Morte Rossi, Fava in Commissione: "Per me il 6 marzo 2013 è un giorno come un altro". Spunta una mail di Rossi a Profumo

Fava: “Non avevo rapporti con David Rossi di nessun tipo”. Vinci legge una mail inviata da Rossi a Profumo il 3 novembre 2012: “Fava cerca visibilità, ma va neutralizzato”

Di Simona Sassetti | 1 Aprile 2026 alle 15:30

Giovanni Fava, imprenditore ed ex parlamentare della Lega, che secondo alcune testimonianze avrebbe dovuto incontrare David Rossi proprio il 6 marzo 2013, apre la sua audizione davanti alla Commissione  parlamentare d’inchiesta sulla morte dell’ex capo comunicazione di Mps, con una linea netta: prende le distanze da ogni ipotesi di coinvolgimento e rivendica di aver dovuto ricostruire solo a posteriori quella giornata, perché per lui non aveva nulla di eccezionale. A Palazzo San Macuto, sentito come testimone, Fava afferma infatti: “Per me il 6 di marzo del 2013 è un giorno come un altro nella mia vita”. Poco dopo ribadisce: “Io sono stato costretto, dopo questa vicenda giornalistica, a ricostruire la mia vita di quei giorni, perché per me era un giorno come un altro”.

Sul rapporto con David Rossi, la sua posizione è altrettanto chiara: “Io non avevo rapporti con David Rossi di nessun tipo”. E ancora: “Sapevo chi era, era vicepresidente della fondazione di Palazzo Te a Mantova, cioè era un soggetto che aveva un ruolo istituzionale, era difficile non conoscerlo”. Ma aggiunge: “Sapevo chi era ma non lo conoscevo, non lo frequentavo”.

È però proprio nel corso dell’audizione che emerge l’elemento nuovo della giornata: una mail del 3 novembre 2012, inviata da David Rossi ad Alessandro Profumo, l’allora presidente di Banca Mps, letta integralmente in Commissione dal presidente Gianluca Vinci. Un documento che mostra come, al contrario, Rossi sapesse perfettamente chi fosse Fava e lo collocasse in un quadro di forte ostilità verso il Monte dei Paschi.

La mail del 3 novembre 2012: “È pericoloso… va neutralizzato”

Il passaggio centrale dell’audizione arriva quando il presidente legge una mail spedita da David Rossi ad Alessandro Profumo il 3 novembre 2012 alle 18.49. La comunicazione è riferita proprio a Giovanni Fava.

Questo il testo della mail letto in Commissione:

“Lo so, mi aveva chiamato Garavaglia, comunque questo va affrontato in un modo o nell’altro. È pericoloso, è a capo dei leghisti locali, nostri dipendenti, tra i più attivi nel dossieraggio e nell’attività di diffamazione anonima. Negli anni scorsi stava zitto. Perorava la causa di un paio di squadrette mantovane che venivano sponsorizzate dal Monte. Appena ho potuto gliele ho segate, così ora fa il diavolo a quattro e chiaramente ce l’ha a morte pure con me, come i suoi accoliti del resto, che andavano licenziati a suo tempo, visto che avevano utilizzato i nomi dei clienti della banca per trovare le firme necessarie per presentare le liste alle provinciali 2009. Vennero solo sospesi per un giorno. Fava cerca visibilità ma va neutralizzato e respinto con perdite perché questo non ha altri obiettivi, adesso, che fare la guerra al Monte”.

Alla domanda del presidente, Fava risponde senza aggiungere interpretazioni ulteriori: “Non ho mai sentito di questa cosa, è la prima volta che la sento”.

Quando gli viene chiesto se sapesse di essere “nel mirino” di Rossi, replica: “No, non sapevo, non pensavo, no”. E poco dopo insiste: “Io non ho mai incontrato David Rossi su sua richiesta”. Il dato che emerge dall’audizione è quindi doppio: da una parte Fava sostiene di non avere avuto rapporti diretti con Rossi; dall’altra, la mail letta in Commissione mostra che Rossi aveva di lui una conoscenza precisa e fortemente ostile.

Come Fava spiega la mail: “Contesto di battaglia dura”

Dopo la lettura della mail, Fava prova a dare una spiegazione politica del contenuto, mantenendo però prudenza sui dettagli. Dice: “Me la spiego con quello che ho detto prima, cioè il contesto era un contesto di battaglia dura”. Aggiunge che la Lega si opponeva alla fusione non solo a Mantova ma anche a Siena, nella convinzione che quella vicenda sarebbe finita male. In quel contesto, spiega, lui era una figura di primo piano e aveva assunto varie iniziative: “ero stato invitato ad alcune assemblee dei dipendenti di Banca Agricola Mantovana” e aveva presentato interrogazioni parlamentari.

Secondo Fava, è in questo quadro che Montepaschi poteva percepirlo come un soggetto ostile: “Che loro potessero immaginare che io fossi un soggetto tra virgolette fastidioso ci sta”. Alla domanda su un episodio specifico che possa aver provocato proprio in quei giorni la mail di Rossi, Fava risponde con cautela: “Probabilmente, non ho la certezza di questo, ma probabilmente è stato il periodo in cui ci fu questa assemblea dei dipendenti” di Banca Agricola Mantovana. Tuttavia aggiunge subito: “Sto ricostruendo però una cosa che non so con precisione”.

