Sette anni di carte, udienze e misure cautelari. E ora, a procedimento chiuso, il dossier si riapre su un altro fronte: quello dei risarcimenti. Secondo quanto confermato nella tarda mattinata di ieri dall’avvocato Vincenzo Martucci, la difesa dell’imprenditore Guido Pacchioni, 81 anni, originario di Gambara in provincia di Brescia e residente nel Senese, sta predisponendo una doppia iniziativa risarcitoria dopo l’assoluzione divenuta definitiva nel luglio 2025 nel procedimento legato agli appalti per l’accoglienza di migranti in provincia di Siena.
L’assoluzione e la revoca dei sequestri
Il punto fermo è la sentenza pronunciata dalla Corte d’Appello di Firenze il 3 luglio 2025: formula piena, “il fatto non sussiste”. La Corte ha così ribaltato la condanna di primo grado emessa nel 2021 (complessivamente superiore ai quattro anni), disponendo anche la revoca di sequestri fino a 2 milioni di euro tra quote e immobili, provvedimenti che erano stati adottati in funzione della confisca. Il giudizio d’appello dello scorso anno è arrivato dopo un passaggio in Corte di Cassazione: nell’aprile 2024 la Suprema Corte aveva annullato con rinvio la decisione di condanna, rimettendo gli atti ai giudici di secondo grado e riaprendo la partita processuale, poi definita con l’assoluzione. Nel giudizio di rinvio, oltre a Martucci, ha assistito Pacchioni anche l’avvocato Duccio Campani.
Da cosa nasceva l’inchiesta
L’indagine era partita nel 2018, quando un intervento della Guardia di Finanza aveva acceso i riflettori sulle procedure prefettizie per l’affidamento dei servizi di accoglienza migranti, con particolare riferimento alle gare legate a strutture e servizi nei territori di Sovicille e Monticiano. Al centro della contestazione c’era la posizione di Pacchioni, indicato dagli inquirenti come figura riconducibile a un presunto “unico centro decisionale” che avrebbe collegato le società Cassiopea e Gabriella. Da qui, secondo l’impostazione accusatoria, sarebbero derivati profili di irregolarità nelle offerte presentate e, più in generale, condotte penalmente rilevanti. Le imputazioni contestate all’imprenditore comprendevano turbativa d’asta, auto-riciclaggio e calunnia. Nel maggio 2018 Pacchioni era stato sottoposto agli arresti domiciliari per alcuni mesi, misura poi seguita dagli sviluppi processuali e dai provvedimenti patrimoniali.
Il cambio di scenario dopo sette anni
Con l’esito del 3 luglio 2025, la Corte d’Appello di Firenze ha escluso la sussistenza dei fatti contestati, chiudendo definitivamente il procedimento. Una decisione che, sul piano giuridico, produce effetti immediati sia sulla posizione personale dell’imputato sia su quella patrimoniale, come confermato dalla revoca dei sequestri. La sentenza, inoltre, incide indirettamente anche sul tema – emerso fin dall’inizio dell’inchiesta – dell’esclusione dalle procedure di gara, ritenuta dalla difesa ingiusta già allora e divenuta oggi uno degli snodi della strategia risarcitoria.
Le richieste di danni: i due binari annunciati
La difesa, secondo quanto riferito ieri, sta lavorando su due direttrici: istanza per ingiusta detenzione, legata al periodo di arresti domiciliari disposto nel 2018; azione risarcitoria per i danni economici che sarebbero derivati, secondo la ricostruzione difensiva, dalle esclusioni dalle gare e dalle conseguenze sulle attività delle società coinvolte. La stima indicata è di circa dieci milioni di euro, cifra che dovrà essere supportata – come prassi – da documentazione contabile e ricostruzioni tecniche. Sul piano procedurale, l’eventuale riconoscimento dell’indennizzo per ingiusta detenzione segue canali specifici previsti dal codice di procedura penale, mentre per i danni patrimoniali da perdita di opportunità e contrazione del volume d’affari le valutazioni possono dipendere da ulteriori iniziative in sede competente e dagli accertamenti sul nesso causale.
Un caso che torna in cronaca
Il fascicolo Pacchioni, nato come vicenda giudiziaria legata a un settore – quello dell’accoglienza – da sempre esposto a controllo pubblico e contenzioso, rientra ora nelle pagine di cronaca per una fase diversa: non più l’accertamento della responsabilità penale, ma la quantificazione degli effetti di un procedimento concluso con assoluzione piena. I prossimi passi saranno legati al deposito delle istanze e alle successive valutazioni degli organi competenti, in una coda giudiziaria che, pur cambiando terreno, promette di essere tutt’altro che breve.