Nel dibattito sul referendum costituzionale del 22 e 23 marzo sulla Riforma della Magistratura, le posizioni politiche sembrano, almeno sulla carta, abbastanza definite: centrodestra compatto per il Sì, centrosinistra orientato verso il No.
Ma poi ci sono le eccezioni. E a Siena una di queste ha un nome preciso: Pietro Staderini.
Consigliere comunale durante le amministrazione di Franco Ceccuzzi e Bruno Valentini e Luigi De Mossi, militante storico dell’area conservatrice, già vicino a Forza Italia e fondatore di Sena Civitas, Staderini rappresenta da anni un volto riconoscibile del centrodestra cittadino. Una formazione che affonda le radici nella tradizione cattolico-conservatrice, dalla scuola del babbo fra i fondatori del Partito Popolare Italiano a Siena a posizioni più liberali, sempre sulla sponda del centrodestra.

Eppure, su questo referendum, la sua posizione rompe gli schemi: voterà No.
“Una riforma fatta senza consenso”
“Io ho scelto per il No perché credo che una legge costituzionale debba essere costruita insieme al maggior numero possibile di parlamentari”.
Il punto, per Staderini, non è solo il merito ma anche il metodo. “Questa sembra una legge proposta a colpi di maggioranza. È passata in Senato, alla Camera per due volte senza cambiare una virgola. Quando si mettono mano a sette articoli della Costituzione, farlo solo con una maggioranza non mi sembra opportuno”.
Un tema che attraversa tutto il dibattito sulla riforma: quanto conta il consenso quando si modifica l’architettura costituzionale?
“Non serve ai cittadini”
Al di là del metodo, però, Staderini entra nel merito e pone una domanda diretta: “A chi serve questa riforma? Io credo che ai cittadini non serva”.
Secondo lui, il problema della giustizia italiana è un altro. “Serve una riforma dell’efficienza: più risorse, più innovazione, più personale. Processi più brevi. Questo vogliono i cittadini“.
Un punto su cui, paradossalmente, c’è una convergenza trasversale: la riforma non interviene né sui tempi né sulla qualità della giustizia. E allora il dubbio resta per Staderini: “È una riforma per il sistema o per la politica?”
Il nodo della separazione delle carriere
Uno dei nodi della riforma è la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Ma Staderini invita a ridimensionare il tema: “Di fatto una separazione già esiste. I passaggi sono limitati e rarissimi”.
I numeri lo confermano: nel 2024 solo lo 0,4% dei magistrati ha cambiato funzione. “Quindi non prendiamoci in giro: questa non è la vera ragione della riforma”.
Due CSM, più costi e meno garanzie?
Altro punto centrale: la creazione di due Consigli superiori della magistratura distinti, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, a cui si aggiungerebbe una nuova Alta Corte disciplinare. “Serve davvero tutto questo? E quanto ci costerà?” si pone come domanda Staderini, a cui nessuno ha dato risposta.
“Non sappiamo quanti membri avranno, come funzioneranno nel dettaglio, né quanto costeranno. Questo è un problema”.
Il rischio, secondo lui, è duplice: da un lato la moltiplicazione delle strutture, dall’altro una perdita dello spirito originario: “Quanto rimane dello spirito elettivo dei padri costituenti? Niente”.
Il sorteggio: “non è trasparente”
Tra gli aspetti più discussi c’è il nuovo sistema di selezione dei membri dei CSM: non più elezione, ma sorteggio.
“Anche questo è qualcosa di non trasparente – afferma. Il punto critico riguarda soprattutto la componente laica, che verrebbe sorteggiata da liste stabilite dal Parlamento. Quanto resta davvero della rappresentanza elettiva?”
Una domanda che apre un altro fronte: il rapporto tra Magistratura e politica.
“Una riforma fatta male”
“A detta di persone che se ne intendono molto più di me, questa legge è fatta con i piedi. Probabilmente con una maggioranza più ampia e una discussione più approfondita si sarebbe arrivati a un testo migliore – aggiunge Staderini un passaggio critico anche verso il Parlamento -. Temo che molti si siano fermati agli slogan, senza entrare davvero nella profondità della riforma”.
Una frattura che attraversa gli schieramenti
La posizione di Pietro Staderini fa emergere un aspetto preciso: questo referendum non segue le tradizionali linee politiche.
Non è solo uno scontro tra destra e sinistra, ma una discussione più profonda su come si riforma la Costituzione e su quale equilibrio debba avere la Magistratura al’interno della separazione dei poteri dello Stato.
E forse è proprio questo il dato più interessante: quando si parla di giustizia e di regole democratiche, le appartenenze politiche iniziano a contare un po’ meno.
