Siena non ha bisogno di alzare la voce per farsi notare. Ma i numeri, quando arrivano, fanno rumore lo stesso. Nel 2025 i Musei e collezioni civiche del Comune – con Palazzo Pubblico al centro – hanno registrato 134.447 visitatori paganti, in crescita rispetto ai circa 120 mila del 2024. Un salto netto, che la direttrice Michelina Simona Eremita colloca dentro un lavoro più ampio: programmazione culturale, riaperture attese, didattica e un’idea di valorizzazione che punta sulla qualità, non sulla quantità. Il dato non include la Torre del Mangia, al momento, ma anche lì, fanno sapere dal circuito cittadino, le presenze sono state sostenute. Ma è soprattutto l’insieme – musei, percorsi, mostre e progetti trasversali – ad aver composto un anno che a Palazzo Pubblico viene letto come un consolidamento, più che come un picco occasionale.
Magazzini del Sale: la svolta passa dalle mostre “di scavo”
Una delle leve più evidenti del 2025 è stata la nuova fase di valorizzazione dei Magazzini del Sale, diventati un punto di attrazione stabile oltre la visita “classica”. Qui ha funzionato un’operazione quasi da archeologia culturale: riportare alla luce artisti e materiali poco visti, o mai esposti in modo sistematico. In primavera, la mostra dedicata allo scultore Patrizio Fracassi ha totalizzato 9.491 visitatori. L’esposizione ha permesso di ricomporre, dopo decenni di visibilità intermittente, un patrimonio comunale stratificato: gessi, disegni, manoscritti, materiali d’archivio e, più di recente, anche un fondo fotografico e cartaceo arrivato a completare la mappa dell’artista. Il percorso, organizzato per nuclei tematici, ha reso leggibile una produzione in gran parte costruita sul gesso e orientata su filoni riconoscibili: ritratti, storia, sensibilità sociali e simboliste, mitologia, fino a una forte presenza del soggetto cristologico.
L’estate ha alzato ulteriormente l’asticella con “Duilio Cambellotti. L’arte incontra il Palio di Siena”, che ha portato 12.249 presenze. Al centro, un corpus di disegni e schizzi acquisito dal Comune: lavori che raccontano non un generico “omaggio al Palio”, ma una frequentazione concreta delle Contrade e un metodo di lavoro minuzioso, legato anche alla preparazione delle illustrazioni per il volume di Piero Misciattelli del 1932. Ne è uscita una Siena osservata da vicino: costumi, posture, dettagli, il segno che si fa documento.
E mentre si chiudeva un ciclo, se ne apriva un altro: la mostra su Alberto Sani, in corso e destinata a proseguire fino a maggio, ha già registrato 4.280 visitatori in due mesi. Circa 50 opere, con prestiti anche importanti (tra cui nuclei provenienti dagli Uffizi), e un impianto che non si limita alla celebrazione: l’intento è ricostruire un profilo complessivo di uno scultore autodidatta legato al mondo rurale, tra scene di lavoro nei campi, vita dei borghi, natura come orizzonte quotidiano. Un percorso che, sul piano storico, mette in fila anche le figure che contribuirono a far emergere Sani nel suo tempo — artisti e studiosi che ne intuirono la forza formale, con echi che arrivano fino alla tradizione di Nicola Pisano. Eremita, nel tracciare la linea, non nasconde la scelta: “Il programma di valorizzazione degli artisti rimasti in ombra, finché ci sarò io, proseguirà. Non attraverso la quantità delle mostre, ma la loro qualità”.
Alessandro Franchi e un possibile asse con Prato
Nel calendario che si affaccia, la direttrice anticipa un progetto che guarda alla storia dell’arte senese con una lente diversa: un omaggio ad Alessandro Franchi, pittore nato a Prato ma protagonista a Siena, dove studiò, insegnò e lavorò a lungo, fino a lasciare tracce decisive nella decorazione cittadina. A Palazzo Pubblico il suo nome è legato alla Sala del Risorgimento, ma la storia contiene anche un dettaglio che, senza forzature, illumina il rapporto tra arte e vita: nella stessa sala è presente una scultura di Luisa Mussini, realizzata da Giovanni Duprè; Luisa, anni dopo, diventerà la moglie di Franchi. Un intreccio biografico che si deposita nello spazio pubblico, come accade solo nelle città in cui la memoria non è un capitolo a parte: “E così dentro la Sala del Risorgimento convivono Franchi e la moglie”, osserva Eremita. C’ l’ipotesi – ancora allo stato di idea – di una collaborazione con Prato: una doppia mostra capace di tenere insieme le due appartenenze dell’artista e di costruire un racconto condiviso.
