Pienza, l'esperto Casagli rassicura: “Frana storica, ma nulla di paragonabile a Niscemi”

Giani: “In Toscana spesi 200 milioni per 500 interventi”

Di Simona Sassetti | 6 Febbraio 2026 alle 19:00

Fenomeni imponenti come la frana di Niscemi “sono impossibili nelle condizioni geologiche della Toscana“. A rassicurare è il professor Nicola Casagli, docente al Dipartimento di Geologia dell’Università di Firenze, intervenuto ad una conferenza stampa in Palazzo Strozzi Sacrati insieme al presidente Eugenio Giani, il sottosegretario Bernard Dika, il direttore della Difesa del suolo e Protezione civile Giovanni Massini,  e Lorenzo Sulli geologo dell’Autorità di bacino dell’Appennino settentrionale.

Un passaggio specifico è stato dedicato a Pienza, territorio che presenta una frana storica sul versante sud che interessa anche l’area della cattedrale. “C’è qualche analogia con Niscemi – ha spiegato Casagli – perché parliamo di città costruite su spianate di sabbie poco cementate, sovrapposte ad argille: una combinazione che crea sempre problemi. Ma né a Pienza né a Volterra c’è nulla di paragonabile a Niscemi”.

“Sono condizioni geologiche diverse – ha aggiunto – possono esserci dissesti, e ci sono: a Volterra recentemente abbiamo visto frane e crolli delle mura, ma niente di paragonabile. Su questo vorrei rassicurare: eventi come quello di Niscemi non sono possibili nei nostri centri abitati. E non soltanto Pienza o Volterra: penso anche a Pitigliano, Certaldo, San Gimignano. Ce ne sono tanti. Nulla di simile a quanto accaduto in Sicilia può succedere da noi”.

Negli ultimi giorni il tema delle frane è tornato al centro del dibattito nazionale. La Regione Toscana è consapevole di operare in un contesto territoriale strutturalmente fragile e complesso e non rivendica soluzioni definitive, ma un impegno costante e concreto nella gestione del rischio, fondato su conoscenza scientifica, tecnologie avanzate e procedure operative consolidate.

Secondo Casagli, l’evento siciliano è “guidato dalle condizioni geologiche e non è paragonabile alle frane registrate negli ultimi anni in Toscana, che hanno colpito aree come il Mugello, il Montalbano e la costa: episodi più piccoli, dannosi ma totalmente diversi per scala e dinamica”. In regione sono censite circa 90 mila frane: «non perché il territorio sia più instabile di altri – spiega – ma perché qui le abbiamo mappate in modo molto accurato”. Sul fronte della prevenzione, Casagli ricorda che “il rischio zero non esiste”, ma individua due pilastri fondamentali: evitare nuove costruzioni in aree a pericolosità elevata e potenziare il monitoraggio continuo. “La frana di Niscemi non avrebbe causato danni se l’abitato non si fosse esteso fino al bordo del movimento franoso, noto da secoli e riattivato già nel 1997”.

Secondo l’ultimo rapporto dell’ISPRA, le aree interessate da frane coprono 16.500 chilometri quadrati, oltre il 72% del territorio regionale. Quelle a pericolosità “elevata e molto elevata” rappresentano circa il 21% della superficie, una percentuale superiore alla media nazionale. La popolazione esposta al rischio è stimata in 181.571 abitanti per le frane e 938.199 per le alluvioni.

I fenomeni franosi presentano caratteristiche molto diverse: alcuni evolvono lentamente nel tempo, altri possono manifestarsi in modo rapido e improvviso, spesso in concomitanza con eventi meteorologici estremi. Per questo la Regione Toscana ha scelto un approccio integrato, che unisce monitoraggio, prevenzione, pianificazione e gestione operativa.

Dal 2018 la Toscana utilizza in modo strutturato il monitoraggio satellitare radar per l’individuazione delle frane lente. I dati, elaborati dal Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze e dal Centro per la Protezione Civile dell’Università degli Studi di Firenze, consentono di rilevare movimenti del suolo anche di pochi millimetri all’anno e vengono restituiti in un bollettino mensile a supporto delle decisioni degli enti locali. La Toscana è la prima e tuttora unica Regione in Italia ad aver trasformato questo sistema in uno strumento operativo di gestione del territorio.

Secondo il presidente Giani: “Riguardo al tema delle frane, che il caso della Sicilia ha posto in grande evidenza proprio in questi giorni, la Regione Toscana si distingue a livello nazionale, perché è l’unica che ha implementato ormai da tempo un monitoraggio satellitare che consente di ‘leggere’ il territorio in modo tale da poter mettere in atto la prevenzione. Questo ci ha consentito di vedere la possibilità di intervenire negli ultimi 5 anni, da quando io sono presidente, in almeno 500 casi, arrivando a spendere per gli interventi sui movimenti franosi più di 200 milioni” ha detto sempre Giani, che ha aggiunto: “Quello che noi abbiamo fatto, è stato fatto con risorse nostre. Ma è evidente che se vi fosse una legge a livello nazionale che consente di finanziare per le Regioni il modello satellitare potremmo fare un salto di qualità in tutta Italia- ha concluso il presidente, che ha ringraziato la struttura diretta da Giovanni Massini, annunciando anche la disponibilità a una collaborazione con la Sicilia per implementare anche in quella terra colpita dai recenti eventi, la tecnologia satellitare, qualora fosse ritenuto di utilità.

Tra gli strumenti di monitoraggio e prevenzione messi in atto in Toscana vi è anche lo studio di suscettibilità da frana, realizzato dalla Commissione scientifica costruita a seguito dell’alluvione del Novembre 2023, che individua le aree maggiormente predisposte all’innesco di fenomeni franosi, in particolare quelli rapidi, fornendo indicazioni fondamentali per la pianificazione territoriale.

La gestione operativa è assicurata da procedure unitarie e da un tavolo operativo che coinvolge Regione Toscana, Autorità di Distretto dell’Appennino Settentrionale e Università di Firenze, garantendo coordinamento, rapidità e supporto tecnico ai Comuni sia in fase preventiva sia post-evento. Sul piano economico, attraverso risorse del bilancio regionale e della contabilità speciale del Commissario, la Toscana ha mobilitato negli ultimi 5 anni oltre 200 milioni di euro per oltre 500 interventi di prevenzione, messa in sicurezza e gestione delle emergenze legate al dissesto idrogeologico.

Simona Sassetti

Nasce a Siena nel 1991, lavora a Siena Tv dal 2016. Ha scritto prima sul Corriere di Siena, poi su La Nazione. Va pazza per i cantanti indie, gli Alt-J, poi Guccini, Battiato, gli hamburger vegani, le verdure in pinzimonio. È allergica ai maschilismi casuali. Le diverte la politica e parlarne. Ama il volley. Nel 2004 ha vinto uno di quei premi giornalistici sezione giovani e nel 2011 ha deciso di diventarlo



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