Una notte che parte con un coltello ed un pugno fuori da un locale e finisce con una scarpa che vola in Pronto soccorso. Al Tribunale di Siena si è tornati su quella sequenza del maggio 2023 che vede imputato un uomo di circa 30 anni, residente in Valdelsa e figlio di genitori stranieri, sotto processo per minacce e resistenza a pubblico ufficiale.
Secondo quanto ricostruito in aula, tutto sarebbe iniziato con un alterco tra tre coetanei all’esterno di un locale di Poggibonsi, degenerato in rissa. Ad avere la peggio sarebbe stato il trentenne, con il volto tumefatto. Un residente ha riferito di aver sentito il litigio e di essersi affacciato: avrebbe visto “tre persone che stavano litigando” e, a un certo punto, uno avrebbe tirato fuori un coltello, subito sfilato e gettato lontano. Poi, sempre secondo la testimonianza, due ragazzi avrebbero messo a terra l’altro “con la testa sotto una macchina” colpendolo al volto, da cui usciva sangue, prima di dileguarsi. Sul posto sono intervenuti polizia e 118; l’uomo è stato preso in carico dai sanitari e trasportato al Pronto soccorso di Campostaggia.
Ed è all’arrivo in ospedale che si colloca il nucleo dell’imputazione. L’uomo, in evidente stato di alterazione attribuito all’abuso di alcol, avrebbe insultato volgarmente medici e volontari della Pubblica assistenza, minacciando anche il vigilante accorso e gli agenti di polizia intervenuti. In quei minuti avrebbe anche scagliato una scarpa verso alcune persone presenti. Il trambusto ha reso necessario l’arrivo dei carabinieri e al tempo stesso ha comportato una breve interruzione dell’accesso al triage. Poi la situazione si sarebbe progressivamente calmata.
Tra i testimoni sentiti, il vigilante di turno ha raccontato di essere stato avvertito poco dopo mezzanotte dell’arrivo di un paziente “molto alterato”. Ha riferito di essersi avvicinato senza farsi notare e di aver sentito urla e insulti pesanti contro i sanitari; quando si è mostrato, ha aggiunto, l’uomo lo avrebbe offeso e si sarebbe portato vicino al suo volto in modo minaccioso. “Puzzava di alcol”, ha dichiarato, spiegando di aver chiamato il 112. All’arrivo dei poliziotti, sempre secondo il vigilante, le minacce e gli insulti sarebbero proseguiti, mentre con l’arrivo dei carabinieri l’uomo si sarebbe calmato “probabilmente perché conosceva il brigadiere”.
Davanti al giudice Fabio Frangini, con il vice procuratore onorario Claudio Rotunno in aula, hanno deposto anche tre volontari della Pubblica assistenza: ricordi vaghi e richiesta di fare riferimento ai verbali già resi. Solo incalzati dal giudice e dal pubblico ministero hanno richiamato l’episodio del lancio della scarpa e hanno ammesso l’“alito vinoso” dell’uomo.
L’udienza è stata aggiornata al 14 maggio per ascoltare altri quattro testimoni: due poliziotti e due operatori socio-sanitari. Saranno le prossime deposizioni a completare la ricostruzione dei minuti più tesi in ospedale, su cui si concentra il procedimento.