Il referendum del 22 e 23 marzo chiamerà gli italiani a esprimersi su una riforma costituzionale che interviene sull’organizzazione della Magistratura. Una modifica che tocca sette articoli della Costituzione e che riguarda in particolare la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, il sistema di autogoverno della magistratura e il meccanismo disciplinare.
Ad analizzare i punti più rilevanti della riforma è stato il costituzionalista Elia Cremona, docente all’Università di Siena, ospite della trasmissione televisiva Il Punto.

Il ruolo della Magistratura nell’equilibrio dello Stato
Prima ancora di entrare nel merito della riforma, Cremona ha ricordato il ruolo centrale della Magistratura nell’architettura costituzionale.
“La Magistratura è fondamentale perché è depositaria del potere giudiziario, uno dei tre poteri su cui si fonda lo Stato insieme a quello legislativo ed esecutivo – ha spiegato -. È l’istituzione che decide dei nostri diritti e delle nostre libertà. Intervenire sulla parte della Costituzione che la riguarda significa quindi toccare un equilibrio delicato di pesi e contrappesi“.
Proprio per questo, ha sottolineato il docente, ogni modifica deve essere valutata attentamente: “L’architettura della Costituzione è stata costruita con grande equilibrio dai padri e dalle madri costituenti e intervenire su una parte può produrre effetti anche su altri aspetti del sistema”.
La separazione delle carriere
Uno dei punti più discussi riguarda la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente.
Oggi la Costituzione non parla di “carriere” ma di funzioni. “L’articolo 107 stabilisce che i magistrati si distinguono solo per funzioni“, ha ricordato Cremona. In pratica giudici e pubblici ministeri appartengono allo stesso ordine ma svolgono ruoli diversi.
La riforma prevede invece carriere separate fin dall’inizio. Secondo i promotori, questa scelta rafforzerebbe l’imparzialità del giudice evitando possibili commistioni con il pubblico ministero, che rappresenta l’accusa.
Ma il professore ha evidenziato anche un dato spesso citato nel dibattito: nella pratica i passaggi tra le due funzioni sono ormai molto rari e quindi la separazione delle carriere esiste già. “Negli anni Novanta interessavano circa il 10% dei magistrati, oggi dopo la riforma Cartabia del 2022 sono scesi sotto l’1% (nel 2024 i cambi di funzione sono stati 42 su 8817 in servizio, appena lo 0,5%) – ha spiegato -. Quindi di fatto stiamo parlando di due carriere che nella pratica sono già quasi completamente separate“.
Due Consigli superiori della magistratura
La riforma modifica anche l’assetto del Consiglio superiore della Magistratura, l’organo di autogoverno della Magistratura. Oggi esiste un unico CSM che si occupa di giudici e pubblici ministeri.
Se la riforma venisse approvata, verrebbero istituiti due consigli distinti: uno per la magistratura giudicante e uno per quella requirente.
I due organi avrebbero comunque una struttura simile e sarebbero presieduti dal Presidente della Repubblica, mantenendo quindi una continuità con l’impianto attuale.
Il nodo del sorteggio e il rischio di asimmetrie
Tra le novità più discusse c’è il metodo di selezione dei membri dei due nuovi consigli della Magistratura.
Oggi una parte dei 30 componenti è eletta dai magistrati stessi (20/30) e una parte (10/30) dal Parlamento tra professori ordinari in materie giuridiche e avvocati.
La riforma scardina completamente questo sistema e introduce invece il sorteggio, il cosiddetto sorteggio temperato.
Il meccanismo, ha spiegato Cremona, è antico e già presente in alcuni casi veramente eccezionali nel sistema costituzionale, ma qui assumerebbe una funzione diversa e del tutto nuova. Infatti i magistrati che faranno parte dei due CSM saranno sorteggiati a sorte totalmente a caso (e non più votati) tra i magistrati. Mentre i membri scelti dal Parlamento saranno estratti a sorte, ma da una lista precompilata e creata dal Parlamento.
Per questo principio si tratta di un sorteggio temperato. “L’idea è ridurre il peso delle correnti interne alla Magistratura”, ha detto Cremona. Tuttavia il docente ha evidenziato alcune criticità. “Il sorteggio previsto dalla riforma è asimmetrico – ha osservato – I magistrati verrebbero estratti da una platea molto ampia (20 su oltre ottomila persone), mentre i componenti laici sarebbero sorteggiati da una lista più ristretta compilata dal Parlamento, di cui ancora non si sa il numero della lista che la può comporre e neanche la maggioranza che la sceglie”.
Un meccanismo che potrebbe avere effetti imprevedibili. “Il sorteggio può evitare che il CSM sia un organo rappresentativo delle correnti – ha spiegato – ma non è detto che riesca davvero a eliminarle. Potremmo semplicemente avere correnti più fortunate e altre meno fortunate“.
La nuova Alta Corte disciplinare
Un’altra novità riguarda il sistema disciplinare dei magistrati.
Oggi i procedimenti sono gestiti da una sezione interna del CSM e le decisioni possono essere impugnate davanti alle sezioni unite della Corte di Cassazione.
La riforma istituisce invece una nuova Alta Corte disciplinare composta da 15 membri, con il compito di giudicare eventuali illeciti di giudici e pubblici ministeri.
Secondo Cremona la struttura sarebbe diversa anche sul piano procedurale: le decisioni verrebbero prese da una sezione e poi eventualmente riesaminate da un’altra sezione della stessa Corte.
Resta però aperto un dibattito giuridico su un punto: “Qualcuno osserva che potrebbe non essere garantito il ricorso in Cassazione, che la Costituzione prevede per tutte le sentenze. Altri invece ritengono che il ricorso resti comunque possibile”.
Il tema dei fuorisede
Nel corso della trasmissione è stato affrontato anche un tema legato alla partecipazione al voto. Per questo referendum non è infatti prevista la possibilità di votare fuori dal comune di residenza, una modalità sperimentata nel 2025 per un referendum abrogativo.
Secondo Cremona si tratta di “un’occasione sprecata“. “È vero che in questo caso non c’è il quorum e quindi il risultato sarà valido comunque – ha osservato – ma stiamo comunque intervenendo sulla Costituzione. Sarebbe stato opportuno favorire il più possibile la partecipazione”.
Una questione che riguarda in particolare studenti e lavoratori fuorisede, stimati in circa cinque milioni di persone.
Un voto sugli equilibri istituzionali
Il referendum, dunque, non interviene direttamente sui tempi dei processi o sull’efficienza della giustizia, o sulla separazione delle carriere che già esiste di fatto, ma sull’organizzazione della Magistratura e sugli equilibri istituzionali.
Un voto che, come ha sottolineato Cremona, riguarda l’architettura stessa dello Stato. E che per questo richiede, più di ogni altra cosa, una scelta consapevole da parte degli elettori.
Quando si vota. Domenica 22 marzo, dalle 7 alle 23, e lunedì 23 marzo, dalle 7 alle 15. Trattandosi di referendum confermativo, non è previsto il quorum: l’esito dipenderà dalla maggioranza dei voti validamente espressi.