La questione dei punti nascita di Campostaggia e Nottola torna al centro del dibattito politico e sindacale in provincia di Siena. Dopo l’appello critico lanciato dalla Fp Cgil Siena, che ha chiesto al Governo di “non azzardarsi a toccare i presidi” e di difendere il diritto alla salute, il lavoro degli operatori sanitari e la tenuta sociale dei territori, arriva la risposta del consigliere regionale di Fratelli d’Italia Enrico Tucci, vicepresidente della Commissione Sanità della Regione Toscana.
“Qui non si tratta della posizione di Fratelli d’Italia – chiarisce Tucci – ma della realtà fattuale. Le soglie delle 500 e delle 1000 nascite per definire i punti nascita di primo e secondo livello non nascono con il Governo Meloni, ma dal decreto Balduzzi del 2012, quando presidente del Consiglio era Mario Monti. Quelle regole furono introdotte per riordinare la materia, non per penalizzare i territori”.
Tucci entra quindi nel merito dei numeri: “È un dato oggettivo che Le Scotte abbiano superato di poco le mille nascite nel 2021 e poi siano sempre rimaste sotto quella soglia; che Campostaggia sia recentemente sceso sotto i 500 parti; e che Nottola sia cronicamente sotto i 500. Questo è il quadro con cui dobbiamo confrontarci”.
Sul tema delle deroghe, già oggi previste in Toscana, il vicepresidente della Commissione Sanità ricorda che queste si basano soprattutto su criteri geografici e di viabilità: “La deroga si fonda sulla possibilità per la partoriente di raggiungere il punto nascita entro 60 minuti. È una valutazione tecnica, non politica”. Ed è proprio su questo terreno che Tucci distingue le diverse situazioni.
“Campostaggia è l’ospedale che rischia di più – osserva – perché è collocato tra due grandi policlinici universitari. Nel migliore dei mondi possibili non esisterebbe, anche se per Siena rappresenta uno sfogo importante per molte specialità. Diverso è il caso di Nottola, che è “un ospedale nel niente”, lontano da tutto: Nottola va assolutamente preservato“.

Quanto alle Scotte, Tucci sottolinea che un punto nascita di terzo livello, di grande rilevanza, serva inequivocabilmente nella provincia di Siena. Ma il nodo vero, secondo il consigliere regionale, non è solo quello delle deroghe: “Il problema nasce quando il presidente Giani si sveglia una mattina e dice che si può passare da 1000 a 800 nascite o da 500 a 400. Non funziona così. Non è una decisione regionale: serve un tavolo nazionale, con il coinvolgimento delle società scientifiche, perché queste scelte devono essere prese su basi scientifiche, non sulla convenienza politica”.
Tucci riconosce che il calo demografico sia un fenomeno strutturale che riguarda tutto il Paese, ma avverte: “Guarda caso investe in modo particolare la Toscana. Per questo servono analisi serie e dati reali, magari attraverso un’indagine conoscitiva approfondita, anche in Commissione Sanità”.
Infine, un messaggio di cautela ma anche di rassicurazione: “Sono temi complessi che non si possono affrontare con battute o slogan. Il problema esiste e sarà affrontato, ma con il metodo giusto e con un confronto vero, non con annunci estemporanei”.
Un intervento che si inserisce nel confronto acceso tra istituzioni, Regione e sindacati, mentre il futuro dei punti nascita di Campostaggia e Nottola resta una delle questioni più sensibili per la sanità della provincia di Siena.