Non è stato il primo scheletro ritrovato sotto le strade di Siena e non sarà l’ultimo. Storie recenti e storie meno recenti raccontano di ossa ritrovate più o meno in tutta la città negli ultimi secoli. La vicinanza del ritrovamento ad una chiesa della stessa epoca e gli scavi precedenti condotti nella zona, hanno portato a trovare più volte sepolture risalenti al 1200 e al 1300. Anche la Chiesa dei Santi Vincenzo ed Anastasio, negli anni si è resa protagonista di storie di ritrovamenti che hanno lasciato un segno in città o perlomeno nella contrada dell’Istrice, basti pensare alle ossa del Pinturicchio.
“Che la chiesa dei santi Vincenzo e Anastasio fosse luogo di assistenza e cura, ancora prima che luogo sacro e spazio cimiteriale, è ampiamente noto e comprovato – spiega a Siena Tv Mauro Civai, ex priore della contrada dell’Istrice ed ex direttore del Museo Civico – basti pensare al suo più illustro seppellito, il famoso pittore Pinturicchio, parrocchiano della chiesa. Preferiva essere sepolto in San Domenico, ma la moglie non volle rispettare questa volontà e scelse un luogo più vicino a casa. Nei primi del novecento fu tentata un’impresa cittadina di recupero ma si risolse in un fiasco, furono trovati resti umani ma nessuna prova che le ossa appartenessero a cotanto proprietario. E nella chiesa dell’Istrice c’è la lapide di un cavaliere francese che morì nel 1348 durante la peste a Siena e fu qui tumulato”.