Sfratto Rinaldo Franci, gli studenti scrivono una lettera al sindaco De Mossi

Gli alunni chiedono un confronto civile: per rimettere le cose a posto "Si sta correndo pericolosamente il rischio di regalare alla città di Siena oltre duecento sfollati”

Querelle Comune di Siena-Istituto Rinaldo Franci, gli alunni si rivolgono con una lunga lettera al sindaco Luigi De Mossi.

“Con la presente ci teniamo innanzitutto a porgere le nostre scuse se, con la nostra lettera presentata al Consiglio Accademico il 21 aprile 2021, abbiamo recato “Gravissima offesa al ruolo e al prestigio dell’Amministrazione Comunale”. Di certo non era quella la nostra intenzione. Volevamo piuttosto esprimere il nostro pensiero riguardo le scelte del Consiglio Accademico (senza che vi fosse chicchessia a influenzare o orientare il nostro punto di vista in proposito). La nostra esperienza di vita studentesca all’interno dell’istituto ci ha fornito informazioni e sensazioni che ci hanno spinto in quel momento a scrivere al Consiglio Accademico e ci portano oggi a ribadirlo cambiando il destinatario. I fatti, seguiti a quella lettera, ci confermano che le informazioni ricevute forse non erano così “mistificate”.

“Dapprincipio, vogliamo farvi partecipe di quanto la delibera da voi presentata e discussa in Consiglio Comunale ci tocchi personalmente ben più di quanto si possa pensare. La revoca del comodato d’uso dei locali dell’Istituto danneggia come un fulmine a ciel sereno più di duecento studenti che hanno SCELTO la città di Siena non per la sua “movida” (ciò che forse qualche detrattore potrebbe insinuare), ma per il peso in prestigio culturale che l’ISSM Rinaldo Franci e i suoi docenti hanno a livello NAZIONALE. Se per una scuola superiore, una volta individuato l’indirizzo di preferenza, ci si orienta spesso nella scelta della più vicina a casa propria, lo stesso non si può certo dire delle università e dei conservatori (e degli istituti di alta formazione in genere), la cui scelta è dettata infatti da criteri di prestigio dell’istituzione e, nel nostro specifico caso di giovani musicisti che intendono formarsi a livello professionale, dei singoli docenti. Questi non sono e non saranno dei semplici professori, ma dei veri e propri mentori che ci guideranno attraverso un percorso individuale in ciò che più di ogni altra cosa è importante per uno studente: la formazione artistica, appunto”.

“Si sta correndo pericolosamente il rischio, in questo momento, di regalare alla città di Siena oltre duecento “sfollati”, che tra vari disagi di sorta, rischiano di dover ricominciare daccapo un nuovo percorso in un’altra città e soprattutto con un altro “mentore” (cosa non affatto semplice, anzi). Questo non rappresenterà un male esclusivamente nostro: in effetti il vederci costretti ad abbandonare un luogo ormai divenuto a noi così caro si rifletterebbe in una (seppur forse irrilevante) perdita economica per una città che, tra le altre cose, è anche una “città universitaria”. La maggior parte di noi studenti proviene da tutta Italia (dalla provincia di Ragusa fino a quella di Bolzano), e certamente non vogliamo andarcene da Siena che, ripetiamo, consideriamo oramai casa nostra”.

“Noi studenti siamo parte attiva e linfa vitale di ogni scuola. Viviamo Siena, il Franci e le sue aule. Alcuni di noi (oseremmo anzi dire molti) lo fanno addirittura dalle otto di mattina fino alle otto di sera, orario di chiusura, dal momento che non ci è purtroppo possibile studiare nei nostri appartamenti e abbiamo dunque più che mai bisogno di spazi idonei per lo studio dello strumento, anzi di aule con all’interno il proprio strumento, come per pianoforte e percussioni. Egr. signor Sindaco, un conservatorio non è un circolo che si può inventare dal giorno alla notte, e come già detto abbiamo esigenze logistiche ben precise. Tanto nella storia del Franci si è faticato nell’ottenere risultati di cui possiamo oggi gioire, e tuttavia mancano ancora all’appello alcuni dettagli fondamentali per noi, come la presenza di una sala capace di contenere un’intera orchestra di settanta o più elementi. Nonostante delle mancanze, ci teniamo a ripeterlo costantemente: il Franci e le sue aule sono casa nostra. Tanti artisti d’eccellenza sono cresciuti e maturati tra quelle mura e certamente molti altri (speriamo ancor di più) ve ne saranno”.

“È con il cuore in mano che siamo qui a scrivere queste poche righe. Siamo duecento studenti con duecento teste e duecento idee differenti. Siamo una piccola società attiva e in quanto tale non avremo mai un colore, un credo o un pensiero unico. La politica non è il nostro mestiere, ma il vostro. E siamo più che convinti che lo sappiate fare al meglio! Pertanto, non vogliamo parlare dall’alto di un colore o di una bandiera, se non brandendo proprio quella bandiera della nostra formazione e del nostro futuro! Siamo studenti, artisti e soprattutto ragazzi che stanno vedendo in difficoltà non una Presidente, non un Direttore e nemmeno un semplice palazzo. Con la vostra scelta leggiamo difficoltà e spaesamento negli occhi di ognuno degli altri studenti. Ed è proprio per questo motivo che combattiamo e ci esponiamo. Ora, come sempre, tuteliamo ognuno, tutti gli altri studenti, come del resto si fa già in orchestra: cerchiamo di suonare bene non per noi, né per il direttore. Cerchiamo di suonare bene per quel musicista seduto al leggio più lontano dal nostro a prescindere da chi sia, cosicché assieme possiamo essere davvero orchestra, un gruppo, una comunità riunitasi per creare un’opera d’arte di immensa bellezza, la musica da godere con il pubblico”.

“Perdonerete questa piccola e accorata digressione, dal momento che era funzionale all’introduzione di un concetto che per noi è piuttosto interiorizzato: non ci esponiamo per restare al Tolomei perché non proviamo alcun interesse nei confronti del Liceo Piccolomini, tutt’altro. Loro sono studenti tanto quanto noi e saremo pronti a farci sentire anche per loro in caso di bisogno! Tante volte con i ragazzi del Liceo musicale abbiamo collaborato tra corsi come Formazione corale, alternanza scuola-lavoro, il tutto con la concessione di quelle già risicate aule che abbiamo per noi ma che in quel momento servivano anche a loro. Non è pertanto per cinismo nei confronti del Liceo che, ci passi il termine, puntiamo i piedi. Sappiamo di fatto per certo che le aule “liberate per sfratto” del Franci (che ripetiamo essere state costruite per un conservatorio) non potranno essere utili in alcun modo a loro. Cosa molto diversa sarebbe se invece queste stesse aule continuassero ad essere piene di musica, della NOSTRA musica!. Continueremo a collaborare senz’altro, universitario con liceali, per fare ciò che, fin dalla parte opposta dell’Italia, siamo venuti a fare a Siena: musica di alto livello! Nella speranza che questa lettera non crei ulteriore offesa attendiamo e confidiamo in un confronto civile, o quantomeno in una risposta. Nel frattempo vi porgiamo i nostri più sentiti e cari saluti”.

In fede,

Gli studenti dell’ISSM Rinaldo Franci.