Morte Rossi, Giusti in Commissione: "Non sono io l’uomo del vicolo"

I commissari lo incalzano, audizione dai toni accesi

Di Simona Sassetti | 10 Marzo 2026 alle 14:00

Francesco Giusti, dipendente del Monte dei Paschi di Siena ed ex segretario cittadino della Lega, è stato ascoltato dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi dopo essere stato chiamato in causa nella precedente audizione da Giovanna Ricci, che aveva indicato in lui l’uomo presente nel vicolo di Monte Pio nelle fasi immediatamente successive alla caduta del capo della comunicazione della banca senese.

Davanti ai commissari Giusti respinge con decisione quella ricostruzione: “Assolutamente io non sono la persona che la signora Ricci dice di aver visto nel vicolo di Monte Pio”.

Ma dopo la smentita iniziale l’audizione prende rapidamente un’altra direzione. I toni si alzano e la Commissione incalza il testimone più volte sui suoi movimenti quella sera, sui ricordi della notte del 6 marzo 2013 e sul clima politico e cittadino che accompagnò la morte di David Rossi.

Giusti spiega di aver chiesto lui stesso di essere ascoltato dopo essere stato indicato pubblicamente: “Mi sembrava doveroso venire qui a dire quella che è la verità. Mi sono trovato improvvisamente con giornalisti che mi suonavano al campanello, con troupe televisive che mi cercavano sul lavoro e sotto casa. Mi sono trovato in tutta questa confusione completamente mio malgrado”.

“Ho saputo della morte dopo cena, sicuramente dopo le 22”

Il racconto parte dalla sera del 6 marzo 2013, il giorno della morte di David Rossi. “Ho avuto notizia della morte di David Rossi dopo cena, nella seconda serata. La notizia era uscita su Siena News e io la lessi dal cellulare mentre ero a casa”.

Subito dopo, spiega, telefonò a Maurizio Montigiani, all’epoca candidato sindaco della Lega a Siena. “La prima persona che ho contattato è stata Maurizio Montigiani. Gli dissi: guarda che è uscita questa notizia, vuoi uscire per vedere cosa è successo?”. Secondo il suo racconto, Montigiani non volle muoversi. “Mi disse: no, senti, non me ne frega un cavolo – racconta Giusti-. E fece anche una battuta molto sconveniente”.

Una frase che in Commissione diventa subito uno dei passaggi più discussi dell’audizione. I commissari insistono sul significato di quelle parole, ricordando che la città stava apprendendo la morte di uno dei dirigenti più esposti del Monte dei Paschi di Siena, nel pieno della crisi della banca.

“Io non sono la persona nel vicolo”

Giusti racconta poi di essere uscito di casa e di aver raggiunto il centro storico di Siena. Ma ribadisce più volte quello che considera il punto decisivo della sua testimonianza.

“Io non sono andato nel vicolo di Monte Pio. Il mio massimo affaccio è stato all’arco di via dei Rossi, lato Banchi di Sopra”.

Secondo il suo racconto, quando arrivò in zona c’erano già molte persone. “C’era un sacco di gente, passanti, persone che portavano a giro il cane, curiosi. E c’erano già le forze dell’ordine. Io mi sono fermato lì e basta”. Da qui la contestazione netta dell’identificazione fatta da Giovanna Ricci. “La signora Ricci dice di riconoscermi dalle movenze con assoluta certezza, ma si parla di un filmato sgranato e di una persona vista da grande distanza. Io non ero lì, non potevo essere lì”.

I ricordi di quella notte

La Commissione parlamentare d’inchiesta prova a ricostruire nel dettaglio i suoi movimenti. Quanto tempo rimase sul posto? Che cosa vide? Giusti colloca la sua presenza in un arco di tempo molto breve. “Ci sono stato pochissimo, dalle undici circa fino alle undici e un quarto, undici e venti al massimo”.

Tra le persone incontrate cita un blogger senese e un consigliere comunale. “Il blogger era Carlo Regina, conosciuto come Bastardo senza gloria, e poi in cima a via dei Rossi c’era il consigliere comunale Stefano Marzocchi”. Quanto a ciò che vide quella sera, la sua descrizione resta limitata. “Io ho visto un sacco di gente e un furgone fermo in via dei Rossi. Non avevo la visuale sul vicolo di Monte Pio”.

Alla domanda se avesse visto il furgone della salma lasciare la zona, la risposta resta incerta. “Ho visto un furgone che andava via, ma non so dire se fosse quello della salma. Questo l’ho immaginato dopo, vedendo i filmati”.

“Io non sono qui a fare l’investigatore”

Il confronto si fa più serrato quando la Commissione chiede a Giusti quale idea si fosse fatto della morte di David Rossi. “Io rimango ai fatti. All’inizio si è parlato di suicidio e la magistratura ha parlato di suicidio”. Poi aggiunge: “Io non sono qui a fare l’investigatore privato. Non mi sono messo a fare indagini su chi potesse essere stato”.

Una risposta che non convince del tutto la Commissione parlamentare d’inchiesta, che insiste chiedendo una valutazione più chiara su una vicenda che nei giorni successivi alla morte di David Rossi aveva profondamente scosso Siena.  “All’epoca dei fatti i dati erano quelli che uscivano sulla stampa. Poi negli anni sono emerse richieste di verità e chiarimenti”. Ricorda anche di aver partecipato a una manifestazione cittadina. “Ho partecipato alla passeggiata con lo striscione ‘Verità per David Rossi’, perché la città era stata colpita molto da quella morte”.

Alla fine di oltre due ore di audizione resta la smentita netta di Francesco Giusti sulla sua presenza nel vicolo di Monte Pio. Un confronto serrato che si inserisce nel lavoro della Commissione per ricostruire con maggiore precisione ciò che accadde nelle ore successive alla morte di David Rossi, una vicenda che, a tredici anni di distanza, continua a sollevare interrogativi.

Simona Sassetti

Nasce a Siena nel 1991, lavora a Siena Tv dal 2016. Ha scritto prima sul Corriere di Siena, poi su La Nazione. Va pazza per i cantanti indie, gli Alt-J, poi Guccini, Battiato, gli hamburger vegani, le verdure in pinzimonio. È allergica ai maschilismi casuali. Le diverte la politica e parlarne. Ama il volley. Nel 2004 ha vinto uno di quei premi giornalistici sezione giovani e nel 2011 ha deciso di diventarlo



Articoli correlati