Niccolò Volpini, sindaco di Abbadia San Salvatore, ospite a ‘Buongiorno Siena’, fa il punto su due temi che toccano da vicino la comunità amiatina: la tenuta dei servizi sanitari locali e l’iter per la realizzazione della nuova scuola.
Sanità: quali criticità in ospedale?
Dal Tavolo della Sanità, che riunisce forze politiche, sindacati e rappresentanti dei cittadini, emerge una fotografia preoccupante. Diversi ambulatori sono stati chiusi con l’uscita dei professionisti e non sempre si è riusciti a sostituirli: in sofferenza geriatria e dermatologia, mentre la radiologia è diventata un nodo “incredibile”. In più, l’assenza del pediatra di base costringe i medici di medicina generale a seguire anche i bambini, con carichi già prossimi al limite.
«Emerge che ci sono tanti ambulatori dismessi perché il professionista andava via: si parla di geriatria, di dermatologia e di un problema ormai davvero incredibile su radiologia. Da noi non c’è il pediatra e i medici di medicina generale devono tenere anche i bambini».
«I medici di medicina generale hanno tutti 1.800-1.900 mutuati: garantiscono l’ordinario grazie all’attenzione per il territorio, ma hanno anche un tempo di riposo necessario dopo tante ore di lavoro».
Il confronto con la Regione
Il sindaco ha trasmesso un documento di sintesi all’assessora regionale Monia Monni, che conosce bene l’area amiatina. C’è già stato un primo confronto operativo e a breve è atteso un incontro per approfondire il quadro e valutare interventi possibili. Volpini, però, avverte: la carenza di personale sanitario è un problema strutturale, non esclusivo di Abbadia.
«L’assessora conosce molto bene la nostra realtà. Fisseremo un appuntamento: ci vediamo, le facciamo capire bene tutta la situazione e cercheremo di trovare, per quello che è possibile, una soluzione».
«Il problema del personale sulla parte sanitaria purtroppo non lo scopre Abbadia San Salvatore: dobbiamo farci i conti».
Scuola: che fine fanno i fondi PNRR?
Il progetto per la nuova scuola era in graduatoria PNRR con un contributo di oltre 11,5 milioni di euro. Ma i tempi imposti non erano compatibili con un cantiere così impegnativo: realizzare un edificio da 3.500-4.000 metri quadrati in 18 mesi si è rivelato impraticabile, nonostante le rassicurazioni iniziali.
La “via B” e la certezza dell’opera
Per non fermare l’investimento, il Comune ha aperto in parallelo una strada alternativa di finanziamento. La scelta, difficile ma necessaria, è stata restituire le risorse PNRR e procedere con la “via B”, che assicura la realizzazione dell’edificio.
«È stato un boccone amaro restituire le risorse PNRR, ma con la via B andiamo avanti: l’edificio scolastico si farà».