Una giornata in ospedale, due pile nello stomaco e un risveglio tutt’altro che sereno: così è andata avanti la vicenda giudiziaria nell’aula del Tribunale di Siena, davanti al giudice Alessandro Maria Solivetti Flacchi. Protagonista un giovane classe 2000, nato a Poggibonsi da genitori tunisini, attualmente detenuto nella Casa circondariale di Siena per altra causa e oggi chiamato a rispondere di resistenza a pubblico ufficiale.
I fatti risalgono al gennaio 2024, quando il ragazzo, già ospite a Santo Spirito, aveva incredibilmente ingerito due pile. Una mossa rischiosa che ha richiesto il trasporto d’urgenza all’ospedale Le Scotte, dove i medici sono intervenuti con una lavanda gastrica estraendo i due corpi estranei. Ma l’emergenza sanitaria si è trasformata presto in emergenza di ordine pubblico. Al risveglio dall’anestesia, convinto che le pile gli fossero state estratte tramite colonscopia e non dalla bocca, il giovane ha dato in escandescenza: urla, minacce e insulti contro medici e agenti di polizia penitenziaria, fino a costringere questi ultimi a mettere le manette al paziente e richiedere il supporto di una scorta.
In aula sono state ascoltate le testimonianze degli agenti coinvolti: “Il paziente era molto agitato subito dopo l’intervento – ha raccontato il primo teste – pensava che le pile fossero state tolte dall’ano. Ha minacciato di tagliarmi la faccia e ha iniziato a colpire i macchinari con una bottiglietta. Ho dovuto togliergliela e decidere di mettergli le manette”. Il secondo agente ha aggiunto particolari inquietanti: “Ha insultato il medico chiamandolo ‘pezzo di m…’ e ha minacciato di uccidere mio figlio, di andare a letto con mia moglie. Poi ancora minacce fino a dirmi che mi avrebbe tagliato la faccia. Solo con l’intervento della scorta siamo riusciti a gestire la situazione”.
La ricostruzione degli agenti conferma uno stato di forte agitazione e una serie di frasi volgari e minacciose. Il giovane, difeso dall’avvocato Manfredi Biotti, era presente in aula, scortato dalla polizia penitenziaria. In rappresentanza della pubblica accusa la vice procuratrice onoraria Maria Sebaste che ha posto una serie di domande per inquadrare meglio tutta la vicenda.
Il giudice ha rinviato la discussione e la sentenza all’8 aprile. Nel frattempo, l’episodio rilancia il tema – sempre attuale – della gestione delle emergenze sanitarie e di sicurezza all’interno degli ospedali, soprattutto in presenza di pazienti provenienti dal circuito penitenziario. Un episodio che lascia il segno, tra rischio per la vita e minacce a chi – tra camici bianchi e divise – si trova ogni giorno a gestire le emergenze più imprevedibili.