Palio di Siena, è morto Saro Pecoraro detto Tristezza

Si è spento a 93 anni

Di Andrea Bianchi Sugarelli | 21 Febbraio 2026 alle 14:34

Palio di Siena, è morto Saro Pecoraro detto Tristezza

È morto a Livorno Saro Pecoraro detto “Tristezza”, uno dei grandi fantini che hanno segnato il Palio di Siena nel secondo dopoguerra. Nato a Lercara Friddi il 6 aprile 1933, siciliano di carattere e di mestiere, ha legato il suo nome soprattutto alla Piazza del Campo, dove seppe imporsi con uno stile concreto e una forte capacità di leggere la corsa. Le esequie si terranno lunedì.

A Siena disputò 41 carriere e ne vinse cinque, risultando tra i fantini più vittoriosi del Novecento. I suoi trionfi arrivarono con cinque contrade diverse: Aquila, Selva, Istrice, Giraffa e Lupa. Una versatilità rara, costruita nel tempo, correndo quasi per tutte le contrade: gli mancarono solo Drago, Oca e Onda.

L’esordio in Piazza il 2 luglio 1955, chiamato dalla Pantera su Rondello. Fu subito una prova di livello, in una Carriera combattuta che lo mise in evidenza tra i fantini emergenti. Il primo trionfo arrivò quattro anni dopo, il 2 luglio 1959, con l’Aquila e Salomè de Mores: una corsa gestita con pazienza, costruita sull’inseguimento e chiusa con il sorpasso decisivo, approfittando anche di quanto accadde alle avversarie nelle fasi finali.

Tristezza a Siena nel 2020 quando non venne corso il Palio per il Covid

 

Il bis fu immediato: 2 luglio 1960, con la Selva e la già affermata Tanaquilla. Partì forte e prese presto in mano la corsa, mantenendo un ritmo che lasciò poco spazio agli avversari Nel 1961 arrivò la terza vittoria, il 2 luglio, con l’Istrice su Uberta de Mores, cavalla bombolona al centro di una serie di successi che la rendevano un riferimento assoluto. Pecoraro la condusse davanti, senza concedere occasioni.

Non mancarono le delusioni, anche pesanti. Nell’agosto 1961, ancora con Uberta ma per la Tartuca, fu in testa a lungo prima della caduta che cambiò l’esito del Palio. Negli anni successivi continuò a essere protagonista, alternando monte importanti a Palii difficili, fino al successo nello Straordinario del 24 settembre 1967, corso per la Giraffa su Topolone. Fu una giornata rimasta nella memoria cittadina anche per le fasi caotiche fra i canapi: alla seconda mossa, Tristezza prese subito vantaggio e andò a vincere per alcuni colonnini.

L’ultima vittoria arrivò il 2 luglio 1973 con la Lupa su Panezio, barbero meraviglioso destinato a entrare nella storia. Fu un Palio di tensione e contatti, deciso quando la Lupa riuscì a risalire e a passare in testa nel finale. Dopo altre presenze, lasciò progressivamente la scena. Continuò però a lavorare con i cavalli: proseguì l’attività come allenatore professionista per le corse in ippodromo, soprattutto in Toscana.

Accanto a lui corse anche il fratello Antonio Pecoraro, una sola volta, il 2 luglio 1963: soprannominato “Sorriso”, quasi a fare da contrappeso al nome d’arte di Saro.

Negli anni successivi, Tristezza è tornato spesso a Siena nei giorni del Palio. In città aveva amici, legami e un posto che non aveva mai davvero lasciato. Di recente la sua storia è stata raccontata da Michele Fiorini in *Ricordi di Palio*, una testimonianza personale bellissima che ripercorre una vita di corse e un affetto dichiarato per Siena e per la sua tradizione.

Tristezza con Margherita Anselmi Zondadari

 

Tra i messaggi più sentiti, quello della storica dell’arte Margherita Anselmi Zondadari, che a Pecoraro era legata da un rapporto stretto e personale: “Mi ha voluto davvero tanto bene e io ne ho voluto a lui. È un affetto cresciuto e consolidato negli anni, fin dal 1960, quando in pratica avevo già un rapporto strettissimo con mio nonno. Poi il destino ha voluto che mio padre avesse una casa a Livorno e che lui abitasse proprio sul pianerottolo di fronte. Così, sia da parte di mia madre sia da parte di mio padre, ho coltivato questo affetto e questo legame profondo. Stamani – prosegue Anselmi Zondadari – mi ha chiamato Eugenia, sua moglie, che è una donna meravigliosa. Era in lacrime e mi ha dato la notizia. Mi ha fatto male, come succede sempre quando perdi qualcuno a cui tieni tanto. Purtroppo, la distanza da Livorno negli ultimi mesi non mi ha permesso di andare da lui, ma molte volte sono stata a casa sua. Mi preparava sempre i ricciarelli, perché sapeva che, da buona senese, amo quei dolci. Ogni volta che andavo, Eugenia e Saro si procuravano i ricciarelli e, alla fine del pranzo, c’erano sempre questi dolcetti. Lui c’è stato in tanti momenti della mia vita – ha detto ancora Margherita – quando sono nate le gemelle mi fecero un regalo; e anche quando fecero la Comunione mi regalò una cornice d’argento. Non so più nemmeno come dirlo, ma mi basta guardare le foto: Saro sarà per sempre nel mio cuore, nei miei racconti, nei tanti momenti passati insieme, nell’affetto grande che aveva per me. Il mio nonno Umberto Bonelli, capitano della Selva, lo scelse il 2 luglio 1960, per montare Tanaquilla e lui portò quel Palio in Vallepiatta. Non ti dimenticherò mai, Saro”.

Andrea Bianchi Sugarelli

Andrea Bianchi Sugarelli è giornalista professionista con una lunga esperienza maturata nelle tv senesi e nella stampa locale dove dal 1996 ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità negli ambiti dello sport, cultura, Palio e cronaca giudiziaria. Nato a Siena nel 1973, nel corso della sua carriera ha gestito le attività di comunicazione per le Città del Vino, svolgendo anche le funzioni di portavoce e curando i rapporti istituzionali con la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero dell’Agricoltura. Ha inoltre fatto parte del CdA dell’antica Biblioteca degli Intronati. Ha guidato il settore comunicazione del Siena Calcio in serie C e, tra il 2020 e il 2021, è stato responsabile della comunicazione per il sindaco di Siena, Luigi De Mossi, e delle Società partecipate del Comune. Ha un percorso accademico che si è svolto nelle università di Siena e Firenze e alla Luiss Business School. È autore e co-autore di saggi di carattere storico e di attualità.



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