Non si spengono i riflettori su un progetto che vale milioni di euro e che tocca, ogni giorno, la qualità delle cure: chi deve sostenere i costi dei docenti-medici che lavorano tra università e ospedale? Dopo le contestazioni sindacali sull’accordo che prevede 29 posti universitari finanziati dal bilancio dell’Azienda ospedaliero-universitaria Senese, il dibattito si è allargato rapidamente, tra prese di posizione e repliche: dalle parole della stessa Aou Senese a quelle del rettore Roberto Di Pietra, dal consigliere regionale di Fratelli d’Italia Enrico Tucci all’ex assessore regionale alla Sanità del Pd Simone Bezzini, fino all’ultimo intervento in ordine di tempo, il comunicato di Sinistra Italiana Siena. Ora si aggiunge anche la voce dell’assessore alla sanità del Comune di Siena, Giuseppe Giordano, il quale – interpellato in esclusiva da Radio Siena Tv – chiede di spostare l’attenzione dalla contrapposizione tra professionisti alle ricadute concrete del modello e rilancia la necessità di un confronto più ampio.
“Riterrei utile un confronto più ampio sulla questione come già richiesto dalle organizzazioni sindacali e da alcune forze politiche”, dichiara l’assessore, collocando la vicenda dentro una cornice istituzionale e indicando, come primo passo, la necessità di un tavolo più esteso. E, soprattutto, contestando l’impostazione del dibattito: “La discussione che si è sviluppata in questi giorni è, a mio parere, mal posta”.
Il punto, per Giordano, non sarebbe una contrapposizione tra chi lavora in ospedale e chi lavora nell’università: “Non credo ci sia un problema di conflittualità tra professionisti ospedalieri ed universitari che da lungo tempo sono abituati a lavorare insieme pur con percorsi di carriera e prospettive spesso differenti”, afferma. E aggiunge che “la dimostrazione della capacità di lavorare insieme è oltretutto certificata dalla programmazione integrata ospedale e territorio energicamente perseguita dalle direzioni aziendali per più ragioni”, richiamando quindi un modello organizzativo che, a suo avviso, confermerebbe la collaborazione già in atto tra le componenti.
La questione da mettere a fuoco, invece, è un’altra e riguarda le conseguenze complessive di un meccanismo di finanziamento che sta facendo discutere Siena e la Toscana. “Ciò che andrebbero approfondite sono le ripercussioni che ad ampio raggio possono conseguire alla surroga aziendale, e quindi regionale, nella copertura dei costi per la programmazione dei ruoli dell’area delle scienze mediche e biomediche”, osserva Giordano, spostando l’attenzione dall’impatto immediato sui reparti al possibile effetto sistemico sui bilanci e sugli equilibri tra istituzioni.
Tra le conseguenze che, secondo l’assessore, meritano un’analisi c’è anche il tema delle risorse interne all’Ateneo. “Una di queste conseguenze, non la sola, è la liberazione di risorse universitarie a beneficio di altre aree didattiche dell’ateneo”, afferma, precisando che si tratta di risorse che “in buona misura derivano proprio dalla cosiddetta area sanitaria che tanta parte rappresenta per il nostro ateneo per tradizione, reputazione e numero complessivo degli studenti iscritti”. Un passaggio che, nel dibattito cittadino, si intreccia anche con le richieste di “chiarezza e trasparenza” avanzate in questi giorni da più soggetti, compresa Sinistra italiana Siena, che ha chiesto la sospensione dell’accordo in attesa di un confronto allargato e di regole “verificabili”.
Capitolo Scuole di Specializzazione: per Giordano, la tutela è un punto fermo, ma non sufficiente da sola a chiudere il discorso: “Per quanto riguarda le Scuole di Specializzazione, premessa l’indispensabilità di tutelarle e difenderle, occorrerebbero una riflessione ed una analisi più approfondite, sia a livello nazionale che locale, per accompagnare una valutazione sistematica delle scuole”, dichiara, legando la sostenibilità del sistema a un controllo non episodico ma strutturato. E indica anche la finalità di questa valutazione: “anche per non trascurare un elemento fondamentale: il miglioramento della qualità della formazione da cui dipende la qualità della sanità del futuro”.
Infine, l’assessore inserisce la vicenda in un contesto più ampio, fatto di riforme recenti e carenze di personale che rischiano di produrre effetti indiretti sulla formazione in corsia: “Ciò è tanto più necessario in un contesto di riforme recenti e carenze di personale soprattutto per evitare che criticità di organico si traducano in un improprio sfruttamento dei giovani medici in formazione”, conclude Giordano.
La partita, intanto, resta aperta. Sullo sfondo ci sono le contestazioni sollevate dalle sigle sindacali della dirigenza sanitaria regionale sulla programmazione di 29 posizioni dell’area medica-universitaria a carico del bilancio dell’Azienda ospedaliero-universitaria nel triennio 2025-2027 e le repliche che, negli scorsi giorni, hanno difeso il modello di integrazione tra assistenza, didattica e ricerca. Con la dichiarazione dell’assessore Giordano, l’amministrazione comunale non entra nel merito delle scelte tecniche dell’accordo, ma chiede che la discussione cambi scala: meno tifoserie, più analisi degli effetti, e un confronto “più ampio” capace di mettere in fila, con dati e responsabilità, ciò che Siena rischia di guadagnare e ciò che potrebbe perdere.