E’ bufera sulle assunzioni universitarie ospedaliere. “Chi cura chi”?… È la domanda che da qualche giorno rimbalza tra i corridoi della Regione Toscana, dopo l’ultima lettera unitaria inviata da tutte le principali sigle sindacali della dirigenza sanitaria regionale a Palazzo Strozzi Sacrati. Una missiva dai toni fermi ma meticolosi, che mette sotto la lente la programmazione triennale di assunzioni di docenti universitari a carico dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese, con un impatto economico che, secondo le stime sindacali, sfiora i 40 milioni di euro solo nei prossimi tre anni.
La vicenda e i numeri
Al centro della discussione c’è un accordo tra l’Aou Senese e l’Università di Siena che prevede, tra il 2025 e il 2027, la copertura di ben 29 posti di docenti universitari a carico del bilancio ospedaliero: 8 professori ordinari, 3 associati, 17 ricercatori “tenure track” e un ricercatore post-doc. Il tutto, secondo quanto segnalano i sindacati, con un esborso complessivo di circa 30 milioni di euro per stipendi – cui si affiancherebbero altri 10 milioni di indennità assistenziali. Una cifra che, secondo le stime, rappresenta uno dei più sostanziosi investimenti degli ultimi anni in Toscana su personale universitario a carico della sanità pubblica locale.
Le preoccupazioni: “Rischio squilibri e carenze”
Le organizzazioni sindacali – tra cui Anaao Assomed, Fp Cgil, Aaroi Emac, Associazione nazionale primari ospedalieri, Cimo, Cisl Medici, Fassid, Uil Fpl, Federazione veterinari medici e Dirigenti sanitari e Fesmed – sottolineano come, dati alla mano, il Servizio sanitario regionale stia già facendo i conti con una carenza di organico “infermieri, Oss, tecnici, medici ospedalieri”, aggravata da vincoli di spesa sempre più stringenti. A destare preoccupazione, il fatto che le risorse destinate ai posti universitari – per legge non soggette a tetti di spesa – possano sottrarre fondi ai reparti ospedalieri, incidendo sui livelli di assistenza e sulla qualità del lavoro degli operatori: “Un docente universitario – si legge nella lettera – non può garantire la stessa attività assistenziale di un ospedaliero”, e la copertura dei vuoti d’organico rischia di essere compromessa, soprattutto nelle unità operative già in affanno.
Nodo trasparenza: precedente di Pisa
Sul tavolo anche la questione della trasparenza: i sindacati chiedono di sapere se la Regione e l’assessorato alla Sanità fossero a conoscenza dell’accordo e, soprattutto, se abbiano dato una formale autorizzazione. Un richiamo che arriva a pochi anni da episodi simili: nel 2016, una manovra analoga all’Azienda Ospedaliera Pisana si fermò dopo un esposto alla Corte dei Conti e alla Procura, mentre una vicenda parallela a Careggi aprì un’indagine della Procura di Firenze, archiviata poi con il proscioglimento della maggior parte degli indagati dopo l’abolizione del reato di abuso d’ufficio.
Confronto atteso dal 2022
Non manca il riferimento agli impegni disattesi: già nel 2022, la Regione aveva promesso l’apertura di un tavolo di confronto sulla revisione dei protocolli tra enti sanitari e università, tavolo mai convocato nonostante ripetuti solleciti delle sigle di categoria. Adesso, con la nuova programmazione alle porte, i sindacati chiedono di sospendere l’accordo in attesa di risposte formali entro il 15 gennaio. E avvertono: se non arriveranno chiarimenti, sono pronte “ogni azione necessaria per fare chiarezza, nell’interesse dei lavoratori e dei cittadini”. Al momento, dalla presidenza della Regione e dagli assessorati coinvolti non sono giunte comunicazioni ufficiali. L’attenzione resta alta, anche perché la questione potrebbe aprire un fronte di discussione nazionale: il nodo delle risorse universitarie a carico della sanità pubblica, infatti, riguarda molte regioni e rischia di incidere sulle strategie di tenuta del Servizio sanitario nazionale. Nel frattempo, i sindacati non abbassano la guardia e promettono battaglia, mentre dal mondo universitario si registra un’attesa cauta e silenziosa. Per la sanità toscana, il 2026 si apre così, sotto il segno di una questione che va ben oltre Siena: al centro, la sfida di conciliare didattica, ricerca e assistenza, con l’equilibrio sempre più delicato delle risorse pubbliche.