Paycare, politiche attive e cassa integrazione: sindacati tra accordo e timori per il territorio

Daniela Miniero e Giuseppe Cesarano ospiti della trasmissione Sette Giorni di Siena TV hanno analizzato l’accordo regionale e le prospettive per i lavoratori Paycare

Di Simona Sassetti | 24 Gennaio 2026 alle 21:30

La Regione Toscana è intervenuta sulle politiche attive del lavoro e della formazione per favorire il reinserimento dei 53 dipendenti di Konecta Paycare, società in liquidazione e già in cassa integrazione straordinaria per cessazione dell’attività. L’accordo di progetto è stato sottoscritto al tavolo convocato dal consigliere regionale al lavoro Valerio Fabiani, nell’ambito della gestione di una vertenza che continua a destare forte preoccupazione sociale.

Al centro del confronto, come emerso nel corso della trasmissione Sette Giorni, non solo la formazione e la riqualificazione professionale, ma soprattutto le garanzie economiche e occupazionali per i lavoratori coinvolti.

Secondo Daniela Miniero, segretaria generale Fiom Cgil Siena, l’accordo sulle politiche attive rappresenta un passaggio necessario ma non sufficiente: “Parliamo di una multinazionale con 120 mila dipendenti nel mondo. Qui non siamo di fronte a una crisi inevitabile, ma a una scelta politica di chiusura e accorpamento delle sedi. Il rischio è che questi accordi restino un passaggio procedurale a corredo della domanda di cassa integrazione senza dare risposte concrete”.

L’accordo prevede percorsi di aggiornamento e riqualificazione professionale, con l’obiettivo di incrociare domanda e offerta di lavoro sul territorio. Tuttavia, per i sindacati il nodo resta il tempo: dodici mesi di cassa integrazione a zero ore rischiano di allontanare definitivamente i lavoratori dal mercato del lavoro, soprattutto in un territorio come Siena, povero di sbocchi occupazionali.

Sulla stessa linea Giuseppe Cesarano, segretario generale Fim Cisl Siena, che ha sottolineato come la vera sfida sia la cosiddetta “fase due” della vertenza:
“Serve una politica attiva concreta sul territorio: mappare il fabbisogno, accompagnare le persone in nuove realtà produttive e non limitarsi a scrivere accordi sulla carta”.

Un punto centrale resta l’anticipo della cassa integrazione. “A livello ministeriale non è previsto – ha spiegato Cesarano – ma l’azienda si è impegnata a garantirlo. Per noi è un elemento fondamentale, perché i lavoratori stanno passando da stipendi di 1.600–1.700 euro a un ammortizzatore che arriva a poco più di 1.100 euro”.

Nel confronto è emersa anche una lettura più ampia della crisi, che non riguarda solo Paycare ma l’intero territorio senese, già colpito da altre vertenze industriali e da una progressiva desertificazione produttiva. “Siena non ha alternative industriali – ha ribadito Miniero – e senza politiche industriali adeguate rischiamo di perdere competenze, professionalità e lavoro di qualità”.

Per i sindacati, la gestione della vertenza Paycare non può prescindere da un intervento strutturale: norme più stringenti contro le delocalizzazioni, responsabilità sociale delle multinazionali e un ruolo attivo delle istituzioni pubbliche nelle gare e negli appalti. “Dietro questi numeri – ha concluso Miniero – ci sono famiglie e vite. E sono sempre i lavoratori a pagare il prezzo più alto”.

Simona Sassetti

Nasce a Siena nel 1991, lavora a Siena Tv dal 2016. Ha scritto prima sul Corriere di Siena, poi su La Nazione. Va pazza per i cantanti indie, gli Alt-J, poi Guccini, Battiato, gli hamburger vegani, le verdure in pinzimonio. È allergica ai maschilismi casuali. Le diverte la politica e parlarne. Ama il volley. Nel 2004 ha vinto uno di quei premi giornalistici sezione giovani e nel 2011 ha deciso di diventarlo



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