Sette Giorni, Speciale Referendum sulla giustizia. Le ragioni del No con Dinoi: "Rischio condizionamento politico della magistratura"

Dalle 21.30 la seconda parte con le ragioni del SÌ e l’intervista all’avv. Michela Rossi

Di Simona Sassetti | 21 Febbraio 2026 alle 21:30

È una puntata speciale, quella di Sette Giorni, dedicata al referendum del 22 e 23 marzo: “Le ragioni del SÌ e le ragioni del NO”. La trasmissione sceglie una formula precisa e dichiarata in apertura: niente faccia a faccia, niente confronto diretto, ma due spazi separati, con lo stesso tempo e lo stesso livello di approfondimento. Nella prima parte, la parola va alle ragioni del NO con l’avvocato Pietro Dinoi, mentre dalle 21.30 la seconda parte sarà dedicata alle ragioni del SÌ con l’avvocata Michela Rossi.

“Non è un referendum sulla giustizia, ma sulla magistratura”

Dinoi imposta subito il ragionamento su un punto: a suo giudizio il voto non riguarda la “giustizia” in senso ampio (tempi dei processi, efficienza, servizi), ma l’assetto costituzionale della magistratura. Il motivo centrale per cui invita a votare NO è netto: “se si distruttura l’organizzazione della magistratura – afferma- viene meno l’impalcatura costituzionale che regge la separazione dei poteri”. Il rischio, secondo Dinoi, è che “la riforma finisca per condizionare e persino controllare o normalizzare,  la magistratura rispetto al potere politico, oggi di un colore e domani di un altro, ma con una conseguenza: l’indebolimento dell’autonomia e indipendenza sancite dalla Costituzione”.

Separazione delle carriere: “un falso problema”, ma con effetti strutturali

Sulla separazione delle carriere sottolinea che “oggi la carriera dei magistrati è unica: il concorso è unico, l’addestramento e il tirocinio sono unici”. La distinzione avviene quando “il neomagistrato decide di andare a fare il pubblico ministero o il giudice” e, aggiunge, “già oggi la separazione delle funzioni è molto rigida”.

Il punto, secondo lui, è che si vuole “introdurre un oiato nettissimo fra pubblici ministeri e giudici fin dal momento del concorso”: “concorsi separati, tirocini separati, assegnazione di funzioni separate”, fino ad arrivare “al doppio consiglio superiore della magistratura”. Dinoi richiama anche esempi esteri: “si fanno richiami casuali senza riflettere sulle peculiarità degli ordinamenti” e cita la Francia, dove — dice — c’è un elemento che “richiamerebbe il nostro ordinamento qualora passasse il referendum”: “l’assoggettamento del pubblico ministero al potere politico: questo è quello che in Italia si vuole”.

Alta Corte disciplinare: “un giudice speciale”

Tra i punti contestati Dinoi cita l’Alta Corte disciplinare: “non comprendiamo come mai sia stato creato questo soggetto nuovo perché – afferma – il potere disciplinare nei confronti dei magistrati è stato esercitato dal 1948 ad oggi da una sezione specifica del CSM”.

Aggiunge un inciso: “l’impulso disciplinare appartiene al Ministro della Giustizia oltre che al Procuratore generale presso la Corte di Cassazione”. E poi afferma: “non ci convince intanto il fatto che viene creato un giudice speciale e la Costituzione vieta la creazione di un giudice speciale”.

Sul meccanismo di composizione, Dinoi parla di “sorteggio puro” per alcuni magistrati e, per i componenti laici, di scelte “nell’ambito di soggetti predeterminati dalla maggioranza parlamentare”. E segnala un ulteriore punto: “nei confronti della pronuncia di secondo livello dell’Alta Corte disciplinare non è consentito ricorrere in Cassazione”, mentre “ogni cittadino può ricorrere alla Cassazione ma i magistrati no”.

Sorteggio: “abolizione della democrazia”

Sul sorteggio per gli organi di autogoverno, Dinoi afferma che si tratta di un sistema che elimina l’elezione dei rappresentanti: “impedire ai magistrati di eleggere i propri rappresentanti equivale ad abolire la democrazia”.

Sul tema delle correnti e delle cosiddette “toghe rosse”, sostiene che la realtà della magistratura sarebbe diversa dalla narrazione politica.

Tempi della giustizia

Per Dinoi, la riforma non avrebbe effetti sulla durata dei processi: “non accorcerebbe neanche di un minuto i tempi della giustizia”. Il problema, secondo lui, riguarda risorse e organizzazione, competenze del Ministero della Giustizia.

Tecnica e politica

Dinoi definisce il referendum “tecnico”, pur sottolineando che le implicazioni sono istituzionali: “se la magistratura viene condizionata e sottomessa al potere politico, c’è un risvolto politico evidente”. Tra i rischi futuri, indica l’ipotesi che il pubblico ministero possa essere portato sotto l’esecutivo e cita il tema della polizia giudiziaria, sostenendo che eventuali cambiamenti inciderebbero sulla capacità di condurre le indagini.

Se vincesse il NO

Secondo Dinoi, con la vittoria del NO “si mantiene l’assetto attuale” e resterebbe una magistratura autonoma e indipendente, come prevista dalla Costituzione. Per il Comitato NO, questo significherebbe evitare uno stravolgimento degli equilibri tra i poteri dello Stato.

Se vincesse il SÌ

Dinoi sostiene invece che, con la vittoria del SÌ, si aprirebbe una fase di trasformazione dell’assetto della magistratura: separazione delle carriere, doppio CSM e nuove regole disciplinari. Il rischio indicato è quello di una magistratura progressivamente “condizionata” dal potere politico e di un pubblico ministero meno autonomo.

“Perché non votare SÌ”

Nel passaggio finale, Dinoi ribadisce la sua posizione: “votare sì significa stravolgere gli assetti costituzionali” e mettere in discussione il principio della separazione dei poteri. Per questo invita i cittadini a scegliere il NO, ritenendo che “l’indipendenza della magistratura sia una garanzia essenziale per tutti”.

Dalle 21.30 va in onda lo spazio separato con “le ragioni del SÌ” e l’intervista all’avv. Michela Rossi.

Simona Sassetti

Nasce a Siena nel 1991, lavora a Siena Tv dal 2016. Ha scritto prima sul Corriere di Siena, poi su La Nazione. Va pazza per i cantanti indie, gli Alt-J, poi Guccini, Battiato, gli hamburger vegani, le verdure in pinzimonio. È allergica ai maschilismi casuali. Le diverte la politica e parlarne. Ama il volley. Nel 2004 ha vinto uno di quei premi giornalistici sezione giovani e nel 2011 ha deciso di diventarlo



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