La seduta del Consiglio comunale di oggi, martedì 6 ottobre, è stata aperta con la celebrazione relativa all’istituzione della Festa Nazionale di San Francesco d’Assisi. Sono intervenuti, introdotti dal Presidente del Consiglio comunale, Davide Ciacci, Sua Eminenza Reverendissima Cardinale Arcivescovo dell’Arcidiocesi di Siena, Colle di Val d’Elsa e Montalcino, Augusto Paolo Lojudice, e Sua Eccellenza Prefetto di Siena, Valerio Massimo Romeo. E’ seguito quindi l’intervento di Massimo Bianchi dell’Università di Siena, dal titolo “La figura di San Francesco nella storia e il francescanesimo a Siena”. Quindi l’intervento del Sindaco di Siena, Nicoletta Fabio. Hanno poi preso parola la consigliera comunale del gruppo Partito Democratico, Gabriella Piccinni; il consigliere comunale del gruppo Siena in tutti i sensi Nicoletta Fabio Sindaco, Leonardo Pucci; il consigliere comunale del gruppo Partito Democratico, Alessandro Masi; il consigliere comunale del gruppo Lorenza Bondi Siena nel cuore Marco Falorni Udc, Marco Falorni.
Nel raccontare la figura del Santo, Bianchi ha sottolineato di voler “riscoprire l’essenza del messaggio di Francesco, la sua intensa spiritualità, la straordinaria capacità di essere testimone del suo tempo e di offrire molti spunti di riflessione validi ancora oggi solo con la forza disarmante della semplicità”. Bianchi, di fronte al Consiglio comunale, ha ripercorso anche le tappe senesi della vita di San Francesco: “L’esperienza di vita di Francesco è anche una sorta di viaggio all’interno di una parte consistente della nostra penisola che può dirsi a giusto motivo francescana. Insieme con la Romagna, le Marche, il Lazio e ovviamente l’Umbria, anche la Toscana è a tutti gli effetti parte costitutiva di un mondo geograficamente e linguisticamente molto familiare a Francesco. Con la Toscana il legame può dirsi genetico e naturale, essendo stata lo scenario della sua piena maturità spirituale: sono tanti infatti i conventi, le chiese, i santuari che conservano tracce significative del suo passaggio. Ripercorrere il cammino di Francesco nei luoghi della Toscana da lui visitati non è solo un esercizio di memoria storica ma un vero e proprio itinerario spirituale e di diffusione del suo messaggio, a partire dal 1209 quando Bernardo da Quintavalle ed Egidio giunsero a Firenze dando vita a quel nucleo che già nel 1217 vide nascere la Provincia della Tuscia con ormai una ventina di conventi già attivi. L’itinerario prosegue in ordine sparso tra Arezzo, Cortona, la Valdelsa, soprattutto con San Gimignano, Colle e Poggibonsi, Firenze e la via Francigena, le pendici dell’Amiata e ovviamente Siena, dove le cronache narrano che l’accoglienza del Santo fu travolgente e dove l’entusiasmo e l’ardore dei senesi era tale da condurlo a braccia tra le vie del centro. Ma il legame con Siena era destinato a incrementarsi proprio nel più complicato momento del dolore fisico; infatti, nella primavera del 1226 Francesco, ormai gravemente malato, in particolare agli occhi a seguito del tracoma contratto nel viaggio in Oriente, dal suo eremo di Ravacciano dettò il suo ‘Piccolo Testamento’, una sintesi di amore e di umiltà che raccomandava ai suoi frati che “sempre si amino tra loro, sempre amino ed osservino la nostra signora la santa povertà; sempre siano fedeli e sottomessi ai prelati e a tutti i chierici della Santa Madre Chiesa”. Poco fuori le mura sorge infatti la chiesa di San Francesco all’Alberino dove la leggenda racconta che il poverello di Assisi, piantando in terra il suo bastone da viaggio, lo vide germogliare istantaneamente in un leccio sacro, tuttora ricordato come simbolo di una fede che porta frutto anche nel deserto”.

“Ricordare oggi San Francesco in quest’Aula – ha detto il Sindaco di Siena, Nicoletta Fabio – ha per la nostra città un significato che va oltre la celebrazione di una ricorrenza; significa interrogarsi sull’eredità che una figura vissuta otto secoli fa continua a consegnare alla nostra società e alla nostra comunità. Lo ha sottolineato appena due giorni fa, ad Assisi, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: sono trascorsi ottocento anni dalla morte di Francesco, eppure la distanza del tempo non ha diminuito la forza della sua testimonianza”. “Lo ha evidenziato anche il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni – ha detto ancora Nicoletta Fabio -, ricordando San Francesco come ‘un italiano che ha forgiato l’identità di un intero popolo’ e come testimone di un messaggio universale destinato ancora ad illuminare il nostro cammino. Siena può sentire il messaggio del santo di Assisi particolarmente vicino perché il rapporto tra Francesco e la nostra città non è soltanto ideale, la città lo ha ricordato con alcuni eventi dedicati. Secondo le Fonti francescane Francesco giunse a Siena già negli anni della sua predicazione. La tradizione ricorda la sua opera di pacificazione delle fazioni cittadine e la sua presenza presso l’eremo di Ravacciano. Ma soprattutto tornò qui nella primavera del 1226, pochi mesi prima della morte. Era gravemente malato e venne condotto a Siena anche nella speranza di trovare sollievo ai problemi agli occhi. Proprio qui, nell’eremo che oggi ricordiamo attraverso San Francesco all’Alberino, dettò ai suoi frati poche e straordinarie parole. Una sorta di breve testamento spirituale. Parole semplici e potenti che ci ricordano, fra l’altro, che una società non può vivere soltanto di regole, interessi e contrapposizioni. Ha bisogno anche di legami, rispetto, responsabilità reciproca, attenzione verso chi rimane indietro”.
