Dopo la prima parte di Sette Giorni dedicata alle ragioni del NO con l’avvocato Pietro Dinoi, la trasmissione è entrata nella seconda metà dello speciale “Le ragioni del SÌ e le ragioni del NO” rispettando la regola dichiarata in apertura: niente faccia a faccia e niente confronto diretto, ma due spazi distinti, “stesso tempo” e lo stesso livello di approfondimento. In questa seconda parte, spazio alle ragioni del SÌ con l’avvocata Michela Rossi.
Per Rossi “finalmente abbiamo l’occasione di attuare un giusto processo”, perché esisterebbe “una discrepanza tra la Costituzione e la riforma del codice di procedura penale”. L’obiettivo indicato è avere “un giudice veramente terzo e imparziale rispetto alle altre parti processuali”, cioè “che non abbia nulla a che spartire con il Pubblico Ministero, men che meno la sua carriera”.
Sul sistema attuale afferma che “il giudice non è completamente terzo, soprattutto nella fase delle indagini preliminari e nelle misure cautelari, dove — secondo Rossi — spesso il giudice prende pari pari la richiesta del Pubblico Ministero”. Questo, dice, inciderebbe anche sulla percezione degli imputati: “mentalmente il nostro assistito non è tranquillo di avere un giudice realmente terzo”.
Indipendenza e ruolo del Pubblico Ministero
Rossi sostiene che la riforma non riduca l’indipendenza dei magistrati, ma la renda più solida: “i magistrati vengono resi indipendenti in attuazione del principio costituzionale”. A suo giudizio, la modifica dell’articolo 104 introdurrebbe esplicitamente in Costituzione la figura del Pubblico Ministero, sancendo che “la magistratura è formata dai Pubblici Ministeri e dai giudici” e rendendolo “veramente autonomo e realmente privo di qualsiasi tentativo di toglierlo da lì”.
Alta Corte disciplinare
Secondo Rossi, l’Alta Corte disciplinare sarebbe “il vero giudice dei magistrati”. Cita dati sugli esposti presentati e sostiene che oggi la maggior parte venga archiviata e che le sanzioni siano raramente incisive. L’obiettivo della riforma sarebbe quindi avere un organismo “sganciato dalle correnti”, in cui i componenti possano decidere “in maniera autonoma senza alcun condizionamento”, rendendo il procedimento disciplinare “più giusto ed effettivo”.
Sorteggio e correnti
Sul tema del sorteggio, Rossi afferma che la proposta sarebbe stata sostenuta anche da magistrati stessi e che servirebbe a far entrare negli organi di autogoverno magistrati “senza nessun legame con le correnti”. Per lei la qualità non sarebbe a rischio: “i magistrati sono persone preparatissime” e dunque “in grado di decidere” anche all’interno dell’Alta Corte disciplinare o del CSM.
Rossi definisce le correnti nate con “uno scopo nobile”, ma afferma che sarebbero diventate “un centro di potere”, creando “un debito di riconoscenza” verso chi sostiene le candidature. Per questo, secondo lei, oggi si può parlare di un “problema strutturale. La rappresentanza — aggiunge — dovrebbe restare nell’Associazione Nazionale Magistrati, non trasformare il CSM in “un Parlamento delle correnti”.
Politica, clima e referendum
Rossi riconosce che le tensioni tra politica e magistratura influenzano la percezione della riforma: “i magistrati si sono molto esposti in questa campagna referendaria, mentre la Camera Penale — dice — cerca di parlare in maniera neutrale”.
Alla domanda se sia una battaglia tecnica o politica risponde: “era una battaglia tecnica, oggi è diventata politica”, pur ricordando che la separazione delle carriere sarebbe una riforma discussa da decenni. Sul punto del voto politico afferma: “non deve essere un voto politico” e ricorda che l’idea sarebbe stata sostenuta in passato anche da forze politiche diverse.
Se vincesse il SÌ
Rossi immagina una giustizia quotidiana “sostanzialmente uguale”, ma con giudici “più tranquilli e liberi di decidere senza condizionamenti”. A suo giudizio la riforma rafforzerebbe anche il merito, attraverso valutazioni periodiche dei magistrati.
Se vincesse il NO
Sul possibile scenario opposto, Rossi dice di avere fiducia nella magistratura e afferma che “continueremo ad avere il processo di oggi”. Tuttavia, ritiene che resterebbe un sistema in cui pesano le correnti e in cui non sempre si percepisce la piena terzietà del giudice.
“Perché non votare NO”
Nel passaggio finale, Rossi invita a leggere direttamente il testo della riforma: “il popolo può finalmente dire la sua”. E conclude: “Se ritieni che questo sistema non vada bene o che ci siano criticità devi votare si, leggi il testo, capisci la norma”.