Un classico che torna a parlare con forza al presente, tra verità, ipocrisia e relazioni umane. È Il misantropo di Molière, protagonista della rubrica “Su il Sipario” all’interno di Sette Giorni, in collaborazione con i Teatri di Siena, che porta il pubblico dietro le quinte del Teatro dei Rinnovati.
Abbiamo incontrato i protagonisti dello spettacolo, Fausto Cabra, interprete di Alceste, e Bea Barret, giovane Célimène, per entrare nel cuore di un’opera che, a distanza di secoli, continua a interrogare il nostro tempo. “È uno spettacolo ardito – spiega Cabra – perché prova a riportare in scena Molière così come era stato pensato: in versi, con una struttura linguistica precisa. La sfida è proprio questa: trovare la modernità non nelle forme, ma nella sostanza”. Ed è proprio nella sostanza che il testo rivela tutta la sua attualità.
“Quello che colpisce – aggiunge – è il legame con il presente: Alceste denuncia l’ipocrisia della società, e questo riecheggia nelle menzogne esibite che vediamo oggi. È come se qualcuno dicesse ‘il cielo è viola’ e nessuno potesse contraddirlo. È un segno di potere”.
Una riflessione che attraversa il nostro tempo e che si traduce nel sentimento del protagonista: “C’è questa sensazione di essere fuori posto, nel tempo sbagliato. E nasce la tentazione di fuggire, di isolarsi per preservare la propria integrità morale” Un personaggio, quello di Alceste, profondamente umano e contraddittorio: “Accusa l’ipocrisia del mondo – continua Cabra – ma poi si scontra con la propria incoerenza. Perché si innamora proprio di ciò che critica. È lì il cuore del personaggio: tra razionalità e sentimento, tra etica e amore”.
Accanto a lui, Célimène, interpretata da Bea Barret, incarna una figura altrettanto complessa e sorprendentemente moderna. “È un personaggio attualissimo – racconta –. È una ragazza di vent’anni che si trova in una relazione che può darle tanto ma anche toglierle tanto. Alceste rappresenta valori forti, ma allo stesso tempo la chiude in una gabbia”. Il tratto distintivo del personaggio è la libertà: “Essere sé stessi è un atto di coraggio. Célimène lo fa fino in fondo. È una forma di autodeterminazione molto moderna, soprattutto per una donna”.
Nel rapporto tra i due protagonisti emerge un equilibrio fragile, fatto di tensioni e resistenze: “Lui pretende, lei resiste – spiega Barret –. Alceste non scende a compromessi, mentre Célimène cerca una via di mezzo. Resiste perché ama, ma non rinuncia a sé stessa”. Un conflitto che rende il testo vivo e vicino al presente, nonostante la distanza temporale: “All’inizio il testo spaventa – racconta l’attrice – ma poi scopri che parla esattamente di noi, delle nostre relazioni, delle nostre difficoltà”.
E proprio questo è il punto di forza dello spettacolo: “È uno spettacolo anche molto divertente – conclude – ma richiede ascolto. Ogni personaggio ha qualcosa da insegnare, ognuno compie un percorso”.
Un viaggio teatrale che, tra parola, emozione e riflessione, invita il pubblico a confrontarsi con una domanda ancora aperta: come si può essere sinceri in un mondo che vive di convenzioni?
Il misantropo è in scena al Teatro dei Rinnovati fino a domani, 29 marzo.