La decisione della Fondazione Monte dei Paschi di Siena di aderire all’Opas di Intesa Sanpaolo accende lo scontro, anche politico, in città. Dopo l’annuncio del presidente Riccardo Coppini, intenzionato a proporre alla Deputazione Amministratrice del 23 ottobre una valutazione positiva dell’offerta, arriva la dura presa di posizione del Movimento 5 Stelle senese. Il segretario provinciale Alessandro Fanetti contesta apertamente la scelta, accusando la Fondazione di aver rinunciato alla propria missione di tutela del legame tra la banca e il territorio.
“Una resa senza condizioni, una vergogna per Siena“, è l’attacco scelto dal M5S, che sintetizza la propria contrarietà con il confronto tra il 55% del capitale che la Fondazione deteneva in passato e l’attuale quota dello 0,2%. “È la fotografia perfetta di 15 anni di suicidio politico senese: da padroni a questuanti – scrive Fanetti nel comunicato -. Da azionisti di riferimento a comparsa che va a chiedere se c’è posto al tavolo di Torino”.
Al centro della contestazione c’è il ruolo stesso di Palazzo Sansedoni. Per il Movimento 5 Stelle, la Fondazione non può limitarsi a valutare la convenienza finanziaria dell’operazione, ma dovrebbe garantire che il futuro assetto bancario non comprometta gli interessi economici e sociali della comunità senese.
“La Fondazione Mps non è un fondo speculativo. È nata nel 1995 con uno scopo preciso e nobile: gestire il patrimonio conferito dalla banca per sostenere lo sviluppo economico, sociale e culturale della comunità senese e custodire il legame indissolubile tra la Città e la sua Banca”, sottolinea il Movimento pentastellato, che accusa l’ente di aver tradito questa missione.
La domanda sollevata dal M5S riguarda soprattutto le garanzie per il territorio.”Dove sono nel comunicato di Palazzo Sansedoni le condizioni per Siena? Dove è la garanzia sull’occupazione? Dove è la garanzia che Rocca Salimbeni resti un centro direzionale e non una targa di bronzo?”, incalza il segretario provinciale.
Nel mirino finiscono anche le possibili ricadute sull’indotto, sul credito alle piccole imprese, agli artigiani e ai commercianti, oltre al futuro della stessa Fondazione, che secondo Fanetti rischierebbe di perdere peso rispetto ai grandi enti bancari del Paese.
Il comunicato allarga poi la critica agli equilibri finanziari che stanno accompagnando la partita sul Monte dei Paschi, chiamando in causa Delfin, Caltagirone e Benetton. “Hanno deciso loro. Con un click hanno trasformato la banca più antica del mondo in una riga di un foglio Excel – attacca Fanetti nel comunicato -. Delfin prende 665 milioni cash e diventa azionista di Intesa. Caltagirone ne prende quasi 400. E Siena cosa prende? La promessa che ‘Intesa avrà un ruolo di particolare significato’. Quale? Quello di chiudere? Siena non è pronta a salutare MPS“.
La conclusione è un atto d’accusa nei confronti della classe dirigente locale, ritenuta incapace di difendere l’autonomia e l’identità del Monte. “Questa non è un’operazione di mercato. È la svendita di una identità. E chi doveva difenderla ha scelto di mettersi dalla parte di chi compra“, conclude il segretario provinciale del M5S.