Un fenomeno in crescita, sempre più diffuso e soprattutto sempre più precoce: i disturbi dell’alimentazione e del peso colpiscono oggi fasce d’età sempre più giovani. A fare il punto è Chiara Celentano, rappresentante di AIDAP Ricerca e Prevenzione (Associazione Italiana Disturbi dell’Alimentazione e del Peso), intervenuta durante la trasmissione Buongiorno Siena.
«È un fenomeno dilagante tra i giovanissimi: arrivano casi di bambine di 12-13 anni che combattono contro questi disturbi. La situazione è sempre più drammatica», ha spiegato.
Sensibilizzazione e informazione: le prime armi
Secondo Celentano, la risposta più efficace resta la sensibilizzazione: parlare apertamente del problema, riconoscere i segnali precoci e diffondere informazioni corrette.
Un lavoro che passa anche dal territorio: «Grazie all’ospedale Le Scotte per lo spazio dato all’associazione: informare riduce stigma e solitudine».
Superare i pregiudizi è fondamentale: i disturbi alimentari non sono una scelta né un capriccio.
«Non è una scelta né un capriccio. La scelta vera è intraprendere un percorso per capire come funziona un disturbo alimentare e dotarsi della “cassetta degli attrezzi” per combatterlo».
Oltre gli stereotipi: non esiste un solo volto del disturbo
Celentano invita a superare l’immagine stereotipata dell’anoressia.
«Molte anoressie nervose sono atipiche: ragazze normopeso, senza episodi eclatanti. Meritano attenzione proprio perché spesso non sono così visibili».
I disturbi alimentari, sottolinea, non riguardano solo adolescenti: «Nessuno è esente: coinvolgono ragazzi, donne di 50-60 anni e tutte le fasce sociali».
Social media: educare, non demonizzare
Un ruolo importante è giocato anche dai social network, spesso indicati come causa del problema.
«Demonizzare i social è facile. Dobbiamo allenare occhi e cervello: quelle immagini non sono reali, sono posate, filtrate, spesso modificate anche con intelligenza artificiale».
L’esposizione continua, spiegano gli studi, può favorire l’insorgenza del disturbo in persone predisposte, ma la soluzione non è vietarli, bensì imparare a usarli in modo consapevole.
Chiedere aiuto è il primo passo
Fondamentale è intervenire ai primi segnali, rivolgendosi a professionisti qualificati e superando la vergogna.
«Come per una distorsione andremmo dal fisioterapista, per un problema psicologico serve lo psicologo: fornisce strumenti per la riabilitazione mentale».
E aggiunge: «Il primo passo è vincere la vergogna: non è una colpa, ci vuole coraggio».
Le iniziative a Siena: ospedale e Biblioteca degli Intronati
AIDAP è attiva anche sul territorio senese con iniziative di sensibilizzazione e informazione e con l’unità locale Aidap Siena, sotto la guida della dottoressa Monica Federico. Tra queste, le attività all’ospedale Le Scotte e l’appuntamento del 9 aprile alla Biblioteca degli Intronati.
In quell’occasione sarà presentato il libro di Giorgio Perinetti, “Quello che non ho visto arrivare”, con firmacopie e un punto informativo curato da AIDAP.
«L’obiettivo era offrire anche una soluzione dal punto di vista clinico e sociale», spiega Celentano. «AIDAP è un’organizzazione no profit che informa ed educa sui disturbi alimentari e del peso, comprese le componenti psicologiche legate all’obesità».
Ricerca e cure basate sull’evidenza
L’impegno dell’associazione è chiaro: promuovere prevenzione, trattamenti efficaci e strumenti diagnostici validati scientificamente.
«Tutti sono meritevoli delle migliori cure possibili, basate sull’evidenza scientifica», conclude Celentano. «In ambito psicologico serve la stessa attenzione alla ricerca che abbiamo per le altre patologie cliniche».