Si è concluso oggi al Tribunale di Siena, con una sentenza di assoluzione, l’iter processuale che ha visto protagonista un uomo senese di 50 anni, imputato per presunte lesioni e maltrattamenti nei confronti della ex moglie, classe 1987. Dopo alcune udienze e diverse testimonianze, il giudice Alessandro Maria Solivetti Flacchi ha pronunciato il verdetto: “Il fatto non sussiste”.
La ricostruzione dell’accusa
Il caso era nato da una denuncia sporta dalla donna, secondo cui l’ex marito, spinto da motivi di gelosia, avrebbe tenuto nei suoi confronti condotte violente, sia fisiche che psicologiche. In particolare, l’imputato era accusato di averla afferrata per il collo durante un litigio avvenuto in auto, episodio che la donna aveva denunciato presentando fotografie dei segni riportati. Le lesioni, tuttavia, non erano mai state refertate da un medico. Nel corso della requisitoria, il pubblico ministero Alberto Bancalà ha ricostruito i momenti chiave della vicenda, evidenziando come i fatti contestati si sarebbero protratti fino al 2024 nella zona della Valdelsa. Secondo la ricostruzione accusatoria, oltre all’episodio dell’auto, sarebbero emerse minacce verbali (“Gli do una coltellata”, avrebbe detto l’uomo), e una dinamica relazionale difficile tra i due ex coniugi. All’attenzione del giudice sono state portate anche le testimonianze di persone vicine alla coppia. La prova delle presunte lesioni si è basata esclusivamente sulle fotografie prodotte in sede di denuncia, in assenza di certificazioni mediche. Nonostante ciò, il pubblico ministero ha chiesto la condanna a 2 anni e 1 mese di reclusione, con l’assoluzione per un terzo capo d’imputazione.
La linea della difesa
Di segno opposto la strategia difensiva dell’avvocato Maria Pia Meconcelli del foro di Siena, che ha sostenuto con forza la totale assenza di riscontri oggettivi alle accuse. La difesa ha contestato la validità delle fotografie trasmesse via WhatsApp, sottolineando che non possono costituire prova certa dei fatti e che, in ogni caso, nessuna delle persone ascoltate in aula aveva assistito direttamente ad atti di violenza fisica o psicologica. L’avvocato Meconcelli ha inoltre evidenziato le numerose incongruenze nelle versioni fornite dalla persona offesa, sottolineando come le presunte lesioni fossero prive di riscontro e come eventuali offese verbali potessero essere state scambiate all’interno di una relazione turbolenta e paritaria: “Se c’era un soggetto debole nella coppia – ha dichiarato la difesa – era il mio assistito”. A rafforzare la posizione della difesa anche il fatto che la donna non si sia costituita parte civile e che, parallelamente al processo penale, sia in corso una procedura di divorzio tra le parti. Alla luce di tutto ciò, è stata chiesta l’assoluzione dell’imputato “perché il fatto non sussiste” e, in via subordinata, la concessione delle attenuanti generiche.
Il verdetto
Dopo una breve camera di consiglio, il giudice Solivetti Flacchi ha accolto le richieste della difesa e ha assolto il cinquantenne con la formula più ampia, ponendo così fine a una vicenda giudiziaria complessa e sofferta che, per oltre un anno, ha tenuto banco nelle aule del tribunale di Siena e nella vita dei due ex coniugi.