La vertenza Paycare sembra ormai avviata verso il suo epilogo. La possibile uscita di scena dell’azienda potrebbe concretizzarsi già martedì 13 gennaio, quando è previsto un incontro in videoconferenza al Ministero dello Sviluppo Economico tra azienda e organizzazioni sindacali. Al centro del confronto ci sarà la definizione degli ammortizzatori sociali destinati ai lavoratori dopo la cessazione dell’attività.
Nel frattempo i sindacati stanno lavorando alla convocazione di un tavolo più ampio, che coinvolga tutte le parti interessate, con l’obiettivo di individuare soluzioni concrete in grado di garantire continuità occupazionale e di evitare che i lavoratori restino privi di tutele.
A fare il punto è Giuseppe Cesarano, segretario generale della Fim Cisl Siena, che conferma l’arrivo della comunicazione ufficiale dal Ministero: “Entreremo finalmente nel merito della vertenza. Come abbiamo sempre sostenuto, l’azienda dovrà mettere in campo incentivi importanti, veri e propri risarcimenti per chi rischia di perdere il posto di lavoro”. Cesarano annuncia anche che verrà chiesta una presa di responsabilità alla casa madre Konecta, gruppo spagnolo attivo in diversi Paesi europei. “A Monteriggioni – precisa – sono 33 le lavoratrici e i lavoratori che rischiano l’esubero e l’azienda dovrà farsi carico di chi sceglierà un’uscita volontaria con indennità adeguate”.
Sulla stessa linea Daniela Miniero, segretaria generale della Fiom Cgil Siena: “La convocazione del 13 gennaio arriva dopo la richiesta di Paycare di accedere agli ammortizzatori sociali in deroga per cessazione di attività, confermando di fatto la chiusura del sito di Monteriggioni”. Un passaggio che, secondo Miniero, dovrà servire anche a sollecitare l’azienda a riconoscere un’indennità a compensazione del danno che i lavoratori subiranno con la perdita del posto di lavoro.
Il tempo, però, è un fattore decisivo. “I lavoratori avranno 12 mesi di cassa integrazione – sottolinea – ma se entro un anno non si riuscirà a trovare una nuova collocazione, resteranno senza lavoro e senza ammortizzatori”. Da qui la richiesta di un tavolo concreto e operativo sulle politiche attive, che coinvolga imprese, associazioni datoriali, istituzioni e politica locale, per dare una risposta occupazionale non solo ai 33 lavoratori Paycare, ma a un territorio già segnato da una crisi occupazionale sempre più preoccupante.