Il 2025 è andato in archivio come l’anno delle Regionali, una tornata cruciale che ha ridisegnato, almeno in parte, gli equilibri politici del Paese. Sei le Regioni chiamate al voto: Campania, Marche, Puglia, Toscana, Valle d’Aosta e Veneto. Il bilancio finale parla di tre vittorie del centrosinistra, due del centrodestra, mentre la Valle d’Aosta resta saldamente nelle mani degli autonomisti dell’Union Valdôtaine.
Per Siena e la sua provincia, il dato politicamente più rilevante è senza dubbio quello toscano. Eugenio Giani è stato riconfermato alla guida della Regione con una coalizione di Campo largo progressista che, per la prima volta in Toscana, ha tenuto insieme Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, AVS e Italia Viva. Un’alleanza ampia, capace di presentarsi come forza di governo credibile e responsabile. Il risultato è stato netto: 53,9% contro il 40,9% dello sfidante di centrodestra Alessandro Tomasi, che nonostante la sua esperienza da Sindaco di Pistoia, non ha convinto centristi e persone meno allineate politicamente, attratte invece dal pragmatismo di Eugenio Giani. Ancora più marcato il distacco nella provincia di Siena, dove Giani ha sfiorato il 60%, lasciando Tomasi fermo al 36%.

Eppure, paradossalmente, proprio la vittoria ha aperto una stagione di frizioni interne al Partito Democratico. Il 2026 si inaugura con rapporti tutt’altro che distesi tra alcune segreterie locali, quella senese in testa, e il livello regionale, accusato di aver imposto scelte nella composizione della Giunta penalizzando una rappresentanza equilibrata dei territori. Un malcontento che cova sotto traccia e che rischia di pesare nel medio periodo.
Non naviga affatto in acque più tranquille il centrodestra senese, anzi. A Palazzo Pubblico, dopo quasi tre mesi di stallo seguiti all’elezione di Enrico Tucci in Consiglio regionale e alle sue dimissioni da assessore, il sindaco Nicoletta Fabio ha optato per un rimpasto anomalo: nessun nuovo assessore nominato, ma deleghe chiave redistribuite tra sé e il vicesindaco Michele Capitani. Una scelta che molti leggono come il primo, esplicito segnale di una corsa lanciata verso il 2028, con “Capitani Sindaco 2028”, nonostante Fabio sia solo al primo mandato.
Non passa inosservato nemmeno il riassetto politico interno alla maggioranza: la sottrazione della delega al commercio a Vanna Giunti (Sena Civitas) a favore del forzista Lorenzo Lorè racconta di equilibri delicati e di un clima tutt’altro che sereno.

Il 2026, dunque, parte con qualche scossa di assestamento su entrambi i fronti. Non è un anno carico di grandi appuntamenti elettorali, ma non sarà affatto neutro. A marzo si voterà per il referendum confermativo sulla separazione delle carriere dei magistrati, un passaggio nazionale che, giorno dopo giorno, assume sempre più un valore politico. In provincia, urne aperte in tre comuni: Chiusi, Monticiano e Trequanda. Due amministrazioni di centrosinistra (Chiusi e Trequanda) e una di centrodestra (Monticiano): non sfide epocali, ma veri e propri test-sentinella per misurare umori e tendenze nei territori.
Tutto questo con lo sguardo già rivolto al 2027, quando scadrà la legislatura e l’Italia tornerà alle urne per rinnovare il Parlamento. Il 2026 sarà quindi l’ultimo anno “pieno” per il Governo Meloni, chiamato a capitalizzare consenso e risultati.
E anche a Siena, dove la politica sembra rallentare, la partita è in realtà già cominciata per il 2028.