Siena, Emilio Giannelli compie 90 anni: "Mi tengo vivo disegnando"

La satira, la guerra e il “doppio” drappellone del Palio: Emilio Giannelli si racconta in diretta a Buongiorno Siena

Di Redazione | 26 Febbraio 2026 alle 18:30

Novant’anni festeggiati lavorando, con l’ennesima vignetta pubblicata oggi sul Corriere della Sera e l’ironia di sempre. Emilio Giannelli, senese, vignettista e caricaturista tra i più noti della satira italiana, ha spento le candeline circondato dagli affetti e dai messaggi degli amici e dei lettori, senza rinunciare al tratto che lo ha reso celebre. Stamani è intervenuto in diretta a ‘Buongiorno Siena’.

I 90 anni e il tempo che corre

L’età è un dato anagrafico, certo, ma anche uno sguardo sul tempo. Giannelli lo dice con leggerezza e lucidità: sentirsi “ex giovane” non impedisce di restare giovane dentro, soprattutto se a tenerlo in moto è il lavoro che ama.

«L’età anagrafica purtroppo non può dire bugie. Il tempo è andato di fretta: ricordo cose come fossero ieri, e invece sono passati tanti anni. Cerco di mantenermi in vita disegnando, che è la mia passione. Questo mi fa sempre sentire giovane, anche se ovviamente sono un ex giovane».

Satira che punge (altrimenti non è satira)

Alla festa di compleanno si affianca il lavoro: una vignetta con Donald Trump “Tarzan” nella giungla dei dazi, tra leader e percentuali che oscillano. Il bersaglio preferito resta la politica. Ma c’è una vignetta che Giannelli non rifarebbe?

“Per la verità ce ne sono tante, ma non perchè abbiano creato dei problemi. Se la vignetta non crea dei problemi, tante volte vuol dire che è mal riuscita. Qualche problema lo deve sempre creare, sennò che satira è?”

Il presente, però, mette alla prova anche l’ironia. Giannelli ha visto la guerra da bambino e non pensava di ritrovarsi, a questa età, a commentarne altre. Una riflessione amara che attraversa l’intervista.

“Sono del ’36, uno dei pochi che ha vissuto la guerra da bambino e so quel che vuol dire. Credevo che gli uomini fossero rinsaviti, invece non è servito a niente. La guerra di oggi sarebbe anche più dura e più tragica”.

Il Palio e il drappellone “doppio”

Nella sua carriera c’è anche il drappellone del Palio. All’inizio l’idea lo lasciava perplesso: un caricaturista alle prese con un dipinto solenne. La soluzione è stata trasformare il fondo in un tessuto di volti: un mosaico di emozioni che, da lontano, sembra stoffa.

“Non sono un pittore, sono un disegnatore e soprattutto caricaturista. Il mio genere si addiceva poco al drappellone, che ipone un altro tipo di pittura. Ho risolto facendo un fondo nel mio stile: tante teste delle persone che stanno guardando il Palio, ognuna con un’espressione diversa. Da lontano può sembrare un tessuto”.

Su quel drappellone circola una storia che lui stesso chiarisce sorridendo. Le “due versioni” esistono, ma la spiegazione è tecnica: prima una prova su seta a grandezza naturale, approvata; poi il rifacimento, identico nell’impianto ma con toni più decisi in alto, dove la Madonna e il profilo di Siena risultavano troppo chiari e si vedevano poco.

“Decisi di rifarlo tale e quale, aumentando la tonalità del disegno soprattutto nella parte superiore. La prima prova non l’ho buttata: l’ho incorniciata e tengo tutto a casa, dove ho tante cose del Drago”.

Il legame con la Contrada del Drago è affettivo e concreto: il drappellone è custodito nel museo della Contrada, proprio accanto alla casa, in Piazza della Posta, dove Giannelli è nato, all’epoca quando si partoriva in casa, . Tra i ricordi, anche una bandiera del 1878, dipinta a mano, ricevuta quando gli fu assegnato il Mangia d’Oro. Era conservata a Firenze nelle seterie del marchese Pucci

Rifarebbe un altro drappellone? La risposta è netta, con una chiosa da vero contradaiolo.

“No, il Palio è unico. Poi l’ha vinto il Drago… non ritenterei per farlo vincere magari a un’altra contrada”.



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