Siena: cena dei mangini, una serata tra goliardia, ripartenza ed anche solidarietà

A cena i mangini delle 17 contrade, organizzata da quelli vittoriosi di Oca e Valdimontone. Il ricavato andrà in sostegno all'Asp di Siena

Di Silvia Sclavi | 12 Aprile 2026 alle 14:00

Siena: cena dei mangini, una serata tra goliardia, ripartenza ed anche solidarietà

Sono figure abbastanza defilate, quelle dei mangini delle contrade, ma figure chiave accanto al capitano nella costruzione della strategia del Palio. Un incarico che è insieme responsabilità e privilegio. Ieri sera, come è ormai tradizione da anni, i tenenti delle 17 consorelle si sono ritrovati per la consueta cena, organizzata da quelli delle due contrade che hanno vinto l’anno precedente: quest’anno è toccato all’Oca e al Valdimontone. In oltre 70 persone si sono sedute da “Mugolone”, in una serata conviviale di contrada, tra goliardia, ripartenza ed anche solidarietà: il ricavato infatti sarà devoluto all’Asp di Siena. Una serata di amicizia e condivisione di una stessa passione: il Palio.

Si ride, si scherza, si torna con la memoria indietro nel tempo al momento della grande gioia per le rispettive vittorie sul tufo. C’è chi è un veterano ormai, come Roberto Tolu, mangino del capitano della Nobile Contrada dellOca Duccio Cottini, alla sua decima esperienza e alla sua seconda vittoria nel ruolo di tenente. “Il sapore di vincere il Palio è sempre lo stesso. E da mangino la felicità aumenta, senti di aver scritto una pagina di storia della tua contrada ed anche della tua personale.

Nel suo percorso ha incrociato capitani differenti e staff rinnovati. Oggi lavora con tre mangini giovani, entrati l’anno scorso, insieme al capitano: un gruppo coeso nonostante l’anagrafe. “C’è differenza d’età, ma mi ci sono trovato benissimo. Sono ragazzi formidabili: sono venuti dietro, hanno lavorato bene”, dice parlando di Alberto Monaci, Andrea Petreni e Michele Zanelli.

Ha visto il trionfo da posizioni diverse, ma la felicità non dipende da dove si guarda: “È diverso, certo, ma alla fine la sensazione è la stessa. L’ultimo Palio ero con amici e contradaioli: ancora più entusiasmante, una botta di felicità improvvisa. Fare il mangino della propria contrada è qualcosa di importante – aggiunge Tolu -. Il Palio è un dono che non a tutti tocca. Spero di averlo fatto sempre al meglio. La vittoria non è solo essere bravi. La fortuna fa parte del gioco: nell’estrazione, nell’assegnazione del cavallo, alla mossa… Io sono fatalista”.

L’impegno è enorme, il tempo e le energie che assorbe moltissimo, ma “Va preso tutto con lo spirito giusto – spiega Tolu -. Deve essere un divertimento. Se non ti diverti, diventa un problema grosso. Perché nel Palio, come nella vita, la differenza la fa anche il sorriso con cui si affronta il destino.

Anche Luigi Farnetani, tenente del capitano del Valdimontone Aldo Nerozzi, riassapora con la mente il sapore della splendida vittoria del Palio di agosto 2025, la galoppata trionfale di Anda e Bola e Giuseppe Zedde detto Gingillo. Una gioia “doppia” per lui, dato che è anche andato a prendere il cavallo e ha portato nella stalla il “bombolone” (che tra l’altro voleva). “Se prendi il cavallo e non si vince, nessuno se lo ricorda e ti rimane addosso quell’aria del ‘poteva andar meglio’. Invece, se prendi il cavallo e poi vinci… quando ho sentito ‘Valdimontone’ mi sono sentito struggere di passione e di gioia”, racconta con gli occhi che ancora brillano.

Dalla tratta al Palio, ogni istante si imprime nella memoria. “In quei quattro giorni ogni momento diventa un aneddoto. Alla tratta, nella foga, mi cascò anche la cintura della montura, ho pensato: ‘Mi ammazzano…’. Sono entrato con il sigaro: lo fumo, ma lo tengo anche per scaricare la tensione, lo arrotolo fra le dita, mi fa da antistress”.

Parlando dello staff Palio composto da Marco Mannini, Riccardo Pieri e Jacopo Ceccarelli aggiunge: “Quando vinci il Palio vuol dire che il Capitano ha indovinato tutto, dall’inizio alla fine. Abbiamo messo fianco a fianco due più giovani e due più grandi: esperienza ed entusiasmo. La scommessa della contrada è questa trasmissione: il mondo cambia, ma deve restare il nocciolo, la cultura di contrada”.

Unico rovescio della medaglia dei ruoli, diciamo così, ‘operativi’, è che tolgono qualcosa alla partecipazione “di pancia” e questo, a caldo, può mancare. “Con certi incarichi diventi un po’ osservatore dentro la tua contrada – osserva Farnetani – Quando senti l’urlo della gente, ti manca essere nel mezzo. Poi, per fortuna, nel mezzo ci torni”.

 

 



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