“Mai con gli oppressori”. Questo lo slogan, netto e inequivocabile, che ha fatto da filo conduttore alla manifestazione andata in scena questa sera in Piazza Salimbeni. Un presidio d’allerta per la pace e la giustizia, promosso dalla vasta rete delle associazioni senesi, ha visto la partecipazione di circa 150 persone, tra cui moltissimi giovani. Il raduno, animato da slogan come “Per la democrazia”, “Per il diritto internazionale”, “Stop al genocidio”, “No a Trump”, “Per l’autodeterminazione”, ha voluto accendere un riflettore sulle minacce che, secondo gli organizzatori, incombono oggi sui valori fondamentali della convivenza civile: la pace, la libertà, la giustizia e il rispetto dei popoli. Un fil rouge che ha legato idealmente Iran, Venezuela, Palestina, Stati Uniti, Italia e molti altri scenari planetari, raccontando una preoccupazione che parte dal locale ma si allarga a una dimensione globale.
Un mosaico di associazioni
La composizione eterogenea del presidio parla da sé. In piazza si sono dati appuntamento realtà di diversa estrazione, unite dal comune impegno per i diritti e la pace: dalla Cgil a Libera, dall’Arci all’Anpi, dalla Rete senese contro il riarmo al Comitato Siena 2, da AllertaMedia a Nudm, passando per il Centro culturale delle donne Mara Meoni, Arcigay – Movimento pansessuale, Spazio Livi, VersoLab, Left, Cdc, Punto8, Auser, Sunia, Archivio Udi, Forum per la pace della Valdelsa, Comitato marcia del bollore e Serpe Regolo. Un panorama associativo ricco, a testimonianza della pluralità di voci che hanno deciso di scendere in strada per farsi sentire. Non sono mancati i rappresentanti delle istituzioni locali. Presenti i quattro consiglieri comunali del Pd insieme alla segretaria comunale Rossana Salluce e all’ex consigliera regionale Anna Paris. Una presenza che ha voluto sottolineare come il tema della difesa dei diritti e della pace non sia solo prerogativa dei movimenti, ma interpelli anche la politica locale.
Le ragioni della protesta
A ispirare la mobilitazione è, in primo luogo, la crescita delle tensioni geopolitiche e il senso di smarrimento di fronte a una comunità internazionale che, agli occhi degli organizzatori, sembra oggi incapace di svolgere un ruolo attivo in difesa della pace e dei diritti. La denuncia è chiara: la perdita di peso degli organismi internazionali, l’adozione di logiche di forza a discapito del diritto, una politica estera italiana giudicata subalterna e poco incisiva, l’avallo della repressione e delle violenze in diversi scenari mondiali. Nel mirino finiscono la situazione in Palestina, il clima di repressione in Iran, l’attacco al Venezuela e la gestione delle crisi internazionali da parte degli Stati Uniti, con riferimenti espliciti alle scelte dell’amministrazione Trump in tema di sovranità e rapporti internazionali. Sullo sfondo, la preoccupazione per la riduzione degli spazi democratici anche in Italia, dove – è stato ricordato – 37 persone sono state denunciate per aver manifestato pacificamente.
