Comprare frutta e verdura fresca è diventato un lusso proibitivo per migliaia di famiglie senesi, costrette quotidianamente a fare i conti con un carovita insostenibile che intacca direttamente il diritto a un’alimentazione sana e dignitosa. I dati dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori tracciano un quadro drammatico per il territorio: Siena si piazza al terzo posto tra le province toscane più care, con una stangata media stimata di 730 euro all’anno per nucleo familiare, superata solo da Firenze e Lucca.
Nell’ultimo anno, i prezzi dell’ortofrutta sono schizzati verso l’alto di ben dodici punti percentuali, seguiti a ruota da carne e uova, con il caso emblematico dei pomodorini il cui costo è aumentato di oltre il 50%. A pesare sul territorio senese sono in modo particolare la riduzione della filiera corta e l’impennata dei costi dell’energia agricola e della logistica.
Crisi climatica e trasporti: le cause dell’impennata
Questa spirale di rincari non è frutto del caso. Da un lato pesa la dipendenza da un sistema di trasporto merci quasi interamente su gomma, schiacciato dai continui aumenti dei carburanti; dall’altro soffrono le campagne del nostro territorio, colpite dalle ondate di calore anomale e da una cronica carenza d’acqua che sta riducendo al minimo le rese agricole e mettendo in ginocchio i produttori locali.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti sui banchi dei mercati e negli scaffali dei supermercati del territorio toscano e senese: prodotti spesso visibilmente danneggiati dal sole o di qualità inferiore, quando non del tutto introvabili a causa dei raccolti distrutti dalla crisi climatica.
Rinunce e tagli: come cambiano le abitudini delle famiglie
A fronte di questa deriva, la risposta delle famiglie è fatta di tagli dolorosi e rinunce forzate. Oltre il 16% dei nuclei familiari ha già ridotto l’acquisto di generi di prima necessità come carne e pesce, ripiegando su tagli di minor valore o rifugiandosi nei discount per far quadrare i conti. Le stime dell’Istat sull’apparente tenuta della spesa nascondono una realtà ben più amara: le famiglie spendono lo stesso ammontare di risorse ma portano a casa molto meno, perché il valore reale degli acquisti è letteralmente divorato dall’inflazione e dai rincari del comparto alimentare, che viaggiano a velocità tripla rispetto ai redditi.
L’appello di Federconsumatori: “Serve un’azione immediata”
Federconsumatori Toscana, con la presidente Laura Grandi, denuncia con forza “la distrazione della politica, sia a livello nazionale che regionale, di fronte a quella che è ormai una vera e propria emergenza sociale ed economica. È tempo che le istituzioni smettano di rincorrere dibattiti secondari e tornino a occuparsi delle priorità reali delle persone”.
Per sostenere le famiglie del territorio e contrastare l’emergenza, Federconsumatori chiede interventi immediati e incisivi:
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Taglio delle accise sui carburanti e rideterminazione dell’IVA sui beni di prima necessità (misura che da sola garantirebbe un sollievo economico di oltre 600 euro all’anno a famiglia).
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Fondo straordinario di contrasto alla povertà energetica e alimentare.
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Controlli serrati sulla filiera per punire severamente ogni forma di speculazione e una vera riforma fiscale progressiva.
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Tassazione sui super-profitti dei colossi energetici e finanziari, destinando le risorse al rilancio del territorio e alla modernizzazione delle infrastrutture idriche toscane e senesi.
“Solo mettendo in sicurezza le reti d’acqua e sostenendo la transizione ecologica dell’agricoltura locale” conclude la nota di Federconsumatori “sarà possibile mettere al riparo il patrimonio produttivo della nostra terra e contenere gli shock sui prezzi nel lungo periodo”.
La classifica della stangata media annua in Toscana:
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Firenze – 778 € / anno
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Lucca – 740 € / anno
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Siena – 730 € / anno (3ª provincia più cara per rincari su alimenti ed energia agricola)
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Pisa – 710 € / anno
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Livorno – 700 € / anno
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Arezzo – 700 € / anno
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Prato – 690 € / anno
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Massa-Carrara – 680 € / anno
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Pistoia – 670 € / anno
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Grosseto – 670 € / anno