Un nastro rosso e bianco, qualche ramo finito a terra e una porzione di piazza che da tre giorni non è più “di passaggio”. In Piazza San Domenico, davanti alla basilica, la transennatura intorno al grande albero storico ha cambiato la scena quotidiana e aperto una domanda molto concreta: la pianta sarà abbattuta oppure c’è spazio per un intervento meno drastico?
La vicenda è iniziata con la caduta di alcuni rami, episodio che ha fatto scattare le misure di sicurezza e la chiusura di un’area ampia della piazza. Da lì, in poche ore, il tema è diventato anche pubblico: tra i primi a discuterne, molti residenti e diversi contradaioli del Drago, per i quali quel punto della città è da sempre un riferimento. Il confronto, in queste ore, corre tra messaggi social e conversazioni in strada: c’è chi teme che l’albero possa cedere con una folata di vento e chi, guardando i rami, sostiene che non possa essere “morto” come si dice.
Sul piano amministrativo, la questione passa dai fatti alle procedure. Dopo l’episodio dei rami caduti, è stato eseguito solo un sopralluogo tecnico. Al momento non è stato dato nessun incarico ufficiale. Ieri mattina un agronomo ha svolto una dendrometria a titolo gratuito, ma ancora sono attesi i risultati. Ufficialmente non c’è nessuna condizione critica tale da portare a considerare l’ipotesi dell’abbattimento. Insomma nessuna condanna a morte per il momento.
Qui sta il punto, e non è solo emotivo: in ambito urbano la gestione del verde è sempre un equilibrio tra tutela del patrimonio e sicurezza. Se una pianta è giudicata a rischio cedimento, l’ente proprietario o gestore dell’area ha il dovere di intervenire per prevenire danni a persone e cose. Le transenne, da questo punto di vista, sono il primo livello di cautela. Il passo successivo dipende dalla valutazione tecnica: può essere un’operazione di messa in sicurezza, una potatura importante, un consolidamento, oppure – nei casi considerati non recuperabili – la rimozione. Ma una pianta può presentare segnali esterni di vitalità e allo stesso tempo avere problemi interni o strutturali, per esempio cavità, legno degradato, radici compromesse o criticità invisibili dall’esterno. Ed è esattamente su questo terreno che si giocheranno i prossimi passaggi: carte, verifiche, eventuali controvalutazioni e, soprattutto, una decisione motivata.
Il Comune, inevitabilmente, sarà chiamato a chiarire tempi e modalità dell’intervento, anche perché la chiusura di una parte consistente di Piazza San Domenico ha un impatto pratico: flussi pedonali, sosta, accessi e, più in generale, l’uso quotidiano di uno spazio centrale. Per ora la priorità resta la sicurezza, motivo per cui l’area continua a essere interdetta.
Nei prossimi giorni ne sapremo di più. In ogni caso, la storia di questi giorni dice una cosa semplice: a Siena anche un albero può diventare notizia, non per retorica, ma perché cambia la città nel modo più immediato possibile. Compresa la storia.
