"Sembra un film, ma non lo è": Alessio Bifini racconta la guerra vissuta in Kuwait

In Kuwait, sirene, boati e voli bloccati: la testimonianza dell'ex attaccante ed ex allenatore del Poggibonsi Alessio Bifini, ora tecnico della Milan Academy a Kuwait City

Di Redazione | 3 Marzo 2026 alle 12:03

Alessio Bifini, ex attaccante e poi allenatore del Poggibonsi, oggi tecnico della Milan Academy in Kuwait, vive a Kuwait City da mesi. Nelle stesse ore in cui dal Paese del Golfo arrivano notizie di un caccia precipitato vicino a una base statunitense — con il Ministero della Difesa kuwaitiano che ha reso noto la sopravvivenza degli equipaggi — Bifini ci descrive la vita quotidiana tra sirene, boati lontani e un calcio momentaneamente sospeso. In città si vive una ‘calma vigile’, interrotta da allarmi e rumori in lontananza

“Qui in Kuwait la situazione – racconta in diretta a Buongiorno Siena – sembra abbastanza tranquilla. L’unica cosa è che sentiamo continui bombardamenti, sirene a livello nazionale che danno un’allerta. Stanotte alle 3 sono state azionate e abbiamo sentito forti boati. Un conto è vedere la guerra in TV, un conto è essere dove la guerra c’è. Mi sembra di essere in un film, ma non sono in un film: è la vita reale”.

 

Il paese resta operativo, ma con limiti concreti alla mobilità e uno sguardo fisso alle notizie.«Vorrei che questo inizio di guerra finisse presto, ma sono stati bloccati tutti i voli di rientro. Avevo un volo dall’8 al 13 marzo per tornare a casa a Grosseto: al momento è tutto fermo, lo spazio aereo è bloccato».

Com’è la vita quotidiana

Niente fughe di massa, descrive Bifini, quanto piuttosto una normalità sospesa, in cui l’eccezione convive con le abitudini.

«Qui si vive normalmente, ma con un’allerta nazionale. Abito al decimo piano, a due minuti dal mare: a volte, passeggiando, vediamo qualche missile sopra la testa. Sono cose mai viste».

Il calcio si ferma

Il pallone, intanto, aspetta tempi migliori. L’attività di base e le competizioni nazionali sono sospese.

«Al momento c’è la sospensione di tutte le attività calcistiche a livello nazionale. Le immagini dell’incidente all’aeroporto sono vere e parliamo di luoghi a una cinquantina di chilometri da noi».

Milan Academy Kuwait: numeri, metodo, talenti

Bifini guida lo staff tecnico della Milan Academy locale e racconta un progetto in crescita.

«Sono l’head coach della Milan Academy Kuwait: faccio gli allenamenti in campo e gestisco 10 allenatori. Abbiamo 400 ragazzi, di cui 100 selezionati dall’Academy Officer del Milan. Le lezioni sono in inglese: è formazione in campo e fuori».

Il bacino è internazionale, tra figli di lavoratori espatriati e giovani del Golfo. Qualità non scontata, ma qualche prospetto c’è.

«Secondo me su 400 ragazzi uno o due potrebbero tranquillamente fare i professionisti in Italia, nel percorso fino all’Under 19».

Meritocrazia e futuro

Il richiamo dell’Italia resta forte, ma oggi prevale la riconoscenza per l’opportunità kuwaitiana e la sensazione di un sistema più lineare.

«Sì, mi manca il calcio italiano. Ho avuto due proposte a febbraio, anche una in Eccellenza molisana, ma ho scelto di rispettare il lavoro qui. Qui c’è molta meritocrazia: è un calcio abbastanza pulito, chi merita gioca».

L’esperienza all’estero ha aperto anche porte inaspettate.

«Ho conosciuto De Zerbi, sono stato da Pirlo, mi sono trovato accanto al presidente del Paris Saint-Germain. Le persone più facoltose del mondo arabo, spesso, sono più umili di certi portaborse italiani».

Il messaggio a casa

Tra i telefoni che squillano e l’attenzione degli amici in Italia, Bifini vuole soprattutto rassicurare.

«Voglio tranquillizzare chi mi conosce: al momento c’è una tranquillità apparente. Spero che questa situazione finisca quanto prima: l’odore e il sapore della guerra sono tristi. Mi sembra di vivere una realtà parallela».

La chiusura. «Spero che finisca presto» è l’ultima frase che Bifini consegna: un desiderio semplice, che vale più di qualsiasi analisi tecnica quando le sirene, di notte, interrompono il silenzio della città.



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