Nel primo pomeriggio di ieri, 11 febbraio 2026, è proseguito al Tribunale di Siena il processo per stalking che vede imputato un uomo trentenne residente nel Senese, accusato di atti persecutori nei confronti dell’ex fidanzata, coetanea originaria del Sud, con cui – secondo quanto emerso – era stato legato da una relazione durata 17 anni. Il procedimento è seguito dal pubblico ministero Alberto Bancalà; il fascicolo è stato curato dalla sostituta procuratrice Serena Menicucci. A presiedere l’udienza il giudice Alessandro Maria Solivetti Flacchi. La donna e i familiari si sono costituiti parte civile. I fatti risalgono a partire del 2022 e si sono svolti tra Poggibonsi, Monteriggioni, Scafati e altre località italiane.
I testimoni di oggi: Polizia e famiglia
In udienza sono stati ascoltati un agente del Commissariato di Polizia di Poggibonsi e, soprattutto, la sorella della persona offesa, sentita a lungo. La sua deposizione ha ripercorso quello che, a suo dire, sarebbe stato il clima vissuto in famiglia nel periodo contestato: “Vivevamo in un’ansia continua, lo trovavamo ovunque. Era ossessionato da mia sorella, voleva che tornasse con lui a tutti i costi”. La teste ha riferito di telefonate e contatti ritenuti pressanti, arrivati – sempre secondo la sua ricostruzione – anche all’abitazione dei familiari. Ha raccontato pure un episodio molto duro “Una volta rispose mia nonna e lui le disse che se mia sorella non fosse tornata con lui l’avrebbe ammazzata”. Nel racconto sono entrati anche spostamenti e vacanze. La sorella ha riferito che nel 2022 avrebbe programmato una vacanza a Marina di Camerota insieme ai familiari e che l’uomo sarebbe riuscito a venirne a conoscenza: un fatto che, a suo dire, avrebbe alimentato il sospetto che potesse avere accesso alla mail della ragazza. Ha poi collocato nel 2023 un ulteriore episodio: “Eravamo da poco giunte al mare e ce lo vedemmo in spiaggia venire verso il nostro ombrellone”. Ha infine ricordato un periodo in cui, quando abitavano nel comune di Monteriggioni, l’uomo si sarebbe presentato nell’abitazione della sorella, dove anche lei si era appoggiata per lavoro a Poggibonsi: “Lui non se ne voleva andare e dormì nel letto accanto alla nostra stanza”.
Il controesame della difesa
L’avvocato dell’imputato, Eleonora Pugliese del foro di Siena, subentrata nella difesa dall’udienza di ieri, nel controesame, ha posto numerose domande con l’obiettivo di verificare la tenuta del racconto e di mettere a fuoco date, circostanze e passaggi. In più di un’occasione la teste ha preso tempo nel ricordare con precisione alcuni dettagli. Il legale ha insistito molto su due episodi in cui la teste ha mostrato incertezze.
Le accuse: cosa contesta la Procura
Per delineare i contorni del processo, la Procura, attribuisce all’imputato una serie di comportamenti ricondotti al reato di atti persecutori, contestato con l’aggravante legata alla precedente relazione affettiva con la persona offesa. Secondo l’accusa, la condotta sarebbe andata avanti a Poggibonsi a partire da gennaio 2022 e avrebbe avuto effetti pesanti sulla vittima, inducendole un perdurante stato di ansia e paura e un timore per la propria incolumità tale da costringerla a cambiare le abitudini quotidiane: evitare di uscire o muoversi solo se accompagnata. Nell’atto si parla di telefonate ripetute e pressioni per riprendere la relazione, accompagnate da minacce, ma anche di appostamenti sotto casa, citofonate insistenti e perfino del lancio di sassi verso le finestre. La Procura richiama inoltre episodi di pedinamento in auto in più occasioni tra il 2022 e il 2023 e contatti rivolti ai familiari della donna nel tentativo di ottenere una mediazione. Tra i passaggi indicati c’è una telefonata del 26 giugno 2022 che, secondo la ricostruzione, conterrebbe minacce di morte, e l’invio di alcune email del 15 luglio 2022 dal tono ritenuto intimidatorio. Uno degli episodi centrali, sempre secondo l’impostazione accusatoria, risale al 5 settembre 2022: l’uomo avrebbe colpito l’auto su cui si trovava la ragazza e l’avrebbe poi inseguita con manovre pericolose fino a costringerla a fermarsi, arrivando a impossessarsi delle chiavi del veicolo. Un’altra scena contestata è collocata al 31 ottobre 2022, quando l’imputato avrebbe nuovamente inseguito e bloccato l’auto, tentando di aprire lo sportello; l’azione, stando all’accusa, sarebbe stata interrotta dall’intervento di terze persone. Nel capo d’imputazione compare anche un fatto del 24 aprile 2023, interpretato come ulteriore minaccia, questa volta rivolta alla sorella della vittima. A sostegno della richiesta di processo, la Procura richiama gli atti del Commissariato di Poggibonsi, le dichiarazioni raccolte, le annotazioni di intervento delle forze dell’ordine e i messaggi acquisiti.
Rinvio ad aprile
Al termine dell’udienza, il giudice Solivetti Flacchi ha aggiornato il processo ad aprile, quando saranno ascoltati altri testimoni. Il dibattimento proseguirà con nuove deposizioni per chiarire, punto per punto, la ricostruzione dei fatti e il loro inquadramento giuridico.