È lunedì mattina e il Sarrocchi riapre le sue porte dopo un weekend segnato da tensioni, polemiche e un carico emotivo che si respira ancora nell’aria. L’inizio della settimana coincide con il ritorno in classe, ma l’atmosfera tra studenti e docenti è diversa dal solito: si percepisce il peso di ciò che è accaduto, la necessità di trovare parole giuste e la difficoltà di lasciarsi alle spalle una ferita ancora aperta. E inevitabilmente fuori dai cancelli, c’è chi preferisce la prudenza alle dichiarazioni. Il caso “Lista stupri” – la vicenda che ha portato la scuola sotto i riflettori dei media nazionali – continua a lasciare strascichi di inquietudine e discussione, tra silenzi e poche parole misurate.
Dopo la denuncia formale presentata dalla dirigente Cecilia Martinelli alle autorità competenti, i vertici dell’Ufficio scolastico regionale sono scesi in campo. Gli ispettori erano attesi stamani nell’istituto per le prime verifiche, mentre domani il direttore generale Luciano Tagliaferri incontrerà rappresentanti d’istituto e di classe: un gesto, spiegano dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, per “testimoniare la vicinanza e il sostegno in questa situazione delicata”.
All’esterno del Sarrocchi, tra docenti e studenti, prevale la cautela. “Non ho visto nessuno degli ispettori né sono stata informata ufficialmente” confida una professoressa. “A volte sembra che i giornalisti ne sappiano più di noi”. I docenti, in questa fase, scelgono di non esporsi pubblicamente: “Non è per minimizzare o nascondersi”, precisa un’altra insegnante, “ma non abbiamo ancora svolto il Collegio dei docenti e ci sono procedure e ruoli da rispettare. Ciò che è accaduto ha una gravità estrema e merita la massima attenzione: non si può chiudere tutto in fretta”.
I professori parlano a microfoni spenti ed è evidente sia l’imbarazzo sia la rabbia per quanto è avvenuto: “Non c’è un clima di terrore o paura, né volontà di evitare i giornali”, sottolinea una docente. “Tutti siamo consapevoli della gravità di ciò che è successo e non c’è spazio per chi minimizza. Però questa è una fase delicata ed è giusto che parli ufficialmente chi ne è incaricato”.
Particolarmente dure le reazioni di chi fa un parallelo con altri episodi e ‘liste’ del passato: “Ho letto che questa sarebbe solo la versione attuale della ‘lista delle ragazze bone’ di decenni fa. Non è così, e minimizzare con queste narrazioni è profondamente sbagliato. La parola ‘stupro’ ha un significato preciso. Ridurla a una bravata è offensivo e pericoloso”.
Domani, 20 gennaio, le scuole italiane celebreranno la “Giornata del rispetto”, occasione che quest’anno cade su una ferita ancora aperta per il Sarrocchi. Un appuntamento dal forte valore civile, istituito nell’ambito delle politiche nazionali contro bullismo e cyberbullismo e legato alla memoria di Willy Monteiro Duarte. Sarà l’occasione per riflettere, e la scuola senese si prepara a farlo con rinnovato impegno: “Ci sarà modo di parlarne, di riflettere e di condannare ciò che è accaduto. Sicuramente non finisce qui. Credo che questo fatto dimostri come l’educazione affettiva non possa più essere lasciata solo alle famiglie, anche la scuola ha un ruolo fondamentale” afferma la prof.
Alla campanella delle 13.20, il piazzale del Sarrocchi si svuota rapidamente tra corse verso casa e abbracci ai nonni con le auto in attesa sui marciapiedi. Pochi gli studenti che si fermano a parlare. Una quindicenne si sfoga: “Mi ha fatto davvero schifo quello che è successo. Non è una semplice bravata: scrivere ‘lista stupri’ è violenza, fa paura. Ci fa sentire bersagli, prede non solo a scuola, ma in qualsiasi momento della giornata”.
Un coetaneo, in imbarazzo, aggiunge: “Chi ha fatto questa cosa ha sbagliato e deve rispondere delle sue azioni. Anche la diffusione della foto è stata un’ulteriore violenza. Spero solo che questa storia finisca presto e serva da lezione per tutti”.
Sul piazzale ormai vuoto resta una riflessione sulla bocca di un giovane che cammina verso la fermata dell’autobus con lo zaino pieno di libri in spalla: “La nostra è una scuola seria, non merita questa pubblicità negativa. Spero che si rifletta all’interno dell’Istituto e chi ha commesso questa stronzata comprenda la gravità di quanto accaduto. Che gli serva da lezione per la vita”.
Il Sarrocchi, con la preside Cecilia Martinelli, farà tutti i passi necessari per arrivare in fondo alla vicenda, ma l’Istituto vuole voltare pagina, senza dimenticare. Domani, nella Giornata del Rispetto, sarà il tempo dell’ascolto e della consapevolezza. La scuola che non vuole essere solo un caso di cronaca, ma un luogo dove la dignità e la sicurezza tornino ad essere la regola, non l’eccezione.