I contatti con Siena e il ruolo politico in Toscana

Nella prima parte dell’audizione Fava ricostruisce il proprio rapporto con Siena e con la Toscana negli anni 2012-2013. Spiega che i suoi contatti con il territorio erano “di natura meramente politica”, perché in quel periodo ricopriva il ruolo di commissario nazionale della Lega Nord Toscana.

Dice: “Frequentavo la Toscana con una certa continuità, in virtù del ruolo che esercitavo in quella fase”.

Esclude invece rapporti particolari con la banca: “No, non ho mai avuto rapporti particolari con Monte Paschi e con nessuno in particolare di Monte Paschi”.

Conferma però di conoscere bene Francesco Giusti e Maurizio Montigiani, entrambi militanti della Lega a Siena. Di loro dice: “Conosco bene entrambi da tanto tempo”. E ricorda che già nel 2008 furono proprio loro a contattarlo per chiedergli di prendere posizione su un’assemblea Monte dei Paschi legata alla fusione per incorporazione di Antonveneta e Banca Agricola Mantovana.

Da allora, spiega, si strutturò un rapporto politico che si consolidò durante il suo commissariamento in Toscana.

Il rapporto con David Rossi: “Sapevo chi era, ma non lo frequentavo”

“Io non avevo rapporti con David Rossi di nessun tipo”. Quando gli viene chiesto se lo avesse mai attaccato personalmente, risponde: “No, mai avuto nessun confronto, nessun problema con Davide Rossi”. E ancora: “Sapevo chi era ma non lo conoscevo, non lo frequentavo”.

Anche sul possibile incontro evocato in alcune trasmissioni televisive, Fava esclude contatti diretti: “Un incontro che fosse fissato, organizzato per vederlo, per parlarci non c’è mai stato”. La Commissione insiste anche sulla possibilità che Rossi o altri avessero cercato incontri con lui. Fava conferma soltanto una richiesta da parte di Viola, maturata dopo una sua interrogazione parlamentare che, a suo dire, “aveva molto infastidito il vertice di Montepaschi”.

La giornata del 6 marzo 2013: la ricostruzione di Fava

Un altro passaggio rilevante dell’audizione riguarda la ricostruzione della giornata del 6 marzo 2013, su cui Fava dice di aver fornito documentazione alla Commissione.

Spiega: “Io quello che posso dire è quello che ho ricostruito”. E ricostruisce così i suoi spostamenti: partenza al mattino presto, aereo da Milano, partecipazione alla trasmissione Agorà, rientro a Milano, poi spostamento in auto verso Arenzano per un appuntamento di lavoro e infine rientro a casa in serata.

Sottolinea di essersi basato su riscontri documentali: “Sono riuscito non con poca fatica a trovare traccia dei voli aerei”, parlando di una certificazione Alitalia che attesterebbe non solo l’acquisto dei biglietti ma anche i passaggi ai varchi.

Quanto alla notizia della morte di Rossi, afferma di averla appresa “da un comunicato che mi è arrivato dall’ufficio stampa della Camera”. Dice poi di aver girato il comunicato, il mattino successivo, a Francesco Giusti, ritenendo che fosse una notizia di interesse per il segretario della sezione leghista di Siena.

Esclude però telefonate o commenti significativi su quella morte: “Io non l’ho commentato”.

Il capitolo Antonio Muto: “Mai avuto nessun rapporto”

Nella parte finale dell’audizione la Commissione affronta il capitolo relativo ad Antonio Muto, imprenditore mantovano il cui nome è emerso più volte nelle inchieste e nelle ricostruzioni sul caso Rossi.

Alla domanda se lo conosca, Fava risponde (QUI IL VIDEO): “So chi è, ma non ho mai avuto nulla a che fare con Antonio Muto”. Poi precisa: “Io non ho nessun rapporto, mai avuto nessun rapporto con Antonio Muto”.

Quando il presidente gli spiega perché la Commissione ponga quella domanda — richiamando il racconto di un uomo che si sarebbe presentato come Antonio Muto e avrebbe detto di avere un appuntamento con Rossi la sera della morte — Fava ribadisce: “Ripetisco che non ho mai avuto rapporti con Antonio Muto”.

Esclude anche di essersi mai interessato a vicende urbanistiche o giudiziarie che hanno riguardato Muto nel Mantovano: “Mai”; “Mai in vita mia”; “Non penso di avere nulla a che fare con quell’inchiesta, onestamente”.

Resta infine agli atti anche un passaggio polemico dello stesso Fava, che durante l’audizione osserva come il nome di Antonio Muto gli fosse già stato anticipato da una giornalista prima ancora della domanda in Commissione. Un rilievo che lo porta a dire: “Apre uno scenario abbastanza inquietante sul fatto che qualcuno abbia notizia della Commissione prima di me”.

Simona Sassetti

Nasce a Siena nel 1991, lavora a Siena Tv dal 2016. Ha scritto prima sul Corriere di Siena, poi su La Nazione. Va pazza per i cantanti indie, gli Alt-J, poi Guccini, Battiato, gli hamburger vegani, le verdure in pinzimonio. È allergica ai maschilismi casuali. Le diverte la politica e parlarne. Ama il volley. Nel 2004 ha vinto uno di quei premi giornalistici sezione giovani e nel 2011 ha deciso di diventarlo



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