Una Mercedes rigata più volte nel centro storico, piante danneggiate e altri episodi contestati anche su beni comunali. Ma soprattutto il peso della solitudine e del tempo che avanza. È il quadro al centro del procedimento per danneggiamento discusso nei giorni scorsi al tribunale di Siena, davanti al giudice Alessandro Maria Solivetti Flacchi e al pubblico ministero che sostiene l’accusa, Alberto Bancalà, nei confronti di un signore anziano, residente in paese difeso dagli avvocati Marco Bianchini del foro di Siena.
L’udienza ha ricostruito soprattutto la vicenda dell’auto. A testimoniare è stata la vittima di 53 anni, difesa da Alessandro Angiolini del foro di Arezzo, che ha denunciato una situazione insostenibile e che, attraverso un perito assicurativo, ha quantificato i danni in circa 5 mila euro. In aula ha riferito di aver iniziato a usare la vettura della zia, parcheggiandola regolarmente nel centro storico. I graffi, secondo la sua dichiarazione, sarebbero proseguiti regolarmente nel tempo. Nel luglio 2023, ha spiegato, avrebbe deciso di controllare personalmente: appostamenti per alcune settimane e, il 25 luglio, la sveglia alle 4.40: “Ho visto il mio vicino uscire, andare diretto alla macchina e rigare la fiancata destra; ha anche sferrato un calcio”, ha detto. Sempre secondo il racconto, subito dopo sarebbe stata rigata anche l’auto di un amico, una Ssangyong. Un secondo episodio è stato collocato al 26 agosto 2023: il testimone ha dichiarato di aver notato l’imputato seguirlo e poi avvicinarsi all’auto, ritrovata di nuovo danneggiata. Affrontato direttamente il vicino di casa, alla richiesta di spiegazioni, avrebbe ricevuto come risposta: “Tu mi hai rigato la porta di casa”. Così per evitare ulteriori problemi, ha aggiunto, è stato costretto a lasciare la vettura per circa un anno in un capannone a due chilometri dal centro. L’uomo ha riferito di non aver mai avuto precedenti screzi con l’anziano e che è stato costretto a chiamare i carabinieri.
A supporto della ricostruzione è stata ascoltata anche la testimonianza dei carabinieri intervenuti. Un militare ha riferito che in caserma, l’imputato avrebbe inizialmente ammesso di aver fatto “alcuni graffi”, dicendosi “pronto a pagare”, per poi tornare successivamente e negare l’addebito. Il carabiniere ha aggiunto che, in un secondo momento, l’uomo avrebbe sostenuto di essere passato tra le auto mentre buttava l’immondizia di una parente, negando però l’intenzionalità dei danni.
Il maresciallo, invece, ha inquadrato anche il contesto personale: oggi l’imputato vive da solo dopo il ricovero in una casa di cura della moglie che aveva sempre assistito: “Andrebbe seguito”, ha affermato in aula. Al tempo stesso, il maresciallo ha richiamato altri danneggiamenti contestati, tra cui quelli a una targa comunale e i danni ad alcune piante documentate con immagini.
Proprio sul fronte dei beni pubblici è intervenuto il sindaco di Radicofani, Francesco Fabbrizzi. L’amministrazione non si è costituita parte civile, ma al giudice ha riferito che nel corso del tempo erano arrivate segnalazioni ripetute su danneggiamenti a quattro tigli di circa 60 anni in piazza Garibaldi, “bucati con un trapano”, e che il Comune presentò denuncia. Il sindaco ha spiegato di aver appreso del presunto coinvolgimento dell’anziano, che in passato aveva inviato lettere con richieste di pulizia della piazza per la caduta delle foglie, nel corso del procedimento. Gli alberi, ha precisato il primo cittadino, non si sono seccati e dopo la denuncia non risultano ulteriori episodi. Fabbrizzi ha anche ricordato che all’uomo viene consegnato il pasto a domicilio, definendo la situazione complessa perché “è solo”.
L’udienza ha restituito una vicenda piccola solo in apparenza: non per il clamore, che non c’è, ma per quello che porta con sé in un centro dove tutti si incontrano e dove un danno, prima ancora di finire in un fascicolo, passa per le scale di casa. Il dibattito in aula si è chiuso con il rinvio dell’esame finale dell’imputato e della discussione, fissato per il prossimo 22 aprile. Una data che segnerà la conclusione formale di una vicenda in cui la legge dovrà fare chiarezza, ma che lascia aperte molte domande sul peso della solitudine e sulle tensioni sotterranee che si possono vivere in una piccola comunità.