Il rischio frane in provincia di Siena è un tema di grande attualità e di reale preoccupazione per esperti e cittadini. Ne abbiamo parlato con Riccardo Salvini, Presidente del Centro Geotecnologie dell’Università di Siena, che ci ha illustrato le criticità e le possibilità di prevenzione sul territorio.
“Il nostro territorio – spiega Salvini – ha una pericolosità elevata, soprattutto nelle zone collinari e montane. Questa è determinata dalla natura dei terreni, dalle rocce e dalla morfologia, perché le frane sono movimenti gravitativi che richiedono un certo dislivello. Il rischio, però, non dipende solo dalla pericolosità geologica: è direttamente collegato all’esposizione di beni e infrastrutture. In altre parole, se un’area è geologicamente pericolosa ma non vi sono edifici o strade, il rischio reale rimane basso. Viceversa, la presenza di strutture o centri abitati può aumentarlo significativamente”.
Il rischio riguarda anche le aree urbane: “Purtroppo – continua Salvini – ci sono zone critiche anche a Siena, come Pescaia o Fontebranda, dove in passato si sono verificati crolli. Qui convergono fattori morfologici e geologici, terreni sabbiosi che si imbibiscono d’acqua durante forti piogge e strutture antropiche ai piedi dei versanti, creando situazioni di rischio che richiedono attenzione e interventi mirati”.
La prevenzione, secondo l’esperto, passa principalmente dalla conoscenza del territorio. “La nostra università – sottolinea Salvini – ha recentemente completato la nuova cartografia del territorio a scala 1:50.000 nell’ambito del progetto CARG nazionale con Ispra. Abbiamo consegnato il foglio di Poggibonsi, stiamo lavorando su Roccastrada e presto toccherà a Montalcino. Queste cartografie rappresentano una base fondamentale per enti locali e Regione Toscana per gestire la pericolosità geologica e ridurre il rischio. Conoscere il territorio significa poter pianificare interventi mirati, educare le persone e limitare i danni in caso di eventi franosi”.
In conclusione, il rischio frane in provincia di Siena non è un allarme astratto: è concreto, ma affrontabile grazie a studi scientifici, cartografie dettagliate e una corretta gestione del territorio.