Il futuro dell’Italia passa anche dalla capacità di riconoscere i diritti delle nuove generazioni, superare le discriminazioni e costruire una società fondata sulla convivenza. È un messaggio che intreccia cultura, politica e principi costituzionali quello lanciato dal rettore dell’Università per Stranieri di Siena, Tomaso Montanari, in occasione della sesta edizione di “Parole di Giustizia”, la manifestazione che approda per la prima volta a Siena con due giornate di incontri e riflessioni dedicate alla figura dello straniero.
Un appuntamento che mette al centro questioni di grande attualità, dai confini alla cittadinanza, dal diritto all’istruzione alla multiculturalità, e che per Montanari rappresenta un’occasione per interrogarsi sul futuro stesso del Paese.
“L’Università per Stranieri di Siena è molto felice di questi due giorni di riflessioni. Siamo molto grati a Magistratura Democratica e soprattutto all’Associazione di Studi Giuridici Giuseppe Borrè e Carlo Maria Verardi, che ci hanno proposto di ospitare la sesta edizione di Parole di Giustizia, che si è svolta altrove finora, nella nostra città e in parte nella nostra università”, ha spiegato il rettore.
Al centro della manifestazione una riflessione sul significato stesso della parola “straniero”, affrontata attraverso prospettive giuridiche, sociali e culturali.
“Siamo molto felici che abbiano deciso, e che abbiamo deciso insieme, di declinare il tema intorno alla figura dello straniero e a tutto ciò che, da un punto di vista giuridico e culturale, ruota intorno al concetto di straniero nel senso più lato possibile: i confini, il diritto, la cittadinanza, la compresenza, la multiculturalità, la convivenza”.
Ma è soprattutto sulla condizione delle nuove generazioni che Montanari concentra la propria riflessione, esprimendo una posizione critica nei confronti del clima politico e sociale italiano.
“Siamo in giorni in cui le seconde generazioni di italiani vengono additate come dei nemici del popolo perché si sono rese conto che questo Paese, per bocca di una parte di coloro che lo governano, sta dicendo loro che non hanno un futuro qua”, ha affermato il rettore.
Una questione che, secondo Montanari, rischia di assumere dimensioni sempre più rilevanti anche in Italia, come già accaduto in altri Paesi europei.
“Credo che il problema, che in Francia è così clamoroso, anche in Italia si porrà e credo che la soluzione sia quella indicata dalla nostra Costituzione. Per esempio una scuola aperta a tutti e anche un’università”.
Il rettore richiama quindi il tema dell’inverno demografico, destinato a incidere anche sul sistema scolastico e universitario, individuando nell’inclusione delle nuove generazioni una delle sfide fondamentali per il futuro dell’istruzione.
“Parliamo di inverno demografico che toglierà iscritti e immatricolati a università e scuole, ma credo che una grande sfida sia consentire l’accesso all’università agli italiani in seconda e terza generazione”.
Per Montanari, dunque, il confronto ospitato a Siena non riguarda soltanto le politiche migratorie o il riconoscimento dei diritti, ma investe il modello di società che l’Italia intende costruire nei prossimi anni. In questo percorso, le università sono chiamate ad assumere un ruolo che va oltre la formazione accademica.
“Discutiamo qua del futuro del nostro Paese, del futuro della nostra convivenza civile e noi siamo profondamente convinti che le università servano a questo, non a gestire l’esistenza ma a costruire strumenti innanzitutto intellettuali e culturali per costruire un futuro di pace e di convivenza pacifica”.
Una riflessione che il rettore conclude richiamando ancora una volta i valori costituzionali e la missione dell’ateneo senese: “Nel nome della Costituzione, un’università per stranieri si occupa degli stranieri”.