Non è una riforma che renderà la giustizia più veloce né più efficiente. A sostenerlo sono due voci tecniche intervenute all’iniziativa promossa a Siena dal Comitato “È giusto dire NO”: Roberta Santoni Rugiu, consigliera della Corte d’Appello di Firenze, e Pietro Dinoi, avvocato del Comitato degli Avvocati per il No.
Secondo Santoni Rugiu, la riforma viene presentata come una misura di buonsenso, ma in realtà incide su un principio cardine dell’ordinamento: “Intacca la separazione dei poteri, che rappresenta un fondamento della democrazia. La separazione delle carriere esiste già e per approfondirla sarebbe bastata una norma ordinaria. L’aspetto marginale viene usato come copertura di un intervento molto più profondo”.
Il cuore della riforma, secondo la magistrata, è invece lo sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura e la sottrazione del potere disciplinare: “La riforma mira a indebolire il Csm e a privarlo del potere disciplinare, attribuendolo a un altro organo. In questo modo si creano tre organi di rilievo costituzionale, tutti indeboliti anche dal fatto che la composizione avverrà tramite sorteggio”.
Un meccanismo che Santoni Rugiu definisce criticamente come una “lotteria”, perché la scelta casuale dei componenti non garantirebbe adeguata rappresentatività né competenza. E sull’effetto concreto sui tempi dei processi, la risposta è netta: “Gli stessi promotori della riforma hanno chiarito che l’efficienza del sistema non potrà essere il risultato di questa riforma. Non cambieranno i tempi e non cambieranno le regole processuali”.

Una posizione condivisa anche dagli avvocati che hanno scelto di schierarsi per il No. Pietro Dinoi sottolinea che l’avvocatura non è un blocco compatto: “È una realtà articolata, con sensibilità diverse. Esiste però una parte dell’avvocatura che ritiene questa riforma dannosa per i cittadini. Questa riforma va contro il cittadino perché mette in discussione la tripartizione dei poteri e rafforza il tentativo del potere esecutivo di sottomettere quello giudiziario”.
Anche sul piano pratico, Dinoi esclude qualsiasi beneficio sulla durata dei processi: “Non diminuiranno neanche di un minuto. Lo hanno detto gli stessi promotori della riforma: non cambia nulla sulla speditezza dei procedimenti. Anzi – aggiunge -, il cittadino avrà solo svantaggi, perché rischierà di avere un giudice intimorito, sottomesso ai poteri forti. Quando un giudice decide con la preoccupazione di non dare fastidio ai poteri forti, il cittadino comune ha tutto da perdere”.

Le posizioni emerse durante il convegno a Siena insistono quindi su un punto centrale: la riforma non risolve i problemi strutturali della giustizia, come carenze di personale e risorse o come i tempi lunghi dei processi, ma interviene sull’assetto costituzionale della Magistratura, modificando il ruolo del Csm e i rapporti tra i poteri dello Stato.
Una scelta che, per magistrati e avvocati schierati per il No, non migliora il servizio giustizia per i cittadini e rischia di comprometterne le garanzie fondamentali.