopsia? Se una persona è soffocata con il cuscino si vede?. Sarebbero solo alcune delle ricerche effettuate su internet dalle due donne, una 37enne della provincia di Siena e una 25enne della provincia di Vicenza, arrestate ieri per la morte di Franca Genovini, 85 anni, trovata deceduta il 7 agosto 2024 nella sua casa a Castellina in Chianti. Le ricerche sarebbero emerse dai telefoni cellulari delle due posti sotto sequestro, insieme ai computer, dopo l’avvio delle indagini; dagli stessi apparecchi sarebbe inoltre emerso che le donne si sarebbero conosciute in rete a maggio 2024, soltanto 3 mesi prima del presunto omicidio. La morte di Franca Genovini “deve essere calata nel contesto di una azione delittuosa, nel corso della quale risulta che l’anziana donna abbia assunto, o che le siano state somministrate, benzodiazepine per via orale”: è quanto ricostruisce una perizia collegiale del gip del Tribunale di Siena che è stata richiamata dal procuratore Andrea Boni in una conferenza stampa. Secondo la stessa perizia collegiale “pur muovendosi in un contesto diagnostico di sicura complessità, è lecito ipotizzare che la donna sia stata soffocata”. Sul corpo della vittima sono stati infatti rinvenuti un foro di agopuntura sul braccio, segni sul volto e su una mano.

All’esito delle indagini “sono emersi gravi indizi di colpevolezza nei confronti delle due donne” spiega Boni, chiarendo che le investigazioni, coordinate dalla procura di Siena e condotte dai carabinieri attraverso anche la visione dei filmati delle telecamere di videosorveglianza, “hanno consentito di collocare entrambe le indagate all’interno dell’abitazione della Genovini la mattina del 7 agosto 2024, per un arco temporale di alcune ore, seppur non tutte in contemporanea”. La 25enne sarebbe partita da Vicenza alle prime ore del mattino con l’autovettura del convivente al quale avrebbe detto, mentendo, di doversi recare ad un colloquio di lavoro. “All’esito del quadro complessivo degli elementi raccolti, i fatti appaiono essere maturati nell’ambito di problemi di natura economica delle due indagate”, spiega ancora Boni.

Cristian Lamorte

Giornalista dal 2006 ama il suo mestiere perché gli consente di alzarsi ogni mattina senza sapere cosa farà del resto del giorno. Ama le storie, quelle da leggere e quelle da raccontare. Detesta chi guarda invece che osservare, predilige un ricco silenzio ad un povero sproloquio. Nel tempo libero si dedica ai libri e al cammino, in un costante passo dopo passo lungo la linea sottile tra ragione e follia. La stessa linea che lo spinge a ricercare ogni giorno, dopo essersi svegliato, una nuova pagina da scrivere.



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