Una vicenda che, a raccontarla oggi, pare quasi uscita da un romanzo grottesco, ma che invece affonda le proprie radici in fatti realmente accaduti e in un luogo che più insolito non si potrebbe immaginare: il cimitero di Murlo. Nella primavera del 2022, la quiete del piccolo borgo è stata improvvisamente spezzata da una rissa furibonda, in cui – secondo le accuse – volarono sassi, legni, addirittura la croce di una tomba e, in un dettaglio che sfiora l’incredibile, persino una vecchia autoradio usata come corpo contundente.
A distanza di quasi quattro anni, quella scena surreale tra i monumenti funebri torna di stretta attualità in tribunale: mercoledì 7 gennaio 2026, davanti al giudice Alessandro Maria Solivetti Flacchi, saranno ascoltati sei dei sette imputati chiamati a rispondere di rissa, lesioni personali, minacce e danneggiamento. Nella stessa aula, il pubblico ministero Alberto Bancalà coordina una delle inchieste più curiose degli ultimi tempi nel Senese, mentre le difese sono affidate agli avvocati Manfredi Biotti e Donato Cialdella.
Il procedimento, aperto formalmente nella primavera dello scorso anno, ha già vissuto una lunga sequenza di udienze segnate da tensione, interruzioni e testimonianze contraddittorie. A complicare ulteriormente la ricostruzione dei fatti, la presenza di numerosi testimoni – tra parenti, amici e semplici visitatori del camposanto – le cui versioni si sono spesso scontrate, tra ricordi confusi e dettagli divergenti. In più di un’occasione il giudice Solivetti Flacchi ha dovuto richiamare i presenti a una maggiore precisione, sottolineando la necessità di coerenza e chiarezza. Non sono mancati i colpi di scena: qualche mese fa, di fronte all’ennesima narrazione discordante da parte di un teste chiave, il giudice ha trasmesso gli atti in procura per valutare eventuali false dichiarazioni.
Sul piano investigativo, i carabinieri della stazione di Murlo, intervenuti quando ormai la rissa era terminata, hanno ricostruito la scena grazie alle testimonianze raccolte e alle immagini delle telecamere di sorveglianza installate nei pressi dell’ingresso del cimitero. Elementi che hanno permesso di individuare i principali protagonisti dello scontro e di dare un primo volto alle responsabilità in gioco, sebbene la dinamica resti ancora per molti aspetti oscura.
Secondo le ipotesi degli inquirenti, tutto avrebbe avuto origine da screzi personali e tensioni sentimentali tra due giovani del paese, con un diverbio presto degenerato in una lite furibonda a cui si sarebbero uniti, in pochi minuti, genitori, parenti e amici, trasformando il camposanto in un teatro di caos. Nel parapiglia, oggetti trovati sul posto – croci di legno divelte dalle tombe, sassi, perfino un’autoradio – sono stati impiegati come armi improvvisate. Alcuni coinvolti hanno riportato contusioni e ferite, fortunatamente non gravi, mentre una lapide è rimasta pesantemente danneggiata. Ad oggi, rimane incerto se la rissa sia scoppiata per un incontro casuale o se sia stata il risultato di una spedizione punitiva organizzata da una delle fazioni coinvolte: una delle tante zone d’ombra che le udienze non hanno ancora dissipato.
La complessità della vicenda ha reso necessario ascoltare molteplici testimoni, tra cui anche persone presenti nel cimitero per motivi estranei alla lite; l’assenza di uno dei testimoni chiave ha inoltre comportato, nei mesi scorsi, il rinvio di una delle udienze da parte del Tribunale di Siena, rallentando ulteriormente l’iter processuale. Nel frattempo, le versioni raccolte sono rimaste frammentarie, con punti oscuri sulle reali intenzioni dei partecipanti e sulla dinamica che ha condotto allo scontro.
Ora, con l’esame diretto degli imputati fissato per mercoledì prossimo, il procedimento entra in una fase decisiva: i sei chiamati a deporre avranno l’occasione di chiarire la propria posizione e forse di ricomporre quel mosaico di responsabilità che fino ad oggi è rimasto sfuggente. Gli avvocati Biotti e Cialdella preparano la strategia difensiva, pronti a smontare le accuse punto su punto e a far emergere le eventuali attenuanti, mentre la pubblica accusa attende risposte sulle molte zone d’ombra rimaste.
Restano impressi al momento il danneggiamento di una lapide, le urla nel silenzio del camposanto e quel dettaglio surreale dell’autoradio lanciata tra le tombe: elementi che hanno violato non solo il riposo dei defunti, ma anche la serenità – giudiziaria e non – dell’intera comunità di Vescovado. Il prossimo appuntamento in tribunale potrebbe rappresentare il punto di svolta tanto atteso per fare finalmente luce su una storia che, tra la gravità dei fatti e l’incredulità generale, continua a far discutere il paese, dimostrando ancora una volta come la realtà riesca talvolta a superare le più ardite invenzioni letterarie.