Siena: "Io prof e mister. Non vinco o perdo mai e vi spiego il perché”. Lorenzo Vivarelli si racconta

“Un calcio alla bellezza. Il mister e la scoperta del talento” è il titolo dell’evento che ha visto protagonista, ieri sera a Siena, l’allenatore Under 13 dell’ACF Fiorentina

Di Redazione | 30 Gennaio 2026 alle 20:30

Siena: "Io prof e mister. Non vinco o perdo mai e vi spiego il perché”. Lorenzo Vivarelli si racconta

Questa è la storia di un viaggio nella cultura e nel fascino del calcio. Un viaggio vissuto attraverso il racconto di una vita: quella di un professore prestato al rettangolo verde o, forse meglio, di un mister che, affascinato dalla storia dell’arte, sveste i panni sportivi per indossare quelli accademici.

Benvenuti nel mondo di Lorenzo Vivarelli: “al mattino insegno all’Accademia di Belle Arti di Firenze mentre il pomeriggio alleno”. Lui sintetizza cosi come se fosse la cosa più logica del mondo introducendo la sua riflessione sul tema: “Un calcio alla bellezza. Il mister e la scoperta del talento”.

Siamo a Siena, è un freddo giovedì sera e tanti allenatori di bambini e ragazzi di società dilettantistiche della città del Palio e della sua provincia, affiliate e non della società gigliata, si sono ritrovati per l’evento organizzato dalla società G.S. San Miniato ASD presso la “Sala Spazio Giovani” di piazza Palmiro Togliatti per ascoltare l’allenatore Under 13 dell’ACF Fiorentina.

L’obiettivo della serata per la società ospitante era quello di stimolare le varie realtà coinvolte attraverso il “viaggio” con Lorenzo, in spunti, confronti, scambi di opinioni e soprattutto verso una crescita collettiva e condivisa sulla grande passione che accomuna: il calcio!

Il suo passato è lui stesso a sottolinearlo: “Origini livornesi, sono una persona semplice: pensate condivido la mia vita con la stessa donna da tantissimi anni”. Sorride e poi il riferimento al pallone: “Ho giocato a calcio da bambino e ragazzo poi ho iniziato a fare da vice ad un mio vecchio allenatore da cui ho imparato molto. Tanti anni in panchina con i giovani tra Pro Livorno Sorgenti, Centro Storico Lebowski e ASD Sangiovannese”. Non risparmia anche le cadute: “Dopo l’esonero di Scandicci è arrivato il Fucecchio e, a seguire, il Pisa prima esperienza nei professionisti che ha preceduto la Fiorentina”.

Come un calcio di inizio. Non c’è il fischio dell’arbitro ma una frase che vale la migliore sintesi dell’intero match.

So spiegare la storia dell’arte e fare calcio: quello che vi dirò nasce da una riflessione su questo”.

Sul maxischermo appaiono opere d’arte di indimenticati artisti mentre il relatore spiega che “la bellezza non è un criterio oggettivo perché davanti ad un quadro ogni persona esprime un’emozione diversa. Nessun modello di bellezza può esprimere un concetto universale di gusto”.

Le parole scorrono e il professore lascia il posto all’allenatore quando Vivarelli puntualizza: “L’arte è bellezza associata al gusto. Il calcio è bellezza che dovrebbe essere associata alla funzionalità dunque alla vittoria”.

Un parallelismo che interroga mentre nasce spontanea la domanda che sarà filo conduttore dell’intera serata: “Cos’è oggettivamente bello nel calcio? Qual è la cosa che ricordiamo di una partita storica che ha segnato un’epoca?”.

La risposta è in una parola semplice, quasi ovvia: l’emozione che ci da o che ci ha dato. L’importanza dell’elemento emotivo non è cambiata mai anche se il calcio è variato negli anni come è radicalmente evoluto il modo di raccontarlo e di percepirlo (con la globalizzazione e la diffusione di contenuti e conoscenze attraverso soprattutto il web).