“Tra quelle indicazioni – ha aggiunto il Sindaco – ce n’è una di una semplicità disarmante: ‘Sempre si amino gli uni gli altri’. Dovremmo ascoltare la lezione di san Francesco per imparare soprattutto l’amore, parola chiave per riassumerne il pensiero, fonte e forza di ogni slancio e della sua santità: amore per il prossimo, amore per la fede, amore per la Chiesa, amore per la pace, amore per la povertà, amore per l’ambiente. Come ha scritto due giorni fa Marcello Veneziani, e come ci testimonia il Cantico delle creature, ‘Francesco non vanifica il mondo e non considera ingannevole la sua evanescenza ma loda la magnificenza del creato perché riflesso di Dio. Il Santo di Assisi predicò pace e rispetto per il creato perché innamorato dell’Essere, Dio, e della sua impronta negli enti, la natura. È il lascito più importante a un’epoca prigioniera del vacuo apparire e ormai abituata alla fuga dalla realtà’. Nel suo rifiuto della vita ridotta ad apparenza c’è anche il rifiuto della vanità e del narcisismo dominante; l’umiltà francescana è anche ribellione contro il proprio io e la sua insolenza; e la povertà francescana non è un programma economico, sociale o politico ma una rinuncia, che nasce dallo scegliere l’essenziale rispetto al superfluo. Tutte scelte e rinunce di cui oggi avremmo tutti un gran bisogno. E poi c’è la spiritualità, parola che non deve necessariamente dividere chi crede da chi non crede; spiritualità può significare anche capacità di fermarsi, di ascoltare, di interrogarsi, di riconoscere che nella vita individuale e collettiva esistono valori che non possono essere ridotti alla sola dimensione materiale”.
“Tornando al legame di Francesco con Siena – ha detto ancora – , esso diventa ancora più profondo se accanto a lui poniamo Santa Caterina. Francesco d’Assisi e Caterina da Siena sono insieme Patroni d’Italia dal 1939. Due figure lontane nel tempo e diverse per esperienza ma che hanno la capacità di parlare di pace e chiedere la pace ai potenti.Francesco attraversa le linee della quinta crociata per incontrare il sultano al-Malik al-Kamil. Caterina invece si reca ad Avignone, richiama governanti e uomini di Chiesa alle loro responsabilità, lavora incessantemente per la riconciliazione e per la pace. Entrambi ci consegnano una lezione che oggi appare quanto mai necessaria: chiedere e desiderare la pace non è debolezza, è coraggio, richiede la capacità di vedere nell’altro non un nemico ma una persona con tutte le sue fragilità. È forse questo uno dei messaggi più potenti che possiamo raccogliere oggi. In un tempo nel quale nel mondo tornano guerre terribili, nel quale le divisioni sembrano spesso prevalere sul dialogo e perfino le nostre comunità rischiano talvolta di smarrire il senso della misura e dell’ascolto, Francesco e Caterina ci ricordano che costruire la pace significa prima di tutto ricostruire relazioni. E significa farlo concretamente. Per questo appartengono entrambi non soltanto alla storia religiosa del nostro Paese, ma alla nostra storia civile. E per questo Siena può sentire ancora più propria questa giornata. E proprio parlando di Santa Caterina voglio cogliere questa occasione per condividere con il Consiglio, quasi in anteprima, una notizia alla quale come Sindaco tengo particolarmente. Dal 28 novembre 2026 al 30 marzo 2027, il Complesso museale Santa Maria della Scala ospiterà la mostra ‘Santa Caterina. Estasi e ardore’. È un progetto che questa amministrazione ha fortemente voluto, perché crediamo che Siena abbia non soltanto il dovere di custodire la memoria di Caterina, ma anche il dovere di continuare a raccontarla al mondo, rendendone comprensibile la straordinaria modernità. Caterina è una figlia di Siena, ma appartiene all’umanità intera. E mi è gradito pensare che, nell’anno in cui l’Italia riscopre con particolare intensità la figura di Francesco, la nostra città scelga di dedicare un grande momento culturale e spirituale all’altra Patrona d’Italia. Francesco e Caterina, ancora una volta idealmente insieme. Assisi e Siena. Due città, due storie, due voci che hanno attraversato i secoli continuando a parlare al nostro presente. Credo sia anche questo il compito di una città come la nostra: non limitarsi a conservare il proprio patrimonio, ma renderlo vivo, capace ancora di interrogare, emozionare e parlare alle nuove generazioni. Perché Francesco, come Caterina, ci insegna soprattutto questo: le grandi trasformazioni cominciano dalla responsabilità di ciascuno. Voglio concludere con l’immagine scelta da Papa Leone XIV qualche giorno fa con l’auspicio che ‘il sole di Francesco possa illuminare il mondo’ e indicare ancora la via della pace, della speranza e della convivenza fraterna. Da Siena, città di Caterina e città che accolse Francesco, credo che questo auspicio possa diventare oggi anche il nostro”.