Le voci dal presidio
A prendere la parola per prima è stata Alice D’Ercole, segretaria provinciale della Cgil, che ha illustrato il senso profondo della manifestazione: “Oggi siamo qui per affermare la nostra presenza in difesa della libertà, della democrazia e del diritto internazionale. Stiamo assistendo alla cancellazione dei confini del diritto, dove la legge del più forte ha sostituito qualsiasi organismo multilaterale di pace. Questo sta portando, piano piano, il mondo verso una guerra mondiale. Dopo l’attacco a uno Stato sovrano come il Venezuela e il rapimento del suo presidente, si stanno verificando minacce contro l’intero Sudamerica. Allo stesso tempo, assistiamo a tentativi, come quello di Trump di voler acquisire la Groenlandia, al solo scopo di controllare l’Artico”. D’Ercole ha evidenziato che “ci sono rivolte per la libertà, la dignità e la giustizia in molti paesi del mondo. Siamo qui anche per sostenere il popolo iraniano: 17.000 persone sono morte gridando all’umanità. La stessa disumanità continua a perpetrarsi anche in Palestina, dove solo poche ore fa è stato distrutto il presidio dell’Onu che ospitava i rifugiati”. Sotto la statua di Sallustio Bandini, la segretaria Cgil ha gridato che anche in Italia c’è “clima di repressione. L’idea di libertà qui non corrisponde a quella contenuta nella Costituzione. Noi siamo qui in difesa della Costituzione, del diritto internazionale, dei valori della libertà, e del diritto di ogni cittadino e cittadina di manifestare il proprio pensiero”.
Anna Ferretti, capogruppo Pd in Consiglio comunale, ha sottolineato la scelta di campo: “Siamo in piazza per dire sì alla pace, sì con gli oppressi e mai con gli oppressori. Noi vogliamo la pace, dobbiamo lavorare per questo: una pace disarmata e disarmante, come ha detto Papa Leone. Su questo credo che debba impegnarsi ognuno di noi”. Ferretti ha poi aperto una riflessione sul ruolo delle istituzioni: “Il problema è che spesso portiamo delle mozioni in Consiglio comunale, ma regolarmente ci vengono bocciate. Nessuno ne dà notizia, quindi a volte sembra che parlare in consiglio comunale sia quasi un esercizio fine a sé stesso. Vediamo se porteremo qualcosa; ancora non abbiamo deciso, sarà una decisione da prendere tutti insieme come gruppo e come partito. Quello che è certo è che io stasera sono qui, e anche altri consiglieri saranno presenti perché crediamo nella pace e vogliamo impegnarci concretamente per essa, sia dentro che fuori dal consiglio comunale. Anzi, credo che fuori dal consiglio sia ancora più importante, ancora più significativo dimostrare che, anche nel freddo e nella notte, nulla ci ferma, e che siamo sempre pronti a manifestare ogni volta che se ne presenta l’occasione”.
A chiudere il cerchio degli interventi, Silvia Folchi, presidente dell’Anpi provinciale di Siena e membro della Segreteria nazionale, che ha inquadrato la mobilitazione in una prospettiva più ampia: “Purtroppo sono sempre più frequenti gli attacchi in tutto il mondo. Noi restiamo fermamente convinti che le organizzazioni internazionali debbano fare la loro parte: l’Unione Europea, l’Onu, il Governo italiano e tutti i governi democratici. Se questo non avviene, è necessario che siano le piazze a far sentire la propria voce, che dalle piazze parta un chiaro avvertimento: noi siamo ancora dalla parte della democrazia, della Costituzione, della pace e della risoluzione pacifica e politica dei conflitti. Questa è una manifestazione unitaria di tantissime realtà. Significa – ha concluso Folchi – essere riusciti a costruire un percorso unitario, cercando di fare leva su ciò che ci unisce e mettendo da parte ciò che inevitabilmente ci divide. Significa anche che in futuro queste piazze saranno ancora più vive e partecipate, ovunque in Italia, perché siamo di fronte a continui attacchi ai valori democratici, sia nel mondo sia nel nostro stesso Paese”.
Uno sguardo al futuro
Non c’è dubbio che la manifestazione di questa sera abbia richiamato in piazza una partecipazione trasversale e intergenerazionale. In un momento storico segnato dall’incertezza e dall’instabilità, la voce che si è alzata dal centro storico di Siena si è fatta sentire forte, chiedendo attenzione, responsabilità e un impegno concreto – dalle istituzioni locali fino agli organismi internazionali – in difesa della pace, dei diritti e delle libertà fondamentali. Una piazza che non ci sta a restare in silenzio. E che, come promettono gli organizzatori, non smetterà di alzare la voce.