Palazzo Pubblico: più accessibile, più leggibile, più “abitabile”
Se il 2025 ha premiato la programmazione, Eremita insiste su un punto meno spettacolare e più concreto: la cura dell’esperienza di visita: “Il Palazzo ha bisogno di una ‘carezza’”, spiega, riferendosi non ai capolavori – “indiscutibili” – ma alla struttura che li accompagna: segnaletica, depliant, illuminazione, sedute e tempi di sosta, perché la fruizione non si esaurisca nel passaggio rapido. Nel pacchetto degli interventi annunciati c’è anche il restauro della Sala della Balia e il riposizionamento dello scranno, oggi collocato in modo non corretto rispetto all’assetto storico. E, prima di Pasqua, è prevista una piccola “sorpresa” che parla agli occhi dei frequentatori abituali: “Una nuova collocazione, finalmente ben visibile, per due tarsie con gli eroi romani Bruto e Camillo, opera di Mattia di Nanni detto il Bernacchino. La campagna di restauri, affiancata dal miglioramento degli allestimenti, viene indicata come un lavoro continuo, da fare senza strappi ma con costanza” ha detto ancora la direttrice.
Scuole, anziani, didattica: il museo come servizio civico
Un altro segnale del 2025 riguarda l’apertura alla città, intesa in senso letterale. Palazzo Pubblico, sede istituzionale oltre che museo, è entrato in un percorso più strutturato con le scuole: visite guidate e proposte didattiche pensate come formazione civica, “un servizio profondo per i nuovi cittadini del domani. Accanto ai ragazzi, l’attenzione si estende agli anziani e a una maggiore accessibilità, anche in termini pratici: spazi più comodi, soste possibili, condizioni adeguate per ‘stare’ davanti alle opere, non solo attraversarle” annuncia Eremita. Il tema, sottolinea la direttrice, “è trovare un equilibrio tra nuove iniziative e risorse disponibili, tenendo conto dei programmi delle altre istituzioni cittadine”.
Le ragioni del boom: riaperture, progetti e grandi attrattori
Nel bilancio del 2025 entrano anche alcuni fattori che hanno funzionato da catalizzatori. Eremita cita la Rosa d’oro di Pio II, il master del gioiello, e soprattutto la riapertura della Sala della Pace con l’“Allegoria ed effetti del Buono e del Cattivo Governo” di Ambrogio Lorenzetti, uno dei magneti più forti per il pubblico italiano e internazionale. A spingere le presenze hanno contribuito anche progetti diffusi: “Raggio Verde”, realizzato grazie a un bando della Regione Toscana, e appuntamenti che hanno allargato la geografia della visita, come la mostra di Francesco Carone con Golgota al Santa Maria della Scala e l’installazione di Paolo Tamburellain Piazza Duomo con i suoi “Tre cieli”, capace – per collocazione e accessibilità – di intercettare flussi più ampi e curiosità non specialistica.
I progetti di quest’anno
Sul 2026, la direzione annuncia due linee di lavoro: “La prima: la partecipazione, insieme alla Fondazione Musei Senesi, alle residenze d’artista finanziate dalla Regione Toscana, con l’obiettivo di far dialogare produzione contemporanea e luoghi della città. La seconda: la Galleria Olmastroni, che ospiterà tre mostre Under 35, esito del bando dello scorso anno. Esporranno tre gruppi – da Venezia, dall’Elba e da Firenze – attorno a un tema comune: l’acqua” annuncia la direttrice Eremita. La fotografia che Siena si consegna, a inizio 2026, è quella di un sistema civico in crescita, sostenuto “da mostre capaci di essere ricerca e racconto insieme, e da un’idea di museo meno monumentale e più quotidiana”: un patrimonio che non si limita a essere custodito, ma viene riorganizzato, spiegato e reso abitabile. Con la discrezione tipica della città, ma con la solidità – questa sì evidente – dei risultati.