Dieci anni dopo i fatti, la giustizia chiude il cerchio su una vicenda di spaccio che aveva coinvolto un giovane della provincia senese. Questa mattina, al termine di una breve camera di consiglio, il collegio del tribunale di Siena ha condannato a 9 mesi di reclusione e 1.600 euro di multa un trentaduenne originario di Poggibonsi, oggi residente a Sovicille, per aver ceduto marijuana a un minorenne tra l’ottobre 2016 e il gennaio 2017.
Il processo, celebrato davanti al collegio presieduto dal dottor Fabio Frangini (componenti dottore Alessandro Maria Solivetti Flacchi e dottore Francesco Picardi), era iniziato con ben nove capi d’imputazione, fra cui diversi episodi di cessione di sostanze stupefacenti – anche cocaina – a terzi. Tuttavia, il tempo ha giocato un ruolo decisivo: otto dei reati contestati sono risultati prescritti, tra cui l’intera serie di cessioni documentate nel corso di un anno. Il dibattimento si è così concentrato sul primo capo d’imputazione, l’unico non prescritto, relativo alla presunta cessione di marijuana a un giovane che all’epoca dei fatti non aveva ancora compiuto diciotto anni.
Il caso era emerso nel 2016 grazie a un’attività tecnica dei Carabinieri di Siena, che aveva portato a intercettazioni e riscontri su più fronti. Secondo le indagini, l’imputato avrebbe venduto, circa una volta a settimana, quantitativi non precisati di marijuana a un ragazzo di 17 anni e 7 mesi, al prezzo di cinque euro per dose. Nell’udienza di stamani, la pubblica accusa, rappresentata dal sostituto procuratore, dottoressa Silvia Benetti, ha sottolineato come il minore avesse confermato in aula di aver acquistato la sostanza in modo costante. Il pm ha quindi chiesto una condanna a 16 mesi e 2.000 euro di multa, chiedendo il non luogo a procedere per i capi prescritti.
Di diverso avviso la difesa, affidata all’avvocato Manfredi Biotti (nella foto), che ha condiviso la richiesta di sentenza di non doversi procedere per i reati caduti in prescrizione. Sul capo residuo, la difesa ha puntato sull’assenza di prove circa la consapevolezza dell’imputato dell’effettiva minore età dell’acquirente, richiamando una sentenza del 2021 e rimarcando la minima differenza anagrafica tra i due e il ristretto arco temporale delle cessioni.
Dopo circa un quarto d’ora di camera di consiglio, il collegio ha emesso la sentenza di condanna, riconoscendo la responsabilità dell’imputato per la cessione aggravata dalla minore età del destinatario della droga, ma riducendo sensibilmente la pena rispetto a quanto richiesto dal pubblico ministero: 9 mesi di reclusione e 1.600 euro di multa. Le motivazioni della sentenza saranno rese note entro sessanta giorni.