Allora come si è mister? Come è giusto allenare i più piccoli considerando che qualcuno di loro, forse, diverrà calciatore ma tutti sicuramente saranno uomini? Vivarelli non ha dubbi: “Mai imporre il proprio modello di bellezza. E’ più giusto farsi portare naturalmente dalla squadra. In campo, ogni atleta pensa. Lo fa sempre. Si deve lavorare su come pensa e in quanto tempo perché è fondamentale la velocità della scelta. Dunque fate scegliere i vostri ragazzi: fateli giocare e prendere decisioni”.

E’ come se nel parlare, in questo istante, il relatore sia, insieme, prof e mister: “Chiedete ai vostri giocatori cosa vogliono. Rendeteli autonomi e date loro strumenti affinché siano indipendenti nello stabilire ciò che sia giusto per loro”.

Ma si sa il calcio è gioco di squadra e questo è un fattore che non si può dimenticare. “I ragazzi hanno bisogno di obiettivi: fissate con loro obiettivi di gruppo e personali ed apprezzate e rimarcate ogni miglioramento. Anche se commettono errori trovate la particolarità in ognuno di loro: non serve mortificare la persona ma evidenziare e correggere l’errore. Basterà. Trasmettete a loro la vostra passione per il calcio senza imporla: ne hanno tremendamente bisogno e ne ha tremendamente bisogno il calcio di oggi che deve confrontarsi con le tante possibilità e le molte distrazioni per i ragazzi di oggi (es. videogiochi, cellulari e tecnologia) che diventano quindi “l’avversario” da superare attraverso il coinvolgimento e la passione stessa dei ragazzi per quel gioco fatto con un pallone.

Ma non è tutto. L’esame non tralascia la sfera familiare e personale: “Un mister conosce i propri giocatori ma non è loro amico, non deve risolvere i problemi extracampo”. Poi, sulla relazione con i genitori e il gruppo: “Deve curare professionalmente il rapporto con i genitori gestendo le critiche dell’ambiente che ci saranno sempre. Questo significa saper spiegare anche le proprie decisioni mettendosi in discussione senza dimenticare di saper mettere in discussione il proprio credo. Un mister deve raccontare le sue emozioni alla squadra e palesare le sue difficoltà”.

Concetti che potrebbero essere modellati su ogni sport e diffusi nelle scuole: sarebbero utili anche ai genitori che, purtroppo, non hanno manuali e si confrontano con un mondo che cambia a velocità vertiginosa e che richiede l’adattamento, più rapido possibile, dei modelli educativi.

Vivarelli lo sa bene ma stupisce tutti quando si affida ad una conclusione inaspettata quanto sentita. Qualcosa che a poco a che fare con la razionalità. E’ affidata alla memoria, al ricordo di chi non c’è più e all’importanza delle persone che si amano: “Mio padre, purtroppo, l’ho perso. Mia madre è presente nella mia vita: dopo le partite, mi chiama sempre per chiedermi se ho vinto o perso. Sorrido e le dico, semplicemente, che io non vinco o perdo mai perché in campo ci vanno i ragazzi: sono loro i protagonisti”.

L’iniziativa organizzata da G.S. San Miniato ASD e’ stata realizzata grazie alla collaborazione con “Progetto Affiliate ACF Fiorentina”. Si e’ rivelata occasione ricca di spunti, confronti e scambi di opinioni e soprattutto di crescita collettiva e condivisione di idee sul calcio grande passione condivisa dai presenti.

Una menzione e un ringraziamento particolare alle società partecipanti:
* Unione Polisportiva Poggibonsese (Società Affiliata ACF)
* ASD Policras Sovicille
* SSD V. Mazzola Siena
* US Marciano Robur ASD (Società Affiliata ACF)
* ASD Asta Taverne
* G.S. Alberino ASD
* ASD Valdorcia (Società Affiliata ACF)
* ASD Virtus Maremma (Società Affiliata ACF)
* ASD Monteroni d’Arbia

Si ringrazia Mister Vincenzo Loria, Referente per l’Affiliazione ACF Fiorentina per la collaborazione



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